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Attività di spionaggio russo in USA della Linea ER dell’FSB

A New York, il 26 gennaio 2015, la Divisione Controspionaggio dell’FBI ha smascherato l’attività di tre Agenti russi di cui due (Igor Sporyshev e Victor Podobnyy) con copertura tradizionale diplomatica presso le Nazioni Unite ed il terzo (Evgeny Buryakov, alias “Zhenya”, attore principale), con copertura presso la nota banca statale russa per il commercio con l’estero Vnesheconombank (VEB), filiale di N.Y. (in Italia è presente a Milano). Il modus operandi dei russi era quello di reclutare fonti in terra americana, anche studentesse universitarie per convincerle a seguire le orme della’ex 007 russa Anna Chapman, alias Anna “la Rossa”, espulsa dagli USA nel giugno del 2010.  L’FBI ha smantellato a New York una vera e propria rete di spionaggio, arrestando nel Bronx, Evgeny Buryakov  che aveva l’obiettivo di raccogliere e analizzare dati economici e informazioni sulle sanzioni USA alla Russia. “Zhenya” si proponeva come un banchiere ed infatti lavorava nella filiale di N.Y. della banca statale russa Vnesheconombank. Mentre in realtà svolgeva spionaggio per i servizi di intelligence russi, verosimilmente l’FSB, ai quali trasmetteva le informazioni raccolte in USA. Gli altri due complici sospettati di appartenere alla stessa rete, i succitati Sporyshev e Podobnyy, lavoravano per la Rappresentanza della Federazione Russa presso le Nazioni Unite, il primo come rappresentante commerciale, il secondo come impiegato. Sono riusciti a lasciare gli Stati Uniti protetti dall’immunità diplomatica. L’indagine del Bureau è iniziata proprio dopo lo smantellamento dell’altra rete di spionaggio russo di cui faceva parte Anna Chapman + 10 (l’undicesimo non è mai stato catturato) anch’essi fermati dall’FBI nel 2010. I nuovi tre personaggi finiti nel mirino degli investigatori, rivela l’Fbi, usavano in parte metodi dell’intelligence tradizionale, parlando in codice e scambiandosi messaggi nascosti in buste o giornali, Inoltre, hanno cercato di reclutare studentesse di una Università di New York non meglio indicata. Ad incastrarli sono state le loro intercettazioni telefoniche (modus operandi ben poco tradizionale) dove, tra l’altro, si lamentavano dei “compiti banali” assegnati loro e del mancato successo con le studentesse alle quali non riuscivano ad avvicinarsi abbastanza per sedurle e convincerle a lavorare alle dipendenze di Mosca. Tra le intercettazioni emergono frasi come: “ho molte idee su queste ragazze, ma non sono realizzabili perché loro non ti permettono di avvicinarti abbastanza”, dice Sporyshev. Il medesimo prosegue: “E per realizzarle, o me le porto a letto o devo usare altri livelli di influenza per far accettare le mie richieste”. L’FBI sostiene di aver raccolto attraverso un regolare mandato della Procura Federale le prove delle attività dei tre russi, grazie alle intercettazioni compiute anche all’interno di un ufficio a Manhattan utilizzato per trasmettere le informazioni raccolte alla Centrale di Mosca (e forse questo il maggiore successo della Divisione Controspionaggio dell’FBI). L’ordine della Centrale russa, sempre secondo l’FBI, era di acquisire informazioni sulle potenziali sanzioni degli Usa contro le banche russe, quelle varate dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia ed il suo ruolo a sostegno dei combattenti filorussi nell’est dell’Ucraina. Le tre spie dovevano anche acquisire informazioni a carattere intelligence sull’attività degli USA per sviluppare fonti energetiche alternative. A differenza del gruppo della Linea “N” (Illegali) di Anna Chapman, diventato un caso internazionale, queste spie svolgevano un ruolo più limitato, di cui discutevano come risulta dalle intercettazioni. Buryakov, in particolare, si lamentava che il lavoro non era affatto come in un film di James Bond. “Non ci si avvicina neanche! Non dico che dovrei saltare sugli elicotteri, ma almeno poter avere una falsa identità”, diceva all’atra spia Igor Sporyshev. Buryakov è ora rinchiuso in carcere dopo che gli è stata negata la libertà su cauzione. Se giudicato colpevole rischia almeno 10 anni di reclusione. “Le accuse mostrano chiaramente che, a quasi trenta’anni dalla fine della guerra fredda, le spie russe non hanno smesso di continuare a operare nel nostro Paese”, ha detto il procuratore Preet Bharara.

di Gavino Piras

Caso J.A. Sterling - USA Vs. IRAN

L’ex Agente Info-Operativo Jeffrey Alexander Sterling è nato a Cape Girandeau (Missouri) nel 1968, residente a O’Fallon Missouri, coniugato con Holly Sterling, laureato in Giurisprudenza all’Università di Whashington, entra nella Central Intelligence Agency il 14 maggio del 1993 ed è rimasto effettivo alla Compagnia sino al 2002. Durante la permanenza nella CIA è stato Inquadrato nella Divisione Info-Operativa per il Medio Oriente ed il Sud-Asia. Nel 1997 Sterling viene inviato in Iran per essere addestrato in tecniche HUMINT mirate alla proliferazione nucleare in quell’Area. Dopo un anno di “scolarizzazione”, come da Protocollo, viene trasferito con un incarico diplomatico in Germania presso il Consolato USA di Bonn, laddove resterà due anni in missione per identificare e gestire le potenziali Fonti di settore sempre attinenti il procurament in area medio orientale.  Due anni dopo, viene trasferito presso la Centrale Info-Operativa CIA di  New York e, dopo pochi mesi, Sterling viene posto come team leader di un’operazione per arruolare un ingegnere nucleare russo. Scopo dell’operazione era quello di infiltrare l’esperto atomista russo in Iran al fine di intossicare il programma nucleare di Teheran fornendogli schemi fisici-nucleari forvianti, pertanto l’operazione era di lunga portata temporale e sembrerebbe avere avuto un primo certo successo secondo le affermazioni dello stesso team leader Sterling. Successo, che non ha portato ad alcun beneficio (promozione?!) allo stesso Sterling che a suo dire sarebbe stato oggetto di mobbing da parte dei vertici della CIA perché afro-americano. Quest’ultimo aspetto, a parere del relatore, deve essere attentamente analizzato: personalmente non ho visto pochissimi afro-americani in forza alla CIA, contrariamente all’alto numero di “bianchi”, italo-americani compresi. Una differenza che invece non si nota nell’ambito dell’Intelligence francese: molte persone di colore ci lavorano ed hanno anche ruoli rilevanti. L’Agente Sterling termina il suo servizio presso la CIA già nel 2002. Successivamente prende contatto con un famoso giornalista del New York Times e premio Pulitzer: James Risen.  Verosimilmente, con Risen nasce un certo feeling da parte di Sterling, il quale sembrerebbe aver raccontato in parte dell’Operazione, da dove è scaturito un libro dello stesso giornalista Risen nel 2006 intitolato “State of War”. In un capitolo, Risen fa riferimento a un piano segreto della Cia finalizzato a sabotare il programma nucleare iraniano, dove l’Operazione viene descritta successivamente (dopo l’addio di Sterling) come gestita in modo sconsiderato e pasticciato tanto da poter porre gli iraniani in condizioni poter loro acquisire informazioni utili per lo sviluppo nucleare e porsi in condizioni di vantaggio informativo. La fonte di quella rivelazione emerge come interna alla CIA ed è una diretta conoscenza del giornalista. Ma il caso vuole (“nulla è per caso”,ndr) che nel 2007 ci furono altre simili ed attinenti rivelazioni su un altro giornale relative ai piani segreti della CIA contro l'Iran. Il noto reporter investigativo Seymour Hersh, in un'inchiesta pubblicata dalla rivista New Yorker, aveva descritto con dovizia di particolari le attività della Compagnia e della DIA (Defense intelligence Agency, i servizi del Pentagono). Lo scenario descritto da Hersh era piuttosto complesso e parlava di attività clandestine che gli Usa avrebbero avviato in Medio Oriente per isolare Teheran, compresi blitz militari in Iran e finanziamenti segreti a estremisti sunniti - con la complicità dell'Arabia Saudita - per contrastare l'influenza sciita dal Libano all'Iraq. Alle rivelazioni di Hersh c'era un'immediata e irritata reazione del Pentagono, che le aveva seccamente smentite. Secondo Hersh, la CIA avrebbe quantità enormi di denaro in Medio Oriente, con l'aiuto dei sauditi, per tagliar fuori Teheran. L'allora vicepresidente Dick Cheney e il principe saudita Bandarerano  i protagonisti dell'operazione. I soldi sarebbero finiti in tasche sbagliate, comprese quelle di sunniti in Libano vicini ad Al Qaeda! Le autorità americane riescono ad identificare ben presto la “talpa” in Sterling, aprendo contro di lui un procedimento giudiziario, presso la Corte Federale di  Alexandria (Virginia) laddove il procuratore federale che si occupa del caso era ed è Eric Olshan.  La lunga e durissima battaglia legale ha coinvolto naturalmente anche il giornalista James Risen, il quale si è sempre rifiutato di rivelare le proprie fonti, rappresentando che era pronto a servire il suo Paese anche in carcere (sembrerebbe conoscere meglio lui il Protocollo che Agenti ad es. italiani, ndr). Il processo di questo caso è iniziato solo il 14 gennaio 2015. La difesa di Sterling ha insistito sul fatto che l'informatore Reisen poteva essere un'altra persona. In qualità di uno dei testimoni, il 17 gennaio è stato chiamato l'ex ingegnere atomista dalla Russia, che ha partecipato ad attività di spionaggio con la CIA, sotto lo pseudonimo di Merlin (che è stato udito dalla Commisione del senato per l’Intelligence). Durante le tre fasi dell’interrogatorio, il russo ha rivelato alcuni dettagli di un'operazione segreta ed ha dichiarato che il libro del giornalista contiene una grande quantità di inesattezze. Durante il processo ha depositato anche l’ex Consigliere per la Sicurezza Condolleezza Rice, che ha partecipato di quanti fossero a conoscenza dell’operazione classificata come Top Secret: 90 funzionari tra appartenenti della CIA e della DIA. Infatti, alcuni di funzionari hanno depositato davanti al giudice e, protetti da un paravento declinando il proprio nome e l’iniziale del cognome, hanno fornito la loro versione con informazioni derivate anche da attività di intercettazioni. Dopo tre giorni di discussione il verdetto portato dalla giuria è che Sterling è, al momento, colpevole di divulgazioni di dati riservati. Si rappresenta che il procuratore federale lo accusa di aver violato ben 9 articoli tutti relativi al Segreto di Stato, minaccia alla sicurezza nazionale, Spionaggio ed affini.

Adesso Sterling, che è in stato di libertà e si è dichiarato innocente, rischia una pena di 23 anni di carcere: la sentenza è fissata per il 24 aprile 2015 e vede come Giudice Leoni M. Brinkema.  Nell’arringa conclusiva, il procuratore federale Eric Olshan ha dichiarato che: “L'imputato ha anteposto il proprio egoismo e la propria vendetta agli interessi del popolo americano”. Lo stesso Olshan ha poi aggiunto: “Per cosa? Odiava la Cia e voleva regolare i conti”. I procuratori lo hanno infatti descritto come un uomo rancoroso e frustrato per via di quella che riteneva una discriminazione di tipo razziale sul posto di lavoro (Sterling è un afroamericano).  Secondo gli avvocati di Sterling, invece, l'intero caso è basato sul sospetto: “Il governo ha dei grandi avvocati, ha una grande teoria e ha creato un grande caso. Ciò che manca sono le prove”, ha dichiarato Barry Pollack, avvocato difensore di Sterling.  Un’analisi conclusiva dobbiamo attendere il prossimo verdetto conclusivo, anche se in una prima fase sembrerebbe un caso mal gestito sin dall’inizio: ma era proprio necessario costringere Sterling a dimettersi dalla CIA? Spero solo che non trovi basamento di verità il mobbing razzista in seno alla Compagnia.

di Gavino Raoul PIRAS

CYBER-SPIONAGGIO: Russia Vs. + Stati

Un software dannoso ha infiltrato i sistemi informatici di decine di Ambasciate appartenenti a nazioni dell'ex blocco sovietico ha tutte le caratteristiche di uno stato-nazione” l’operazione di cyber-spionaggio, questo secondo i ricercatori della Symantec. Il malware è stato localizzato  la settimana scorsa ed individuato sono da 48 ore con target specifici nelle ambasciate dei paesi ex comunisti situati nell’area dell’estremo oriente ed i paesi baltici. Risulta attaccata anche la Giordania. Nel report pubblicato sul suo sito web di Symantec si è dichiarato che solo uno stato-nazione” può avere i fondi e risorse tecniche per creare un malware di tale complessità. Inoltre, il malware sembra essere progettato “per andare oltre le reti di governo pubbliche che non sono facili da trovare”, questo quanto dichiarato nella relazione di un anziano ricercatore della sicurezza  Vikram Thakur.

L'infiltrazione si verifica in due fasi. Nella prima fase, il computer è stato infettato da un programma di ricognizione, conosciuta come Wipbot. L'infezione iniziale si verifica in genere attraverso un attacco di phishing diretto o tramite un sito Web compromesso. Il Wipbot poi conduce una esplorazione iniziale del sistema infetto, la raccolta di informazioni vitali sulla sua identità, struttura e contenuti. Si procede poi a compromessi solo se corrisponde a un indirizzo Internet specifico che si sta cercando. Se una partita di dati viene confermata, il Wipbot, in seguito, invita un secondo programma nel sistema compromesso, il cui compito è di espropriare i dati e trapelare in blocchi che si mimetizzano come richieste del browser Internet. Secondo il report di Symantec le similitudini tecniche tra i due programmi sono sufficienti a giustificare l'opinione che sono stati progettati e sviluppati da programmatori che lavorano per la stessa Agenzia governativa. Thakur ha riferito che la struttura del malware è particolarmente creativo; utilizza Wipbot come strumento di ricognizione iniziale prima di consegnare il programma exfiltration solo se giudica che il sistema compromesso è di interesse abbastanza alto. Il Report Symantec aggiunge che il malware in questione fa parte di un una serie di attacchi esistente già da quattro anni che hanno sistematicamente di mira strutture di governo appartenenti a Stati dell'ex blocco comunista. Nel maggio del 2012, una di malware simile è stato trovato per avere infiltrato oltre 60 diversi sistemi di computer appartenenti alla Lettonia, tra cui l'ufficio del Primo Ministro. Un attacco mirato strettamente legato all'Ambasciata dell’Uzbekistn a Parigi, così come i suoi ministeri degli affari esteri ed interni. La ricerca Symantec sottolinea che molti dei componenti principali del programma dannoso sono stati compilati nel fuso orario UTC + 4, che comprende città russe come Mosca e San Pietroburgo, laddove sono presenti le Centrali dei servizi d’intelligence federale FSB e militare GRU.

15.08.2014

Gavino Raoul Piras

 

Spionaggio: Caso Superspia SIMM – Russia Vs NATO ed UE

 

 

       

(Hermann SIMM, nato il 29.05.1947 a Suure Jaani-Estonia ex URSS)

 

Il 21 Settembre 2008, Hermann SIMM, alto consulente  alla sicurezza del Ministero della Difesa estone e Capo dell’EENSA estone e sua moglie Heete SIMM, sono stati arrestati per tradimento e spionaggio contro Estonia, NATO ed UE per conto della Federazione Russa.

Questa data resterà storica per gli studiosi dell’Intelligence in generale perché segna con cura dei dati l’arresto di una delle cc.dd. “superspie” russe infiltrate in Occidente ai più alti vertici istituzionali, con accesso diretto alle informazioni più segrete della NATO e dell’UE essendo SIMM titolare del massimo livello di Nulla Osta di Segretezza (NOS), rinnovato persino nel 2007 e, al momento dell’arresto ancora in corso di validità: Cosmic Top Secret (CTS).

Entrambi i soggetti sono stati imprigionati. SIMM è sembrato pienamente collaborativo e non ha chiesto di essere liberato. La moglie Heete, che all’epoca dell’arresto esercitava la funzione di Avvocato presso la Polizia di Stato estone, ha chiesto il rilascio, ma è in un primo momento gli è stato rifiutato. Per dovere di cronaca, i coniugi SIMM hanno una figlia Christina che lavora come Officer/INFOSEC presso l’E.D.U. , la branca antidroga dell’EUROPOL con sede a l’Aia. La stessa non risulterà coinvolta per i reati ascritti ai genitori.

Momentaneamente, saltiamo il periodo ed arriviamo ad un’ANSA da Tallin delle ore 16.17 del 13.03.2009,  che riferisce: “un alto ufficiale dei servizi segreti estoni è stato condannato a oltre 12 anni di prigione e privato delle onorificenze conquistate sul campo. La sua colpa? Aver passato segreti della Nato alla Russia. Hermann Simm, questo il nome dell’alto ufficiale, nel suo servizio è arrivato a conquistare la medaglia dell’Ordine della Stella Bianca di quarta classe, ma il riconoscimento gli è stato revocato ‘‘per tradimento’’ con una ordinanza del presidente Toomas Hendrik Ilves. Lo ha reso noto l’ufficio di presidenza della repubblica baltica ex sovietica. È il primo provvedimento del genere da quando l’Estonia è uscita dall’Urss nel 1991”.

 

A seguito della sentenza, esattamente il 30 aprile 2009, molteplici agenzie di stampa internazionali evidenziano “Una crisi per lo spionaggio Russo contro la NATO e l’UE. Un lancio ANSA delle ore 11.29 cita: “SPIONAGGIO; ESPULSI DA BRUXELLES DIPLOMATICI RUSSI, La Nato ha ordinato l’espulsione di due diplomatici russi come rappresaglia in un caso di spionaggio, nel quale un ex responsabile del ministero della Difesa estone è stato condannato dal suo Paese per avere venduto a Mosca segreti dell’Alleanza. Lo rivela oggi il Financial Times. L’espulsione sarebbe stata ordinata ieri, giorno in cui si è tenuta la prima riunione del consiglio Nato-Russia a livello di ambasciatori, dopo otto mesi di relazioni sospese in seguito al conflitto russo-georgiano. Il quotidiano britannico precisa che tra i due diplomatici espulsi c’è anche il figlio dell’ambasciatore di Mosca presso la Ue. Entrambi gli espulsi facevano parte della missione russa presso l’Alleanza e avrebbero lavorato come agenti di Mosca nell’Unione Europea e sarebbero implicati nel caso di spionaggio estone. Interpellato sulla notizia, il portavoce della Nato James Appathurai ha detto all’ANSA di ‘‘non avere alcun commento da fare su questioni di intelligencè’, spiegando che decisioni di questo tipo sono a carico esclusivamente del segretario generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer, e non richiedono l’approvazione dei Paesi membri. Secondo il tribunale estone che ha condannato a 12 anni e mezzo di prigione l’alto responsabile del ministero della Difesa, Herman Simm, l’uomo avrebbe trasmesso a Mosca tra il 1995 e il 2008 più di duemila documenti segretissimi sulla politica di difesa, le relazioni militari esterne e il sistema di informazione dell’Estonia”. Un danno incalcolabile se si considera la politica di difesa internazionale di quegli anni.

 

Sempre il 30 aprile 2009, ma alle 18.21 un altro e più specifico lancio ANSA/REUTERS evidenzia: DOPO PACE SCOPPIANO CASI SPIE E GEORGIA DUE DIPLOMATICI RUSSI ESPULSI PER SPIONAGGIO; MOSCA,PROVOCAZIONE. La “pace” sancita ieri dalla prima riunione del Consiglio Nato-Russia dopo otto mesi di sospensione delle relazioni formali è durata poche ore: oggi tra il quartier generale dell’Alleanza atlantica e Mosca sono rimbalzate accuse di provocazione e retorica, con contorno di presunte spie russe espulse a Bruxelles e accordi firmati dalla Russia in violazione del cessate il fuoco in Georgia. Ad accendere le polveri, evocando scenari da guerra fredda, è stata la decisione del Segretario della Nato Jaap de Hoop Scheffer di interdire l’accesso al Quartier Generale di due diplomatici russi, in servizio alla missione russa presso la Nato, perché ritenuti coinvolti in attività di spionaggio. ‘‘Una provocazione che non resterà senza risposta’’, ha tuonato l’ambasciatore russo presso la Nato, Dmitry Rogozin, definendo “assurda” l’accusa di spionaggio. Il provvedimento di Scheffer, che è da mettere in relazione ad un caso di spionaggio in Estonia, dove un ex responsabile del ministero della Difesa è stato condannato dal suo Paese per avere venduto a Mosca segreti dell’Alleanza, ha colpito un diplomatico di 63 anni, Victor Kochukov, e un giovane di 23 anni, Vasili Chizhov, figlio dell’Ambasciatore russo presso la Ue. Il primo, a Bruxelles da sei anni, responsabile del servizio politico della missione Russia alla Nato, il secondo in servizio con un ruolo amministrativo. Il caso estone riguarda Herman Simm, un alto responsabile del ministero della Difesa, condannato a 12 anni e mezzo di prigione perché avrebbe trasmesso a Mosca tra il 1995 e il 2008 più di duemila documenti segreti sulla politica di difesa, le relazioni militari esterne e il sistema di informazione dell’Estonia. Ma dietro il fumo delle “spie venute dal freddo”, a fare salire le tensioni tra Nato e Russia è stato soprattutto il decreto firmato dal presidente russo Dmitri Medvedev in base al quale la Russia si incaricherà della sorveglianza dei confini dell’Ossezia del sud e dell’Abkhazia, le due repubbliche secessioniste della Georgia riconosciute dalla Russia dopo la guerra dell’agosto scorso fra Mosca e Tbilisi. L’accordo è stato siglato al Cremlino anche dei presidenti delle due repubbliche secessioniste, Serghiei Bagapsh per l’Abkazia e Eduard Kokoiti per l’Ossezia del sud, e prevede l’assistenza russa per l’addestramento delle forze di frontiera e altri accordi reciproci sulla sicurezza. Secondo la Nato, questo decreto “viola il cessate il fuoco” proposto dalla Ue e accettato dalla Russia il 12 di agosto e poi ancora l’8 di settembre per mettere fine al conflitto con la Georgia. Prima di firmare il provvedimento, Medvedev ha accusato la Nato di “grossolana provocazione” in relazione alla decisione dell’Alleanza di mantenere le esercitazioni militari in Georgia, previste in maggio. “E sempre più difficile coniugare la retorica russa con la realtà”, ha replicato da Bruxelles il portavoce Nato James Appathurai, secondo il quale le accuse sono solo un paravento.

 

C.V. di Hermann SIMM

 

 

 

Spionaggio. Fughe di notizie dalla NATO: il Caso Roussilhe

Prima di parteciparvi il Caso SIMM (una delle superspie russe), relativo all’attività di spionaggio russo nei confronti della NATO e dell’UE, vale la pena analizzare un predente caso storico attinente una simile attività. In merito ai danni contro la NATO da parte di SIMM, vale la pena ricordare quelli procurati anche al Computer Emergency Response Team CERT dell’Estonia, tanto decantato da un’Agenzia nazionale che ancor oggi non relaziona la causa-effetto dello spionaggio quando si trova in visita in certi siti fuori dai confini nazionali, per poi collaborare con sedicenti colleghi nel nostro Paese come potrebbe essere, ad esempio, l’Aeroporto internazionale di Roma – Fiumicino.

 

Robert van de Wiele attribuì alla sorte il fortunato incontro con Mihai Caraman, con copertura tradizionale di 1° Segretario dell’Ambasciata di Romania a Parigi, conosciuto nel corso di un noioso ricevimento offerto dal municipio.

Sarebbe stato molto deluso se avesse saputo che quell’incontro non era affatto dovuto a circostanza fortuita, ma soltanto all’iniziativa del suo nuovo ed affascinante amico.

Per il tenente colonnello Mihai Caraman, rappresentante del servizio collegato SECURITATE in Francia, l’incontro rientrava nel quadro della sua attività professionale. Lo provocò perché era sicuro della preda, conoscendone le inclinazioni omosessuali di Robert van de Wiele e le debolezze del suo carattere, risultanti da un voluminoso dossier, da lui esaminato a lungo.

Correva l’anno 1960, Robert van de Wiele era un Funzionario “archivista-documentarista” presso il Quartier Generale della NATO a Saint-German-en-Laye. Il suo incarico comportava l’accesso a tutti gli archivi della NATO, compresi il livello Cosmic/Top-Secret.

Una stretta amicizia, di cui non capiva ancora le vere ragioni, si stabilì fra lui e Caraman. Con la sua esperienza di manipolatore e la conoscenza che aveva degli uomini, il diplomatico rumeno riuscì a indurre il suo amico a fornirgli diversi documenti, di quelli che egli poteva sottrarre più facilmente dagli archivi dell’Organizzazione Atlantica.

Fin dal primo anno Robert van de Wiele gliene consegnò (attraverso una dead letter box, DLB) una quarantina compresi quelli di livello Cosmic.

Tali documenti riguardavano il bilancio militare della NATO per l’anno 1960-1961 e contenevano rapporti sui problemi logistici degli alleati e sugli accordi internazionali relativi all’Aviazione civile.

Per l’Intelligence rumena, come per il GRU a cui quei documenti erano passati, il bilancio di quel primo anno di lavoro di “JAC” (nome di copertura assegnato a Robert van de Wiele) risultò straordinariamente positivo.

Né furono meno positivi i risultati degli anni seguenti. A tal punto che Mihai Caraman propose alla sua fonte di transitare come fiduciario con la stipulazione di uno stipendio fisso di un milione di franchi al mese (attuali 8-9 mila euro circa) e di munirlo di un passaporto della Germania dell’Est, per il caso in cui fosse stato costretto a rifugiarsi all’estero. Ma JAC sapeva troppo bene dove avrebbe potuto portarlo questa collaborazione, per accettare di disimpegnarsi ancora di più.

Con il pretesto di aver trovato una buona sistemazione negli stabilimenti Fould-Springer, lasciò la NATO, cessando l’attività di spionaggio. Ma Caraman, prima di lasciarselo sfuggire, gli chiese d’aiutarlo a trovare chi lo sostituisse (prassi).

JAC gli fornì gli fornì un elenco di vari impiegati della NATO, con particolari sul carattere, sulle tendenze e sui desideri di ciascuno di essi. In questa lista Mihai caraman prese nota del nome di Francis Roussilhe.

Per Roussilhe il vivo desiderio di essere considerato “qualcuno” rappresentava ciò che l’omosessualità era per JAC. Quello era il punto sensibile su cui bisognava far leva.

Durante tutta la vita Francis Roussilhe aveva sofferto di “mediocrità”. Dopo studi secondari meno che soddisfacenti, aveva tentato un po’ tutte le professioni ed anche mestieri più umili. Ma, stanco di fare lavori ingrati e di andare di porta in porta, all’età di 23 anni, nel 1952, era entrato nella NATO come dattilografo. Gli occorsero 15 anni per salire la gerarchia dei segretari subalterni e diventare “documentarista”.

Quando Mihai Caraman lo incontrò, nel 1963, Roussilhe era un uomo di 34 anni dal fisico grosso e tozzo, il viso tondo adorno di baffetti, gli occhi un po’ obliqui ed il cranio rasato per accentuare la somiglianza con l’eroe del Gogol, di cui gli era stato attribuito il nome di copertura “Taras Bulba”. Era un tipo espansivo, millantatore, un po’ spaccone, ma sempre amabile e servizievole; non perdeva occasione per rendersi utile, per mettersi in evidenza e far parlare di sé.

Taras Bulba si dedicata ad un piccolo commercio che non era molto redditizio, ma che gli permetteva di far piacere ad alcuni amici e di suscitare l’interesse di qualcun altro. Poiché era originario del Lot e di tanto in tanto si recava nella regione per le sue vacanze, si forniva di pâtè de foie gras nel suo paese e lo rivendeva, con un piccolo utile, agli amici che lo desideravano.

In 10 anni quel pâté non gli aveva reso più di 5 mila franchi.

Un giorno gli si presentò un commerciante greco che gli passo un ordine per l’importo di 10 mila franchi. Durante i mesi che seguirono ricevette altri ordini della sua stessa importanza.

Taras Bulba non aveva mai venduto tanto pâté in vita sua!

Egli non se ne stupì eccessivamente e non s meravigliò neanche quando il commerciante greco gli confessò di essere rumeno e che il suo vero nome era Mihai Caraman. Gli sembrò quindi naturale di fare un piacere al suo cliente ed amico, quando questi gli chiese di procurasi qualche segreto sulla fabbricazione delle conserve, cosa che sarebbe servita alle industrie del suo Paese per liberarsi della tutela sovietica.

Così, come JAC, Taras Bulba mise un dito nell’ingranaggio dello spionaggio.

E se poi non tentò di uscirne, fu per timore: questo avrebbe dichiarato più tardi ai giudici. Ma anche perché il traffico dei documenti classificati e qualificati della NATO si era rivelato molto più interessante di quello delle scatole di pâté de fois gras.

Allora Taras Bulba apprese che cosa fosse la gran vita e se ne appassionò molto. Stabilendosi a Bruxelles, dopo il trasferimento del quartier generale della NATO in quella città, mentre sua moglie ed i suoi figli continuavano a vivere a Parigi, vi conduceva una vita dispendiosa, frequentando i locali notturni ed i ristoranti alla moda, uscendo molto, vivendo in società e mantenendo un’amica. Finalmente poteva dare libero corso alle inclinazioni di gaudente che il perspicace Caraman aveva indovinato in lui. Ed attuava anche il sogno della sua vita, acquistando un terreno di cento ettari nel suo paese natale, facendo programmi per l’allevamento di bestiame.

Taras Bulba riceveva compensi molto elevati perché fu, per 6 anni, uno dei fiduciari con accesso diretto alle informazioni più importanti del Patto di Varsavia.

Il 20 gennaio 1971, il Procuratore Generale Aguitton dichiarò: “si tratta del caso di spionaggio che si sia verificato dall’istituzione della NATO”.

Per l’Organizzazione Atlantica le conseguente furono pesantissime. La NATO dovette modificare i cifrari e riconsiderare l’organizzazione dei propri archivi. Infatti Taras Bulba era riuscito a trafugare alcune migliaia di documenti classificati e qualificati. In media egli forniva 300 pagine di fotofilm per ogni deposito alla buca morta (DLB) ed incontro con Mihai Caraman, prima, e poi con il suo successore Ion Tomescu.

Ma il tenore di vita ed il notevole cambiamento non sfuggi all’attenzione del controspionaggio francese DST (ora DCRI).

La DST vegliava nell’ombra e si preparava a fare la più bella Azione che fosse mai capitata per la NATO.

Mihai Caraman, sul quale si basava tutta l’intelaiatura dei SSII rumeni in Francia, non era uno sconosciuto alla DST. Nel 1963, dopo aver interrotto i rapporti con il diplomatico rumeno, JAC, era stato accusato di intelligenza con gli Agenti di una potenza straniera-nemica.

Fu interrogato dalla DST e deferito alla Corte di Sicurezza dello Stato. Per insufficienza di prove fu condannato soltanto ad un anno di reclusione con la condizionale.

Durante questo primo processo era stato pronunciato il nome di Caraman. Nostante i sospetti sicuramente fondati, Caraman non venne disturbato perché beneficiava dell’immunità diplomatica. E non fu neppure invitato a ritornare nel suo Paese. Meglio ancora, fu lostesso caraman ad organizzare l’anno dopo, la visita in Francia del capo del governo rumeno, Ion Gheroge Maurer e poi quella del generale De Gaulle a Bucarest nel 1968.

Il Quay d’Orsay non giudicò opportuno di fornire spiegazioni sui motivi di questa tolleranza, nonostante che la DST conoscesse la vera natura delle funzioni di Caraman a Parigi.

Nel pomeriggio del 4 agosto 1969 Taras Bulba camminava tranquillamente nei corridoi degli uffici amministrativi della NATO, portando sotto braccio la quotidiana infornata di documenti da fotografare a casa, quando fu arrestato da due ispettori della polizia belga. Costoro non ebbero altro da fare che aprire la sua cartella per coglierlo in fragrante delitto.

Tre giorni prima Caraman, precedendo gli avvenimenti, aveva riunito alcuni amici e diplomatici stranieri per un piccolo ricevimenti in Ambasciata: quella sera, il 1° agosto 1969, egli dava il suo addio a Parigi. Se avesse aspettato ancora qualche giorno, sarebbe stato condotto con discrezione a bordo del primo aeroplano in partenza per il suo Paese da due Agenti del DST.

Ma Mihai Caraman conosceva meglio di chiunque altro la pericolosa situazione in cui si trovava tutta la rete clandestina della quale era stato responsabile per 10 anni. Da qualche tempo egli sapeva che la sopravvivenza della rete era divenuta precaria. Infatti, pochi giorni dopo la partenza del 1° Segretario dell’Ambasciata rumena, gli eventi precipitarono.

Il primo affare Van de Wiele, i sospetti che pesavano su Caraman, il tenore di vita di un altro documentarista della NATO e qualche altro caso in cui ricorrevano troppo di frequente i nomi di certi diplomatici rumeni erano tutti elementi che consentirono alla DST, nel 1969, di ricostruire in un insieme coerente le pedine sparse del vasto puzzle costituito dalla SECURITATE in Francia.

Mancavano soltanto alcuni particolari, prima di poter mettere le mani sull’intera organizzazione.

E questi li fornì Ion Jacobescu, un diplomatico della legazione dell’UNESCO a Parigi. In cambio di confidenze che fece alla DST, ottenne la garanzia dell’asilo politico in Francia, per se e la propria famiglia.

L’arresto di Francis Rossilhe (Taras Bulba), con i suoi documenti esplosivi sotto il braccio, scatenò il finimondo.

L’8 agosto, mentre Taras Bulba, sbarcato a Orly dall’aeroplano proveniente da Bruxelles, veniva consegnato agli Agenti della DST, il colonnello Jurquet de la Salle d’Anfreville, fermato dalla stessa DST, si suicidava gettandosi dalla finestra del suo appartamento, al decimo piano del padiglione A3 della Cité Truillot, a Ivry.

In pochi giorni la DST riuscì a mettere le mani su altri 13 Agenti della SECURITATE. Dei 40 diplomatici rumeni di stanza a Parigi, ben 16 furono quelli che presero la stessa strada compatriottica Caraman, salutando affettatamente la capitale francese.

Dei 13 Agenti e fiduciari fermati 6 furono rimessi in libertà senza formalità giudiziarie: Virgil Veniamin, Virgil Micu e Radu Bogdan, tutti di nazionalità rumena, Antonietta Duriau, André Barbou, funzionario della prefettura di polizia e Pierre Piaux. Quest’ultimo, vice segretario del servizio cifra, era nipote dell’Ambasciatore di Francia e la sua liberazione suscitò un certo scalpore.

Altri 5 furono messi in libertà provvisoria, pur rimanendo sempre imputati: Gérard Gautherin, polizia locale; Athanas Mihai, Agente Illegale rumeno; Klaus Edelman, cittadino francese di origine austriaca, amministratore presso l’O.C.D.E.; Sylvette Borel, impiegata al ministero dell’Economia e delle Finanze; Pierre Rocheron, ex allievo della Scuola nazionale di Amministrazione, Funzionario del ministero degli Affari Esteri, poi 2° Segretario d’Ambasciata a Washington ed infine addetto stampa presso la Banca internazionale di Ricostruzione di Sviluppo.

Quanto a JAC, questa volta non riuscì a sottrarsi alla cattura e, con Taras Bulba, finì in prigione. Il primo arrestato il 26 agosto del 1969 e portato davanti alla Corte di Sicurezza dello Stato il 19 novembre 1970, fu condannato a 8 anni di reclusione. Al secondo, giudicato il 20 gennaio 1971, vennero inflitti 20 anni della stessa pena. Persino in prigione Francis Roussilhe tentò di far parlare di sé: infatti, nel dicembre del 1970, intentò un processo contro l’autore di romanzi di spionaggio, che raccontava a modo suo la vita di “Taras Bulba”.

 

Il misterioso incidente stradale che, il 23 ottobre 1969, costò la vita del colonnello du Cheyron de Baumont d’Abzac de la Douze, va collocato ai margini del caso Roussilhe e considerato come una conclusione. Du Cheyron, capo dei paesi del Patto di Varsavia presso il ministero della difesa francese, stava raggiungendo l’aeroporto di Bucarest, per ritornare in Francia, al termine di una missione in Romania. Un camion gli aveva tagliato improvvisamente la strada, e l’automobilista del colonnello l’aveva preso in pieno. Nulla è per caso.

 

Nel 2012 un connazionale mi disse che “le strisce pedonali sono pericolose con questi pirati della strada che circolano per Roma”. Ma siamo in Italia e … “can che abbaia non morde”.

Ecco un bell’esempio di come, al contrario della polizia giudiziaria/militare ed in quello che erroneamente qualcuno pretende di insegnare nel nostro Paese (*), l’intelligence è un processo in cui l’anello non si chiude mai completamente aprendo altre diverse piste.

Ogni critica è favorevolmente accolta. Ancora imparo.

 

di Gavino Raoul Piras

 

 

 

 

(*)

cfr. Caso Fogle presente in questo sito e non a caso riportato: antefatto, periodo posto sopra la scheda soggetto

http://www.embeddedagency.com/index.php?option=com_content&view=article&id=301:attivita-di-spionaggio-case-study-usa-cia-nsa-dia-ryan-christopher-fogle-edward-snowden-bradley-manning&catid=111:intelligence-community&Itemid=122)

 

 

 

Attività di spionaggio. Case study USA (CIA-NSA-DIA) Ryan Christopher Fogle – Edward Snowden – Bradley Manning

Premessa

La presente analisi viene stesa con beneficio di repertorio e non di un proprio INTREP, ciò in considerazione che, al momento in cui si scrive, molte informazioni non sono ancora note e chissà se mai lo saranno considerando che alcune attività sono state eseguite dall’Intelligence russa, ergo non occidentale.

 

 

Antefatto

La guerra fredda è ormai consegnata agli Archivi da circa 15 anni, ma la guerra di spie fra Stati Uniti e Russia non si è mai interrotta: coltivata sulle opposte sponde degli oceani da vecchi infiltrati, rimasti nelle liste dei rispettivi libri paga delle superpotenze nemiche in barba ai muri che cadevano e persino rinvigorita negli ultimi tempi dall'ingaggio di nuovi agenti doppi, tripli per non parlare dei dormienti.

Tra i recenti colpi più clamorosi si contano senz'altro i casi di Aldrich Ames e di Robert Hanssen, entrambi al soldo per anni ed anni dell'intelligence sovietica (e poi russa) prima di essere scoperti, arrestati e condannati al carcere negli USA. Il primo –  Dirigente della CIA arrivato fino al sancta sanctorum del Dipartimento Operativo, quello che si occupava delle attività di Controspionaggio – continuò a passare segreti e nomi a Mosca, incassando in cambio milioni di dollari, fino al 1994. Un danno gravissimo per la sicurezza nazionale americana e per i contribuenti – se si pensa alla sola divulgazione del segretissimo e costoso bunker che arrivava alle fondamenta dell’Ambasciata Russa in Washington D.C. – ma meno grave di quello assestato stando alle indagini da Robert Hanssen, issatosi fino ai massimi vertici dell'FBI divenendo il Capo Reparto del Controspionaggio e capace al contempo di vestire per più di due decenni (solo!) i panni d'informatore del GRU. Agganciato dai temibili servizi segreti militari fin dal 1979, ha ripreso a collaborare – dopo una breve pausa nel 1991 – dal '92 con quelli della Russia post-comunista: offrendo i suoi servizi ancora al Gru e poi all'SVR (l'erede Primo Direttorato Centrale – estero – del KGB) prima di essere riscoperto ed arrestato nel 2001, solo dopo che la stessa FBI riesce a designare alla Segreteria del medesimo Capo Reparto un promettente Segretario con il compito di doppio giuoco. L’Operazione diede modo agli Operatori del settore di come i russi riuscissero a comunicare efficacemente e per anni con i loro fiduciari attraverso le buche morte, si pensi che due erano dentro le toilette di bar.

Vicende simili sono stati quelle di George Trofimoff, colonnello dell'esercito USA condannato nel 2000 per presunte attività di spionaggio a favore dell’SVR; o ancora di Harold James Nicholson, altro Dirigente della CIA che avrebbe cominciato a lavorare sempre per l’SVR dal 1994.

Sul fronte opposto, gli USA possono allineare ad esempio un colonnello del quasi impenetrabile GRU, Stanislav Lunev, transfuga in America dal 1992 e divenuto “consulente” della CIA. O anche –  fra i personaggi più “datati” – Oleg Kalughin, un generale del Primo Direttorato del vecchio Kgb sovietico “riparato” oltre Oceano nel 1995, anni dopo essersi congedato. Riciclatosi a sua volta come analista per conto degli americani, Kalughin ha sempre negato di aver fatto nomi che non fossero già stati individuati dal controspionaggio occidentale: ma, dopo l'ultimo avvento di Vladimir Putin al potere, è stato comunque processato in Russia per alto tradimento e, pochi mesi fa, condannato in contumacia a 15 anni di reclusione.

Più fresco è il caso di Anna Chapman (nata Kushchyenko), la cosiddetta “Anna la rossa”, simbolo della presunta rete di infiltrati (11 in tutto, di cui uno mai localizzato) smantellata il 28 giugno 2010 dagli statunitensi. Per tale attività, era stato investito nel gennaio del 2010 il personale del Controspionaggio italiano: l’AISE, ex SISMi. Inoltre, è verosimile che l’azione di Controspionaggio sia collegata al misterioso decesso del 54enne Colonnello Sergey Tetryakhov, avvenuto quindici giorni prima il 14 giugno, mentre qualcuno era impegnato in questo Paese a sentire un sedicente insegnante di controspionaggio che altro non era che un colonnello dei CC che confonde il controspionaggio con la Polizia Militare!?! Ovvero il Controspionaggio preventivo con quello offensivo: wellcome in Italy. Per dovere di cronaca, il colonnello dell’SVR Tetryakhov – già in servizio presso il Palazzo dell’ONU di N.Y. – era la più importante fonte russa dell’Intelligence statunitense divenuta tale, grazie alla più importante fonte russa gestita dagli italiani (SISMi-AISE): “Centurione” (cfr. Il mio amico Sasha, P. Guzzanti). Una rete composta secondo l'accusa da persone apparentemente comuni insediatesi negli USA negli anni, attraverso matrimoni o per ragioni di studio e di lavoro, ma in realtà parte di un programma d'infiltrazione gestito dall’SVR, le famigerate Linee “N” ed “S”. Un'operazione sfociata in uno spettacolare scambio di presunti agenti incrociati, avvenuto in un noto sito di Vienna sullo sfondo di uno scenario degno di una spy story degli anni '70.

 

Case Study: Ryan Christopher Fogle

 

Alle notizie acquisite su questo caso, che chiameremo Caso parruccone, è il più facile da descrivere e, soprattutto il più imbarazzante da spiegare. Per quanto mi riguarda non c’è nulla da descrivere essendo il fatto talmente ridicolo da fare rivoltare nella tomba i suoi ben più validi colleghi che anziché mettersi una parrucca in testa ed andare in giro carico di contanti hanno preferito vestirsi da gesuiti per attraversare i confini europei durante l’ultimo conflitto mondiale, gestire buche morte in piena guerra fredda e spargere il loro sangue affinché le strisce della bandiera restassero rosse. Scusate l’impeto, ma ho certezza che Fogle non si sia attenuto al Protocollo CS della CIA. E’ pressoché inutile dare la descrizione dei fatti perché chiunque di voi inserendo il nome in un motore di ricerca può evincere filmati, foto e commenti anche ufficiali.

Pertanto, in questa breve analisi c’è da chiedersi come mai Fogle aveva tanto contante in tasca – 100 mila euro divisi in 4 parti da 25 mila euro? Chi ha autorizzato la spesa? Per quale motivo aveva con se parrucche, occhiali da sole (di notte?!), messaggi compromettenti scritti con macchina da scrivere, vecchi cellulari da consegnare? Quale era la vera natura dell’incontro: arruolare un ufficiale dell’FSB? Un progetto di un siluro di ultima generazione (l’ultimo tentativo risale al 2000 l'incarcerazione in Russia di Edmund Pope, uomo d'affari ed ex ufficiale dell'NCIS condannato pure per aver cercato di acquisire informazioni sullo sviluppo di nuovi siluri. Pope, malato, sarebbe stato poi graziato da Putin nel giro di qualche mese per “ragioni umanitarie”)? O, come indicato dal giornale russo Kommersant – titolo dell’articolo l'amicizia è l'amicizia, lo spionaggio è lo spionaggio” – sarebbe stata la tragedia della maratona di Boston ad opera dei fratelli Tsarnaev che avrebbe indotto gli statunitensi a cercare un contatto diretto con un Agente russo esperto di terrorismo nel Caucaso, conosciuto forse durante una trasferta in Daghestan per interrogare i genitori dei due attentatori, nel timore di complici o di una rete più ampia? Soprattutto, Fogle ha fatto un incontro in territorio straniero con la sua fonte, di cui conosceva il suo accesso ad informazioni sensibili (in questo caso persino un Agente dell’FSB) considerando che la richiesta di informazioni, senza una copertura di contro sorveglianza?

 

 

 

Per quanto visto, sono certo che in primis tra i responsabili di questa debacle debba essere compreso qualche superiore di Fogle, che quantomeno ha autorizzato l’incontro e la spesa che doveva essere una specie di trattativa visto lo “smazzettamento”. Inoltre, è presumibile pensare ad un tentativo di colpo di mano da parte dello stesso Fogle che, vistosi superato metà del suo primo mandato a Mosca verosimilmente in scadenza per il prossimo mese di aprile, potrebbe aver pensato di allungarsi la missione all’estero o rientrare con una promozione.

In merito al modus operandi di Fogle su questo case study, non c’è da stupirsi se il Consigliere diplomatico di Putin, Iuri Ushakov, si è limitato a ironizzare: “Non è un episodio straordinario, ma suscita perplessità che questo tentativo di arruolamento fatto in modo goffo e grossolano sia avvenuto sullo sfondo dell'intenzione ben dichiarata dei due presidenti di intensificare contatti e cooperazione tra i servizi di sicurezza dei due Paesi”.

Sarebbe molto più utile per tutti sapere quale sia stato il modus operandi dell’FSB.

Case Study: Edward Joseph Snowden.

 

 

Il caso Snowden si pone agli antipodi rispetto al summenzionato caso Fogle. Non vi sono errori sul modus operandi, non ci troviamo davanti ad un Agente ricattato per soldi, sesso e quant’altro. Qui ci troviamo davanti al pericolo maggiore in caso di defezione: la motivazione ideologica.

Con quella professionale è la motivazione per eccellenza, in cui gli stessi Agenti di qualsiasi Intelligence devono essere assunti-arruolati, addestrati, aggiornati e circondati. E’ il Credo di qualsiasi Agente, in cui l’appartenenza ad un servizio o a più servizi viene sempre dopo, perché è il leit motif  della Vita per dare un costante valore aggiunto alla loro professionalità ed alla loro produzione lavorativa.

Alle informazioni attuali questo sembra essere il solo motivo. Secondo le dichiarazioni rese dal medesimo Snowden ai mass media, ci sarebbe una sensibile delusione ideologica-politica nei confronti sia dell’amministrazione dei presidenti Bush ed Obama: “Ho deciso di sacrificarmi perché la mia coscienza non può più accettare che il governo statunitense violi la privacy, la libertà di Internet e i diritti basilari della gente in tutto il mondo, tramite un immenso meccanismo di sorveglianza costruito in segreto”. Insomma, a suo dire una vita normale, fortunata, cancellata con un colpo di spugna in nome della libertà degli altri.

 

Pertanto, ben poco si può fare-riparare.

 

Nel recente passato uno dei più noti defezionisti per motivazione ideologica è stato il Capo Linea PR della Rezidentura, Primo Direttorato Centrale dell’ex KGB a Londra, al secolo Oleg Antonovič Gordievskij. Al ché è tutto dire.

 

Ci sono centinaia di pagine sul web che rappresentano di cosa si occupava Snowden e per chi lavorava anche per le “necessità linguistiche della comunità d'intelligence” (ergo questo sito è particolarmente sotto controllo, speriamo che apprendono). Qui mi permetto di evidenziare quello che ritengo sia l’aspetto più importante su cosa sa e potrà partecipare Snowden ai Russi. Prendo spunto da alcuni articoli comparti sui quotidiani The Guardian (in particolare Glenn Greenwald)Der Spiegel, Hong Kong South China Morning Post, RIA Novosti e sul blog PrivacySurgeon.org .

 

 

   

 

Premetto che per una vostra migliore conoscenza su com’è la capillarità del sistema ECHELON è vivamente consigliabile una lettura di una mia analisi (96 pagine) presente sull’ottimo sito dell’OSDIFE curato dal Professor Roberto Mugavero: http://www.osdife.org/files/Il-sistema--di-intercettazione-satelitare-org.pdf

 

Da quanto acquisito, Snowden detiene 20.000 pagine di documentazione classificata anche relativa ai sistemi di intercettazione PRISM e sul Container Security Initiative (CSI). Inoltre, potrebbe svelare il c.d. Ordine di Battaglia relativo alla guerra cibernetica dell’amministrazione USA: l’Offensive Cyber Effects Operations (OCEO).

Non ultimo, potrebbe rivelare informazioni sensibili sui ThinThread, i giganteschi centri dati dove le informazioni risucchiate da Internet, reti di comunicazioni, sistemi bancari e altro, sono conservate ed analizzate (dove verosimilmente finirà anche questa analisi, magari tradotta speriamo bene) . Il più famoso è quello di Bluffdale, nello Utah, che diverrà operativo ad ottobre p.v., destinato a stoccare yottabytes di informazioni. Ve ne sono altri in Texas e in Colorado, mentre nella sede centrale di Fort Meade è stata avviata l’espansione del centro dati esistente.

E’ mio parere che Snowden potrebbe certificare anche le informazioni relative ai programmi preinstallati su certi prodotti di telefonia cellulare come i noti Black Berry, notoriamente non affidabili per la privacy e, soprattutto, su un sistema/trojan scoperto e denominato dalla Kaspersky come “ottobre rosso”, denunciato a gennaio 2013.

 

Secondo i Ricercatori della citata società la rete Ottobre Rosso è attiva almeno dal 2007 ed ha preso di mira “agenzie diplomatiche e governative, istituti di ricerca, società nel settore dell'energia e del nucleare, obiettivi commerciali e aerospaziali”, colpendole con un malware denominato Rocra, di cui fino a gennaio di quest’anno non si era mai sentito parlare. L'infrastruttura è ancora attiva e si è rivelata piuttosto complessa, con più di 60 domini e punti di hosting in diversi paesi, la maggior parte in USA, Gran Bretagna e Germania,, e una “catena di server proxy per nascondere la posizione del server di controllo del sistema madre”. Quest'ultima resta ancora del tutto sconosciuta.

Quanto al metodo d'infezione, è ancora una volta il phising via posta elettronica. Si manda alla vittima un messaggio confezionato ad hoc con raffinate tecniche di social engineering, e la si induce a cliccare su un file (Word, Excel e PDF) e avviare così l'installazione del trojan Rocra. Questo poi si può collegare ai server di controllo (C2), per scaricare moduli aggiuntivi.

Kaspersky sottolinea come la piattaforma di attacco di Rocra sia particolarmente avanzata e flessibile, capace di “adattarsi rapidamente alle configurazioni dei diversi sistemi e dei gruppi di intelligence delle macchine infette”. C'è persino un “modulo resurrezione”, il cui compito è ripristinare il malware nel caso sia scoperto e rimosso

Le informazioni rubate sono numerose, e tra queste spiccano i dati di Acid Cryptofiler, “usato in organizzazioni come l’Unione Europea, Parlamento Europeo e Commissione Europea per proteggere le informazioni sensibili”. Tra i luoghi colpiti in ogni caso spicca il gran numero di ambasciate, quindi è lecito pensare di trovarsi di fronte a una vasta operazione di spionaggio diplomatico. Dagli indizi Kaspersky non ha ancora individuato almeno l’origine. Fare affermazioni definitive, tuttavia, in questi casi è praticamente impossibile. L’indagine è ancora in corso.

 

Ecco uno dei motivi per cui l’Amministrazione statunitense è vivamente preoccupata, perché potrebbe costringere i partner Alleati a promulgare una nuova strategia per la promozione dei sistemi di cloud computing indipendenti da quelli americani.

 

In ultimo il Legale russo di Snowden  Anatoly Kucherena, ha comunicato che il suo assistito ha ricevuto una decina di proposte importanti di lavoro.

 

 

Case Study: Bradley Manning

   

 

Il caso è connesso con il noto sito wikileaks. Manning ha sostanzialmente consegnato nelle mani del patron del sito Julian Assange un impressionante patrimonio di informazioni classificate relative ai ministeri difesa ed esteri degli Stati Uniti. I dati trafugati comprendono filmati, foto ed atti che comprovano un’anomala attività dei contingenti USA impiegati nella guerra al terrorismo in medio oriente, in particolare Iraq ed Afghanistan. Il volume di dati è stato sapientemente parafato e trasferito su CD-R raffiguranti gruppi musicali pop. Anche in questo caso eviterò di riportare notizie facilmente reperibili sul web per giungere alle presumibili motivazioni.

Manning ha ricevuto dai mass media una particolare attenzione sulla sua giovane vita: genitori alcolizzati, separati e diseducativi, una sorella che potrebbe avergli creato “problemi di approccio sessuale”, frustrato per il suo fisico ( è alto solo 1,57 cm.), studi non completati … sempreché tutto sia comprovabile.

I fatti evidenziano che Manning era così bravo con il PC che già a 10 anni aveva costruito il suo primo sito web (grazie al padre); che negli anni seguenti aveva ricevuto alcuni premi scolastici per le sue capacità informatiche; che a scuola ha sempre avuto buoni voti ed il rispetto dei suoi compagni, tanto da permettersi discorsi e prese di posizione politiche già da giovane adolescente durante il periodo in Gran Bretagna. Si è arruolato nell’esercito con forti motivazioni influenzate dall’11 settembre. Vale la pena rammentare il suo pubblico atto di pentimento seppur, a mio avviso, non così sentito.

E’ verosimile che durante il suo periodo di missione all’estero abbia vissuto fatti che non rappresentavano il suo ideale di soldato (visti alcuni filmati chi non converrebbe), la sua ideologia politica ed il suo senso di vita. Il fatto è che il caso Manning ha letteralmente spaccato la sensibile pubblica opinione statunitense: da una parte traditore dall’altra persino eroe. All’estero, a parte il nostro Paese, Manning è visto come la seconda metà degli americani: un eroe. Resta davvero difficile fornire  un’analisi su questo militare che così tanto scompiglio ha causato per la diplomazia statunitense ed internazionale. Certo è che senza le sue informazioni non si sarebbero mai venuti a sapere così gravi reati compiuti da una esigua minoranza dei militari impiegati nelle operazioni. Giudicarlo non doveva essere stato facile.

 

di Gavino Raoul Piras

 

 

 

La dottrina del Controspionaggio

In questa breve introduzione, che vedrà certamente successivi e più dettagliati approfondimenti, si cercherà di rappresentare l’attività principe di un qualsiasi Servizio/Agenzia d’Intelligence: il Controspionaggio (CS). Quest’ultimo, che in lingua inglese, ovvero compreso nel Glossario della NATO, è nota come Counter-Intelligence (C/I), che non deve essere rigorosamente confusa come un’attività di contro-informazione, contro-ingerenza, contro-insorgenza, ecc., le quali sono sottosettori delle attività di Controspionaggio. Come noto, l’attività difensiva/offensiva da parte dei Servizi di Informazione (SSII) di uno Stato straniero non viene svolta solo all’estero, attraverso la branca di ricerca, ma anche nei rispettivi Paesi da Agenti appartenenti alla branca d’élite del ControSpionaggio (CS). Deve essere appreso “a priori” che la ricerca informativa occulta di uno Stato, lo spionaggio, nasce “per natura” nel suo stesso Stato/Nazione. Sostanzialmente, una qualsiasi attività di spionaggio da attivarsi ad esempio nel nostro Paese, ha una produzione iniziale da parte di un qualsiasi Servizio/Agenzia d’Intelligence in seno al suo Paese. Questo chiarimento è dovuto per poter proseguire nelle successive ricerche e studi in materia di spionaggio e controspionaggio, laddove l’ultima riforma nel nostro Paese (L.124/2007) ha lasciato perplessità su diversa scala, ascoltati, letti e considerati gli ultimi avvenimenti occorsi negli ultimi mesi. Il CS non è un contrasto al terrorismo e/o alla criminalità organizzata, dove invece esistono tipicità endogene ed esogene ad una nazione: non a caso esiste l’Anti-Terrorismo ed il Contro-Terrorismo, l’Anti-Crimine è il Contro-Crimine (nazionale o transnazionale), che tra l’altro distinguono in modo marcato le attività istituzionali di competenza delle Forze di Polizia e Servizi/Agenzie per le Informazioni e la Sicurezza. Il CS fa caso a se: non conosce territorialità. Inoltre, a differenza del terrorismo e della criminalità dove gli attori sono distinti e separati tra gli appartenenti al Forze di Polizia ed i malviventi, nel Controspionaggio gli Attori sono “colleghi” la cui unica differenza è la Bandiera a cui prestano servizio.Gli Organi della branca CS, investiti del “controllo degli stranieri e delle loro relazioni anche con connazionali”, operano avvalendosi di tutti gli strumenti tecnici e di qualificato personale a disposizione, pertanto sono nelle migliori condizioni per passare dalla sorveglianza a scopo difensivo ad una Azione offensiva (ad es. una misura attiva, un double cross, ecc.) L’attività di CS è diretta al monitoraggio/contrasto delle attività dei SSII stranieri in danno ad obiettivi sensibili nazionali ed all’estero, attraverso: acquisizione informazioni per la tutela degli interessi nazionali; valutazione/valorizzazione delle stesse; analisi/adozione delle contromisure da adottare. Per obiettivi sensibili all’estero si intendono: Rappresentanze diplomatiche; Contingenti militari; Enti, Organizzazioni, attività d’impresa nazionali; Comunità nazionali. Le attività ostili del CS straniero in danno delle Rappresentanze diplomatiche all’estero possono essere raggruppate in quattro categorie: penetrazioni dirette, con l’ingresso in Uffici, appartamenti privati, camere d’albergo (con acquisizioni di documenti ed altro); penetrazioni tecniche, microfoniche, informatiche e telefoniche; penetrazioni nell’ambito del personale; penetrazioni nella corrispondenza. Nessuna di tali metodologie esclude le altre ed i SSII operanti tendono a combinare le diverse tipologie per trarne il maggiore vantaggio possibile. Intendo soffermarmi brevemente sulle “penetrazioni nell’ambito personale”.Storicamente, il personale diplomatico, di un istituto di credito, di un’impresa, ecc. che si reca nei Paesi stranieri per soggiorni prolungati è sottoposto ad una attenta azione di controllo al fine di accertare se sia un “Agente sotto copertura” o meno. Il controllo è realizzato attraverso: osservazione diretta (sorveglianza); osservazione tecnica (telefonica e ambientale); osservazione fiduciaria, attraverso collaborazione di personale locale (chiunque). Gli accertamenti, una volta escluso che si tratti di un “Agente info-operativo”, perdono la funzione difensiva ed assumono proiezione offensiva. Si mira a raccogliere dati ed informazioni su attività, abitudini, condotta, debolezze o vizi di un soggetto al fine di individuare i lati su cui premere l’aggancio. I sistemi più usati sono: la corruzione, attraverso adescamenti in situazioni erotico-sentimentali, traffici illeciti (valuta, preziosi, oggetti d’arte, ecc.), o mediante promesse di compensi in denaro; il ricatto, normalmente usato quando un tentativo di corruzione sia stato vano, mediante minaccia di ritorsioni, rappresaglie, rivelazioni di notizie lesive alla carriera o nell’ambito familiare di un comportamento illecito o vizioso posto in essere dalla persona; agganciamento progressivo, scaturito come rapporto di amicizia tra il soggetto e l’Agente sotto copertura straniero che diviene man mano più confidenziale, che scivola in rapporto di collaborazione informativa dal quale non si è in grado di sottrarsi. Termina qui questa breve presentazione, tesa a fornire la necessaria Dottrina per questa intelligence community, così da poter avere un filo conduttore chiaro, semplice e pratico per la lettura dei vari casi storici di spionaggio e controspionaggio che saranno di seguito riportati.

 

di Gavino Raoul Piras

 

 

Le Accademie di Spionaggio della Federazione Russa

Prima di parteciparVi un’analisi su due recenti case study di Spionaggio e Controspionaggio che hanno colpito l’Intelligence Community USA sul suolo di Mosca, in particolare mi riferisco a quello che chiamo il Caso Parruccone arrecato da Ryan Christopher Fogle Terzo Segretario della missione diplomatica USA presso il Cremlino, aprirò con una brevissima  prospettiva sulle Accademie d’intelligence russe. L’occasione è nata anche in relazione ad un recente corso di “Hot Spot” da che ho svolto presso l’Università Tor Vergata nell’OSDIFE, sempre ben diretto dall’appassionato Professor Roberto Mugavero, laddove le lezioni teoriche avevano certamente valore al contrario di quelle pratiche, in cui volenterosi e ben equipaggiati attori in un’ottima location, non hanno ancora conoscenza della diversità intrinseca tra un’intervista d’intelligence (nella fattispecie di Controspionaggio) e un interrogatorio fatto da cellule terroristiche (nella fattispecie qadeiste/cecene). Rilevante errore già partecipato con un Report ed a cui auguro pongano al più presto rimedio. Tra l’altro, mi permetto di ricordare a questa Intelligence Community che durante un’“intervista”, mai e poi mai un Agente del Controspionaggio parlerebbe della sua situazione familiare. Nelle scuole HUMINT un errore del genere comprometterebbe la prosecuzione del corso e la non idoneità psicoattitudinale del corsista.

 

Giungiamo al titolo di questa Analisi.: l’Akademja.

Vi sono bruciature leggere, che provocano soltanto ustioni superficiali, di “primo grado”. Nel campo del controspionaggio l’espressione è stata adottata per qualificare un trattamento, detto anche “dolce”, che si applica ai presunti Agenti avversari appena catturati. Il “trattamento” non ha nulla di terribile in sé: si deve semplicemente rimanere in parte genuflessi, senza fare un gesto, davanti a un muro grigio e gelido. E’ proibito muovere la testa, è proibito anche parlare: d’altronde nessuno fa domande.

Esiste anche una “variante”, che risulta già penosa e difficile da sopportare per più di pochi minuti: le mani incrociate dietro la nuca, sempre con l’obbligo assoluto di silenzio e dell’immobilità.

Il giornalista anglo-ceco Bernard Hutton ha subito il trattamento base completo dalla variante: le sue impressioni sono sufficientemente eloquenti:

-          “… le mani, le braccia, le gambe e la testa diventano più pesanti di minuto in minuto. In ogni articolazione del corpo si comincia a sentire una stanchezza infinita. All’improvviso ci si copre di un sudore freddo. La sofferenza diventa intollerabile. Si prova un desiderio pazzo di grattarsi, ma il sorvegliante nota subito i movimento e minaccia di colpirvi con una bastone di acciaio rivestito i gomma. Si pensa di non resistere più nemmeno un secondo in più, e invece resistete. Le ore sembrano interminabili.

 

Il Russia, il trattamento di primo grado è cosa comune. Generalmente è il preludio di un interrogatorio di controspionaggio, che sarà molto lungo, e più sfibrante, moralmente e fisicamente. L’Agente avversario si trova allora nelle peggiori condizioni possibili per negare le sue attività e resistere all’interrogatorio.

E’ una prova classica, inevitabile, cui sarà sottoposto anche il futuro Agente russo, che sarà inviato all’estero e che è in una fase di addestramento per verificare e controllare le sue attitudini.

L’Agente in addestramento viene arrestato in pubblica via, poi interrogato per 40-48 ore di seguito. Viene accusato di lavorare per gli occidentali, di esserne una fonte, un fiduciario.

Non serve a nulla protestare, affermando di essere un patriota modello, che appunto si appresta a servire lo Stato in tutti i modi possibili. Le accuse si fanno più precise, più brutali.

Impossibile riposare, dormire anche solo per qualche istante, cercare di vederci chiaro, riprendersi d’animo, capire. Si esigono assolutamente confessioni complete.

All’improvviso il colpo di scena, una mossa astuta e crudele. Gli si dice che è stato tradito e che quindi la confessione è oramai inutile: sarà eliminato senza processo nelle prossime ore.

In tutta buona fede il futuro Agente nega. Persiste nell’affermarsi vittima di una tragico errore. Allora si ricorre ad un altro metodo, fatto di dolcezza e di persuasiva insistenza. E’ il “lavaggio del cervello”.

L’accusato deve capire che dire tutto è nel suo interesse. E’ sempre in grado di resistere? La volontà lo abbandona lentamente ed egli perde ogni speranza di veder ammettere la sua innocenza …

Ciò nonostante resiste. Non si sa dove possa ancora trovare l’energia di negare (un primo trucco c’è … ma non ve lo dico), perché è davvero sfinito. Ma una cosa sola rimane perfettamente chiara, nella nebbia che ha invaso senza rimedio il suo cervello: sarà eliminato immediatamente; ma se invece confessasse una cosa qualsiasi (e l’intervistatore e gli per dargli suggerimenti) avrebbe qualche possibilità di salvarsi la pelle: Egli nega, ancora una volta … e fa bene!

In quel di “Forte” si impara il “negare-negare-negare”. Chissà che cosa si impara in questi tempi di perquisizioni, sequestri di materiale informatico ed arresti per peculato e malversazione in associazione a delinquere all’AISI?

 

Soltanto quando sono sicuri che la commedia è durata abbastanza e che i nervi dell’allievo-Agente sono veramente d’acciaio, gli intervistatori mettono fine alla prova, rivelandogli che si trattava semplicemente di un test … Inutile dire che la reazione più comune è un immenso sollievo, al quale si aggiunge una gran soddisfazione quando il Capo della Commissione decreta con una scheda di valutazione, che il candidato può considerarsi un Agente dei Servizi d’Intelligence russi.

E’ questo l’ultimo stadio di un periodo di prima formazione durato circa 3 anni e basato su regolamenti stabiliti nei minimi dettagli.

 

Le prime indicazioni dei canditati-Agenti sono date dagli Organismi ed Università dello Stato i quali danno le prime indicazioni alle Autorità competenti che iniziano un’approfondita inchiesta. Parimenti, esistono diversi casi di “nepotismo”, che diversamente di quanto in molti possono pensare, si palesano come tra i migliori Agenti d’Intelligence, avendo ricevuto un know how da parte dei familiari e, magari, già vissuto all’estero (se non persino nati) durante la missione “diplomatica” del genitore.

Dopo la controinchiesta dell’Intelligence russa, il candidato è quindi idoneo per frequentare il corso basico presso l’Akademja di Gorki, situata a circa 400 km ad Est di Mosca.

Questo corso ha una durata di circa 6 mesi e serve ad inculcare negli allievi le conoscenze di base che troppo spesso mancano agli Agenti occidentali. I primi elementi impartiti riguardano la cultura generale e l’approfondimento della loro storia in generale letta sotto ottica d’Intelligence, infondendo in loro un’accurata cultura di Intelligence che li rende “fortemente motivati”. Non è trascurata la preparazione fisica. Il tutto deve avvenire in 10 ore. Altre attività ricreative e consumazione pasti devono essere svolte in 5 ore, mentre un tempo non trascurabile e dedicato al riposo: 9 ore.

Una curiosità dell’Akademja che palesa un vantaggio apprezzabile è quello di essere mista.

 

Dopo i quattro mesi di corso, valutato il loro profitto, gli allievi-Agenti cambiano Akademja ed inviati nella Scuola di Applicazione tecnica di Verovnoye, Tartaria. Il luogo è meno piacevole, sebbene gli allievi-Agenti non abbiano possibilità alcuna di dedicarsi allo svago.

Nella Akademja di Verovnoye, un intero anno è dedicato alla preparazione fisica (difesa personale, roccia, paracadutismo, guida di ogni tipo di mezzo). In seguito, comincia l’addestramento all’impiego di armi da fuoco ed esplosivi. Quest’ultima tecnica è particolarmente approfondita e dura non meno di 2 mesi (sempreché non si combinino guai con il cilindro da 300 gr. di C4 da mettere nell’autoradio). Poi si passa all’impiego di esplosivi a scoppio ritardato, ci si allena a maneggiare altri potenti esplosivi abilmente simulati in oggetti d’aspetto anonimo e di uso corrente: penne, accendini, sigarette, pen drive, mobile, ecc. Si impara ad aprire casseforti e porte corazzate e neutralizzare ordigni avversari, aprire plichi diplomatici, utilizzare strumentazione radio di particolare frequenza (c.d. “burst”).

Il periodo successivo è dedicato all’impiego di tecniche ancor meno ortodosse: veleni e droghe di ogni tipo, uso di nanotecnologie, ascolto clandestino e nozioni di penetrazioni informatica.

Tutte queste specializzazioni sono tenute in grande considerazione dall’Intelligence russa.

Il possesso di tutti questi insegnamenti viene verificato con appositi esami che si svolgono con periodicità durante gli ultimi anni di Akademja.

 

Dopo il corso agli allievi-Agenti che hanno superato tutte le prove viene concessa una licenza di quattro settimane da trascorrere in un centro ricreativo situato a Kislovosk, nel Caucaso, a 250 chilometri dalla costa del Mar Nero. Dopodiché, per circa un anno, i futuri Agenti dell’Intelligence russa effettuano un ulteriore stage presso il Quartier Generale del loro Servizio d’Informazioni di appartenenza, dove apprenderanno lo svolgimento quotidiano del lavoro nell’ambito di un Direttorato/Direzione. Gli allievi, però non sanno ancora che dovranno superare un’altra prova terribile, quella dell’arresto … simulato.

 

Per gli Agenti che dovranno penetrare il territorio estero come “Illegali” (c.d. Linea “N” e relativo supporto di reclutamento “Linea “S”), in base alla loro conoscenza linguistica, ecc., vengono inviati a frequentare una Scuola di Applicazione assolutamente straordinaria: quella di Gaczyna: un luogo dove per accedervi bisogna attraversare una moltitudine di posti di controllo per giungere nella c.d. Disneyland dello spionaggio, dove scenari e l’ambiente dei paesi anglosassoni sono ricostruiti alla perfezione. Un territorio dove tutti parlano in lingua inglese, con le sue diverse variazioni (l’inglese della City di Londra, ma anche quello di Dublino, di Edimburgo, di New York, di Delhi, di Sidney e di Pretoria), e dove tutti finiscono per pensare in inglese.

Gaczyna è suddivisa in quattro “regioni”, corrispondenti a quattro specifiche “sezioni”. In ognuna di esse, il paesaggio urbano e l’ambiente sono ricostruiti fino al più piccolo particolare. S’immagini, nel cuore della Russia, una cittadina del Sussex o un quartiere di Londra, con i suoi pub, i suoi club, i piccoli ristoranti, per non dimenticare i cinematografi, le drogherie e persino gli autobus.

I progressi degli allievi di Gaczyna sono piuttosto rapidi, perché tutti sono obbligati ad adottare totalmente gli usi, i costumi e tutte le particolarità di quei luoghi, dove le continue discussioni tra allievi ed insegnanti avvengono come se vivessero realmente in quei luoghi. Gli “abitanti” di Londra, che comprende due sottosettori uno cittadino e l’altro rurale, riceve una paga settimanale in sterline e possono comprare tutti i prodotti che sono in vendita in Inghilterra con l’esatto prezzo della merce (le informazioni inviate dalle Ambasciate sono costantemente aggiornate).

L’acquisizioni delle conoscenze non trascura nessun campo, nemmeno quelle delle uniformi e le decorazioni di ogni sorta portate in quei paesi. Inoltre, attraverso documentari vengono mostrati fedelmente tutti gli aspetti della vita sociale e politica dei paesi di interesse.

Particolare attenzione viene data alla custodia ed all’utilizzo di apparecchiature cifranti. Agli allievi-Agenti viene insegnato anche di fare a meno, per quanto possibile, del concorso diretto con Fiduciari o Fonti, al fine di tutelare al meglio la rete clandestina. Le informazioni devono essere acquisite direttamente dall’Agente o, eventualmente, da “fonti occasionali”.

 

Gli allievi-Agenti di Gaczyna hanno avuto come Docenti esperti di primissimo ordine come Donald MacLean, Bernon Mitchell, … ma, soprattutto, Harold Kim Philpy il Capo del Controspionaggio britannico BSS (MI5). Ovviamente l’elenco continua con il preparatissimo Generale Kalugin (a cui di recente Putin li ha vietato di rientrare in Patria), ecc..

Nel caso che l’allievo-Agente non dà piena soddisfazione agli istruttori, può rimanere per un ulteriore periodo di tempo affinché non affini le sue lacune.

 

Non si è mai compreso quanto possa gravare sul bilancio del governo russo la gestione di Gaczyna. In ogni modo una cosa è certa: l’Agente che esce dalla scuola di Gaczyna è in assoluto fra i migliori Agenti Info-Operativi.

 

In un trattato sullo spionaggio Ladislas Farago dà l’elenco delle qualità che deve possedere l’Agente Info-Operativo ideale:

-     “Prima di tutto l’Agente deve avere il morale molto alto ed interessarsi sinceramente del proprio lavoro. Deve essere energico, zelante e intraprendente. Deve avere uno spirito pieno di risorse, pensare celermente e in modo pratico, possedere un giudizio sicuro, saper comportarsi in maniera conveniente con le persone, le cose e le idee ed essere competente in un mestiere qualsiasi. Deve essere padrone dei suoi nervi e capace di grande resistenza nelle prove. Deve saper inspirare il senso della collaborazione, saper organizzare, amministrare e guidare gli altri, senza mai indietreggiare di fronte alle responsabilità. Deve essere discreto, essere appassionato della sua professione, saper tacere e conservare i segreti. Occorre che sia agile, vigile e coraggioso. Deve saper osservare, deve poter ricordare con precisione tutti i particolari, per essere in grado di riferire con chiarezza quello che ha visto; deve esser capace di stimare il valore delle sue stesse osservazioni e saperle inserirle in un complesso di fatti più ampio”.

 

Quale è l’Uomo che non desidererebbe di riconoscersi in questo ritratto dell’Agente ideale?

Ma l’uomo non è altro che un Uomo. Anche dopo un addestramento minuzioso, l’Agente più motivato può crollare moralmente e, soprattutto, cadere tecnicamente, preso in trappola con particolari fatti ed a volte eventi banali in cui deve intervenire prontamente il suo Organismo d’Intelligence, sempreché tale organismo abbia un Protocollo operativo diretto nel senso (vds. ad es. case study URSS Vs USA). Se tale Organismo non ha operativo idoneo Protocollo di CS, in buon senso porta ad una è una sola risposta per il bene del proprio Paese: autodenunciarsi all’Autorità Politica e chiedere di cambiare competenza.

 

discere magis … ancora imparo

Gavino Raoul Piras

 

 

 

Lo spionaggio russo Vs gli Stati Uniti d’America

In questo terzo capitolo sulla Storia dello Spionaggio e del Controspionaggio, porto alla Vostra attenzione l’analisi su un Caso collocato storicamente ancor più il là negli anni. Ciò non scalfisce affatto il particolare della raffinatezza nel modus operandi. Anzi, ci pone davanti ad un fatto compiuto, storico, persino socialmente destabilizzante in un Paese a cui porto un forte, sentito rispetto: gli USA.

Pertanto, Vi partecipo l’analisi del primo eclatante caso di spionaggio, che ha avuto un così forte, devastante impatto nell’opinione pubblica statunitense tale da apportare marcate decisioni sull’intera Politica Generale degli USA, quasi immutata sino ad oggi.

 

Victor Kravcenkho, il quale aveva fatto parte della Commissione di acquisti sovietica prima di “scegliere la liberta”, ha riassunto in questo modo le istruzioni impartite da Stalin ai suoi funzionari negli USA:

  • Oggi noi siamo gli alleati degli Stati Uniti. Ma dopo la guerra saremo di nuovo nemici. Voi dovete dunque studiare con la massima attenzione l’industria americana, militare e civile, i suoi procedimenti tecnici, le sue invenzioni. Bisogna che v’introduciate dovunque e vi appropriate a qualsiasi costo dei suoi segreti di fabbricazione. Perché la prossima guerra sarà, molto più di questa, una guerra tecnica. Attualmente, noi abbiamo un’occasione insperata, della quale dobbiamo approfittare in tutti i campi”.

 

Di fronte a quest’atteggiamento, il Presidente Franklin Delano Roosevelt dava prova di un personale concetto dei rapporti di amicizia con l’uomo a capo del Cremlino, dichiarando alle persone della sua cerchia: “Se noi diamo a Stalin tutto quello che possiamo dargli, senza esigere niente in cambio, egli non cercherà di procurarsi qualcosa di più e lavorerà lealmente con noi per la pace e per la democrazia”. Secondo me la lettura del Grande Machiavelli lo ha influenzato: se costruisci torri e fortezze non fai vedere al nemico la tua potenza, ma lo ispiri ad attaccarti. Non facendolo, non lo ispiri e il tuo nemico non ha riferimenti per attaccarti. Al momento non ho il testo a portata di mano, comunque il Grande diceva qualcosa di simile. Non sarò certo io, qui, a dare valenza ad Grande Machiavelli, che si difende benissimo da solo.

Ma, ma, ma … Parimenti, l’Intelligence ha un grande riferimento anche nell’Antico Testamento dove “Nulla è per caso”. Ed un Signor chiunque che sale al potere assoluto, figuriamoci di una potenza come la Russia, credente o non, di certo sa per esperienza che “Nulla è per caso”. Magari, pensando all’ispirazione del Grande Machiavelli, ha un pensiero del tipo: e se le fortezze le costruisco occultandole, magari grazie alla “strategica benevolenza idealista” del mio avversario, ho due possibilità ovvero quella di far buon viso a cattivo giuoco ottenendo il massimo possibile con il minor sforzo. Stalin è certamente un implacabile genocida dittatore, ma è verosimile che fosse un fine lettore del pensiero degli avversari stranieri.

 

Grande politico Roosevelt. Un politico certamente con ideali e pertanto idealista, fiero e convinto servitore della pace.

Ma come si può essere servo della pace se non si può difenderla?

 

 

Torniamo al caso.

Forse il funzionario dell’FBI di New Haven, nel Connecticut, aveva ben accolto nella sua cultura professionale le parole di Roosevelt, il giorno 21 agosto 1945, due settimane prima della fine della guerra, quando una giovane donna si presentò nel suo ufficio per esporre spontaneamente rivelazioni su un’organizzazione di spionaggio operante negli USA”(testuale). Il funzionario del Bureau non si è affatto turbato di quanto rappresentato dalla donna e si accontentò di prendere le sue generalità ed un suo recapito, rappresentandogli che sarebbe stata convocata in seguito, congendandola.

Chissà mai perché la Donna ha scelto proprio quella città? Ho sempre pensato per il nome. Per quel poco che conosco l’inglese e considerato che “Nulla è per caso”, la traduzione del nome di quella città dovrebbe essere …“Nuovo Rifugio”?!

Poiché non richiamata, il successivo 8 ottobre, la medesima Donna si recò negli uffici dell’FBI questa volta di New York per partecipare quanto già detto al Bureau di New Haven. Nella City, la donna non fu nemmeno ascoltata perché “lo specialista del controspionaggio era troppo occupato”. Le verrà fissato un appuntamento dopo più di un mese.

Chissà a cosa pensava la Donna? Forse qualcosa del tipo: o sono io quella che non ha capito nulla d’Intelligence, o questa è davvero la nazione più fortunata del Mondo.

In seguito, si scoprirà che l’occupazione di quest’ultimo agente federale (lo specialista del CS … “Lampu” dicono in Sardegna) era la lotta all’ingerenza di alcuni criminali russi, laddove per criminali intendevano criminalità comune. A questo punto, presumo che Walt Disney avrebbe scritto: “gulp” e poi “gasp”.

 

Per dare una key issues con la Dottrina sul Controspionaggio, apro una breve ma doverosa parentesi.

Questo storico episodio, sempre con contezza di fatti, mi ha posto nelle condizioni di poter asserire che:

  • laddove un’Agenzia/Servizio d’Intelligence pone responsabili ed operatori nel CS persone con esperienze pluriennali nella criminalità comune/organizzata, certamente non attua la migliore soluzione, poiché queste persone hanno la fallace tendenza di dare valutazioni (ancor peggio formalizzate) sulla progressione di un’attività d’Intelligence con quella di Polizia Giudiziaria. Per non asserire che potrebbero considerare gli Attori Statuali dell’Intelligence avversaria come una sorta di un manipolo di banditi organizzati, che, ovviamente, non sono “pari a loro” per idealismo miscelato alla loro sedicente etica, professionalità, ecc.. Se poi, il tutto accade in momento di neo competenza di un’Agenzia specialmente nell’ambito del Controspionaggio, ecco che in uno Stato si concretizza quello che chiamo il peggior errore nel momento propizio.

 

Pertanto mi ripeto: ho sempre avuto una certa curiosità di saper quale fosse l’allora Protocollo sul Controspionaggio dell’FBI.

 

Cosa ha riferito e verbalizzato la Donna all’FBI? Anche questo: “…. dal 1939, faccio parte di una rete clandestina di spionaggio operante negli USA che ha il compito di raccogliere e trasmettere a Mosca tutte le informazioni sensibili ed in particolare quelle di valore strategico. Sino all’estate del 1945 abbiamo trasmesso una notevole quantità di informazioni strategiche. Sono a conoscenza di questa attività di spionaggio perché sono Io il Corriere del Capo della rete clandestina il cittadino russo Jacob Golos, che è deceduto per cause naturali pochi mesi fa. Il Colonnello Golos, che ha sostituto il Colonnello della Direzione Generale delle Informazioni Militari (il GRU1) Boris Bykov, era anche il direttore della World Tourists, un’agenzia di viaggi, emanazione del partito comunista americano … io ero anche l’amante del Colonnello Golos …”.

 

Impressionante!

Ancor più impressionante fu come è stata accolta l’informazione dall’allora Capo dell’FBI Edgar Hoover, che non era abituato a “sentire certe cose” e forse la donna era un pò mitomane oltre che una sconsolata amante. Però ad Hoover interessava l’esposto della donna perché voleva verificare se gli Agenti dell’allora OSS (ora CIA) avessero commesso qualche imprudenza. Allora Hoover e Donovan (il Capo dell’OSS e fondatore della CIA) erano ai ferri corti ed Edgar Hoover svolgeva manovre per prendere il controllo di tutte le agenzie d’Intelligence degli States.

 

In questo caso, penso che la comunità d’Intelligence USA fu “veramente benedetta” perché così non fu. Qui ripeto per la terza volta: com’era attuato l’allora Protocollo sul Controspionaggio nell’FBI? Non nascondo che ciò mi provoca una severa domanda: ex ante, avevano costituto in Protocollo CS?

 

La donna, quella Donna, era Miss Elizabeth Bentley, un nome che riempi le prime pagine dei giornali e dei telegiornali di mezzo Mondo solo nel 1948!! Solo quando colse l’attenzione del Senatore Repubblicano Joseph MacCarthy, il padre del c.d. pericolo rosso.

La Bentley aveva indicatoal Capo dell’FBI anche nomi di Alti funzionari del Dipartimento di Stato, come Alger Hiss, che aveva accompagnato come “Consigliere” il Presidente Roosevelt al Vertice di Jalta. Non solo, Hiss era anche il Presidente della Fondazione Carnegie ed è stato il Segretario Generale della Conferenza di San Francisco, che aveva stabilito la fondazione dell’ONU!!

Gli States scoprirono, non con poco sgomento (a me sarebbe arrivato un infarto), l’estensione e le capacità di penetrazione di spionaggio sovietico vedendo i primi arresti di scienziati atomici al servizio dell’Intelligence russa. Quel che è peggio e che gli statunitensi scoprirono che erano spiati non durante la guerra fredda o dall’inizio dell’ultimo conflitto mondiale, ma dal 1923 (dicesi millenovecentoventitré) con la prima base di spionaggio russo istituita a New York presso gli uffici della Amtorg Trading Cop., sostanzialmente l’Ufficio della Rappresentanza Commerciale del neonata Unione Sovietica. Questa società si è anche distinta tra il 1947 e 1949 per aver esportato materiale atomico in URSS senza licenza. Il j’accuse del Senatore Repubblicano MacCarthy fu pesantissimo, durissimo, tuonante, rimbombante in una gremito Congresso quando scoprì e collegò che:

  • l’attività dei sovietici ha perdurato, nonostante che nel 1939 fu arrestato Mikhail GORIN, un Agente del GRU con copertura tradizionale presso l’Ufficio dell’Addetto Militare di Washington, che fu rimpatriato dopo un sommario processo per attività di spionaggio nel territorio americano”, ma chi doveva sapere non ne aveva avuto nemmeno notizia;

  • per ordine di Washington, i laboratori e le fabbriche statunitensi erano visitati dai tecnici e dagli ingegneri di Mosca e, soprattutto, dai rappresentanti, più o meno mascherati, dei servizi segreti;

  • una notevole documentazione era stata concentrata nell’Ufficio Politico della Commissione Acquisti. Una linea aerea speciale, organizzata con la collaborazione dell’aviazione statunitense, partiva dall’aeroporto di Great Falls, nel Montana, con destinazione Fairbanks, in Alaska. Gli aeroplani erano affidati a piloti russi, che li portavano sino in Siberia, dove nel maggio del 1942 l’Ufficiale di collegamento USA, il Maggiore JORDAN (nome e grado che mi ricorda un tipo in gamba), scoprì che gli aerei trasportavano tonnellate di carteggio senza il minimo controllo. Inoltre, al loro viaggio di ritorno numerosi passeggeri, subito dopo lo sbarco, scomparivano sul territorio americano. Dopo la scoperta il Magg. Jordan fece una perquisizione dove scoprì nel carteggio centinaia di brevetti d’invenzioni e rapporti sulla produzione dell’uranio e dell’acqua pesante!!

La Presidenza statunitense informata dell’accaduto non prese nessuna posizione, nemmeno ufficiosa.

 

Non c’è dubbio, il Presidente Roosevelt era un idealista.

Chissà come sarebbe stato descritto Roosevelt nel tardo ‘800 dal filosofo tedesco Friedrich Nietzsche nel suo “Ecce Homo”. Prima di una critica, sappiate che stimo Roosevelt per diversi motivi, soprattutto, perché ha istituto nel 1942 la Legion of Merit, la più alta onorificenza degli USA concedibile anche agli stranieri. Che attinenza ha quest’ultimo passaggio con l’Intelligence? C’è l’attinenza: “Nulla e per caso”.

 

Grazie alle informazioni consegnate dal Colonnello Oleg Penkovoskij (nato il 1919 e fucilato a Mosca nel 1963, entrato nell’Intelligence militare russa GRU solo nel 1953 per “... era genero ad un Generale …”) al suo contatto a Mosca, l’inglese Winne (arrestato anche lui in Russia dal CS del GRU), si ebbero notizie inerenti l’addestramento degli Agenti info-operativi russi negli States.

 

Questo documento intitolato Lezione di Prikhodko, è stato valutato dalla CIA come di “eccezionale interesse”. Infatti, si trattava delle lezioni del Corso per gli Allievi dell’Accademia Diplomatica del GRU tenute dal Ten. Col. Ivan PRIKHODKO, un veterano di successo dell’Intelligence militare che aveva prestato servizio a New York presso l’ONU. Il corso che ha come oggetto “Tecnica di comunicazione e di manipolazione di fonti negli USA”, dove tutto e minuziosamente analizzato e comprovato.

 

Vale la pena segnalare alcuni passaggi dove spiega che: “… il contatto personale, pur essendo il più pericoloso, è qualche volta indispensabile. Non deve aver luogo in data e in posto fissi, deve essere breve e svolgersi di preferenza in una grande città e di sera, ma non in un quartiere qualsiasi.

Ad esempio, uno dei cinque quartieri di New York, Richmond, è nettamente sconsigliato. E’ lontano dal centro e raggiungibile soltanto per ferry-boat o attraverso un ponte. Bisogna evitare Harlem, un uomo bianco non è al sicuro, e China Town, dove si viene facilmente identificati.

Anche il settore compreso fra la 42^ Strada e la 34^ Strada è sconsigliato: è la parte più frequentata della città, ed anche la più sorvegliata dalla polizia.

Non c’è sicurezza neppure nelle vicinanze degli edifici delle Nazioni Unite, né negli immobili occupati dalle delegazioni dei Paesi socialisti; sono pericolosi anche i dintorni delle banche e delle gioiellerie (è sempre possibile una rapina, che provoca un improvviso afflusso di polizia, un controllo d’identità, ecc.)

I posti raccomandati sono i parchi, i campi e i circoli sportivi, i ristoranti, le spiagge, i motel, ecc.; insomma tutti i luoghi pubblici dove l’Agente può confondersi senza fatica in mezzo alla gente e dove la presenza può essere facilmente giustificata …”.

 

Il corso del Ten. Col. PRIKHODKO tiene nel debito conto le abitudini del Paese: “… Se l’Agente si reca in un bar deve saper fare un’ordinazione perfetta: non deve ordinare “una birra”, ma deve specificare la marca che desidera. I motel sono molto comodi e il proprietario annota il numero di targa dell’auto e identifica il guidatore, ma non il passeggero. Inoltre si può lasciare il motel il mattino presto senza dare sospetto …”. PRIKHODKO continua in tante altre raccomandazioni come: “… quando bisogna contattare le fonti, bisogna attivarsi due o tre ore prima per verificare con sufficiente margine di tempo se si è oggetto di sorveglianza da parte dei servizi avversari, laddove accertato bisognerà valutare se attivare un’antisorveglianza o chiedere supporto operativo per la contro-sorveglianza ...” . L’acuto lettore di questa intelligence community avrà notato la citazione contro-sorveglianza e non quella pertinente all’attivita di Polizia Giudiziaria di Osservazione Controllo e Pedinamento (c.d. O.C.P. vds. pubblici atti processuali), poiché esistono specifici e speciali confini tra le due attività che porterebbero a clamorosi errori in attività d’Intelligence.

 

PRIKHODKO aggiunge casi operativi, ad es.: “… lasciare l’auto a metà strada dell’incontro, prendere la metro e andare dall’altra parte della città, comprare un giornale, prendere un taxi per scendere nelle vicinanze dell’incontro, entrare in un bar e consumare un caffè, fare antisorveglianza, avvicinarsi al luogo dell’incontro tempo prima dell’orario stabilito per entrare in un cinematografo (sempre aperti e di giorno poco frequentati), riuscire e dirigersi sul luogo dell’appuntamento solo dopo aver consolidato una non attività di sorveglianza dei servizi avversari, altresì rinunciare e decidere di convenire ad un secondo appuntamento già precedentemente programmato e concordato con la fonte …”.

Ci sono tanti altri particolari molto precisi sullo stile di vita di alcune città statunitensi, la loro tipologia dei mezzi pubblici, la viabilità stradale, i quotidiani, le radio e le televisioni, le feste locali, ecc. .

 

Il corso di PRIKHODKO curava persino l’aspetto sociale e di psicologia neurolinguistica, come: “… gli americani ignorano le sfumature. Sono persone felici, dotate di un gran senso di umorismo …. La conoscenza del carattere americano aiuterà l’Agente a ben gestire la propria Fonte ….. Gli americani sono come altri popoli, patrioti. Sono fieri delle realizzazioni del loro Paese; onorano i loro eroi nazionali, ammirano i loro monumenti. L’Agente deve stare attento a non urtare il loro sciovinismo e deve ricordare che un suo commento sfavorevole su un presidente popolare come Washington , Linconln o Jefferson può ferire la Fonte. Può chiudersi il rapporto tra Agente e Fonte se l’Agente sottovaluta la cultura statunitense. Il popolo americano, più di altri popoli ha un amore innato per la libertà e per l’indipendenza, detesta la disciplina …... L’Agente non deve mai (mai) apparire o, peggio, palesare una maggiore cultura o conoscenza su una materia dove la Fonte è qualificata o persino esserne un Insegnante. L’Agente deve rispettare questi sentimenti e non esercitare pressioni sulla Fonte. Non deve imporgli i suoi compiti ma dirigere abilmente il suo lavoro e lodare le sue iniziative. Deve evitare intonazioni di voce sbagliata o rispedire al mittente eventuali provocazioni, che potrebbero essere scaturite da una mancata attenzione di quanto verbalmente detto dall’Agente. La Fonte è un bene. …”

Nulla è lasciato al caso.

Questo corso, che è solo una parte dell’addestramento, fa capire quanto già allora poteva essere avanzato il livello di preparazione degli Agenti del SI militare russo. Anche se i Maestri non sono mancati, quanto avrei voluto essere stato un suo allievo. Eccome. Anche se in questo momento questo cognome russo mi ricorda qualcosa … ma non riesco ancora a focalizzarlo. Forse.

 

Termino qui. So bene di averVi tenuto incollati al monitor più del solito, ma l’analisi su questo Caso dovevo parteciparvela, auspicandomi di non avervi annoiato.

 

Ogni critica e sempre ben accolta. Ancora Imparo.

 

Dr. Gavino Raoul Piras

 

Note:

1 sempre attuale e non come erroneamente indicato in un recente e comunque raccomandabile testo: “Manuale d’Intelligence” di Antonella Colonna Vilasi, settembre 2011.

 

 

 

Lo spionaggio russo in Francia

In questo capitolo si rappresenterà un’eclatante attività di spionaggio svolta dall’Intelligence militare russa (il GRU) Versus la Francia e, in parte, la Gran Bretagna.

Dal successo di questa attività di spionaggio, nota come Operazione “Bolla d’Aria”, i francesi fecero tesoro della lezione e di quanto già disquisito da Cicerone: Historia est magistra vitae.

Infatti, i servizi segreti francesi riformulando la loro dottrina si specializzarono nella specifica branca del Controspionaggio Industriale. A breve proverò a fare un’analisi sull’attualissima nuova riforma dell’intelligence tuttora in corso in Francia, laddove il Presidente Hollande ha evidenziato uno snellimento dei servizi (in particolare quello interno, il DCRI) senza intaccarne la sicurezza nazionale.

 

Prima del secondo conflitto mondiale, quando la Germania era l’unico obiettivo dei SS.II. francesi, quest’ultimi individuavano l’attività di circa 50 Agenti all’anno (comprese le Fonti umane).

Dal 1959 al 1969, questa media è scesa a 10 Agenti accertati. Eppure, all’epoca, secondo la valutazione di qualificata stampa francese, ben 15 nazioni avevano nel loro Paese ben 20.000 Agenti operativi.

A mio modesto parere il numero è esagerato. Verosimilmente, gli analisti/giornalisti, seppur ben informati, avevano conteggiato anche un’ipotetica rete di fonti e fiancheggiatori di ogni genere.

 

Se il Controspionaggio è stato reso più facile dai perfezionamenti della tecnica, gli Agenti dello spionaggio sono dotati di nuove tecnologie, sempre migliori e sempre più facilmente occultabili. D’altra parte i bilanci dell’ex DST1e l’ex SDCE2 sono magri ed i dispositivi hanno costi particolarmente elevati. La fiducia degli Agenti francesi viene meno e la loro attività è entrata nel famigerato meccanismo burocratico e di protocollazione di qualsiasi loro attività.

Insomma, quanto di peggio possa capitare ai Servizi d’Intelligence di qualsiasi Stato.

Parimenti, è quanto di meglio possa capitare per l’attività di spionaggio dei SS.II. avversari.

 

Ecco il risultato.

 

Il 16 febbraio del 1965, il cittadino russo Sergey PAVLOV, accreditato in Francia quale Rappresentante Generale della compagnia di bandiera AEROFLOT, si trovava all’aeroporto parigino in compagnia di un nutrito gruppo di Ispettori della Gendarmeria, che osservavano costantemente ed accertavano la partenza di PAVLOV.

Antefatto. Il giorno prima il Rappresentante in Francia dell’AEROFLOT, era stato “colto in flagranza” durante un contatto clandestino. Nonostante le credenziali diplomatiche, gli Ispettori della Gendarmeria francese furono immediatamente autorizzati dall’Autorità Giudiziaria per procedere alla perquisizione. Nella valigetta di PAVLOV i Gendarmi trovarono documenti e progetti su certi turboreattori e su un sistema radar di ultima generazione di fabbricazione francese. Nella stessa giornata il Governo francese, per tramite del Ministro degli Affari Esteri, ritirarono le credenziali diplomatiche a PAVLOV procedendo all’immediata “espulsione per motivi di sicurezza nazionale”.

 

L’Operazione mise fine alla rete ed all’operazione di spionaggio “Bolla d’Aria” del Rappresentante Generale dell’Aeroflot.

 

Purtroppo per i francesi il GRU russo aveva già completato l’Operazione, riuscendo ad impossessarsi del famoso progetto franco-britannico “Concorde”, carpendone piani e progetti in un’attività di spionaggio verosimilmente durata 4 anni.

Il Bilancio è stato un danno di 7 miliardi di franchi d’investimento e di lavoro di migliaia di ingegneri, specialisti ed operai rimesso in causa. Si è persino perso il vantaggio di sfruttare la prima linea di trasporti aerei supersonici.

Un danno al prestigio e uno, ancor più grave, all’economia francese e britannica: il Concorde, commercialmente, non è nato sotto una buona stella, contrariamente al supersonico russo Tupolev 144.

 

Infatti, le informazioni acquisite negli anni dal GRU nell’Operazione “Bolla d’Aria”, permisero di costruire in Russia un paritetico cantiere per la costruzione e la messa in opera del fratello siamese del Concorde, il Tupolev 144 appunto.

Vi inviterei a cercare delle immagini in internet richiedendo solo i nomi dei succitati aerei supersonici. Per quanto mi riguarda mi è parso che il fratello siamese abbia avuto addirittura un miglioramento nella parte dei turboreattori posti nella fusoliera anziché sotto le ali come il Concorde. Mentre il design è un vero “copia e incolla”.

 

I francesi avevano fatto il lavoro preparatorio e tutti i calcoli. Nel supersonico aereo russo c’erano anche le strumentazioni di pilotaggio automatico studiati in Francia.

Fotocopie dei piani del progetto Concorde passavano da Ostenda, Berlino-Est e Varsavia. In Francia vennero successivamente arrestati diverse persone implicate nell’Operazione “Bolla d’Aria”: come ad esempio un impiegato di un’agenzia di turismo ed un Professore di Storia. Tutte comparse senza interesse, come proveranno le successive indagini. I veri Agenti e la “rete fonti” erano sfuggite dalle maglie del Controspionaggio. Anche qui il GRU ha dato prova di valore proteggendo i suoi Agenti e sacrificando semplice “zavorra” posta appositamente in essere per contro-informare.

 

L’espulsione di Sergey PAVLOV, stimolò tutti i SS.II. della NATO a riflettere sulla reale attività della compagnia di bandiera russa AEROFLOT.

Seguì un’intensa attività da parte del S.I. esterno francese, l’ex SDECE, che partecipò all’Alleanza le modalità operative poste in essere dai russi. Grazie a questo, l’Intelligence belga scoprì che il russo Vladimir SERETUN, Capo Scalo dell’AEROFLOT a Bruxelles, aveva monitorato le attività delle basi NATO e del personale in transito all’aeroporto (capi delegazione, personale accreditato, corrieri diplomatici, ecc.) con il fine di “avvicinarli”. Ma non per questo l’attività del GRU attraverso l’AEROFLOT si è fermata: seguirono negli diversi e successivi anni casi di spionaggio con arresti ed espulsioni ad Amsterdam e persino a Cipro.

 

Ma come anzidetto nella premessa, i Servizi d’Intelligence francesi resero efficiente la loro débacle: la Storia è Maestra di Vita.

 

L’Intelligence francese, studiò, analizzò in ogni particolare l’Operazione “Bolla d’Aria”, ipotizzando ulteriori e possibili scenari anche in altri campi industriali di interesse nazionale.

E’ così che produssero e pubblicarono un primo manuale da distribuire alle varie realtà economiche e finanziarie della Francia. La prima tiratura è stata di ben 23.000 copie, in cui i vari dirigenti aziendali trovavano tutti i consigli pratici ed i migliori metodi per prevenire e bloccare la fuga delle informazioni, dei progetti di fabbricazione, le statistiche riferite a potenziali casi e segmenti di mercato: insomma, tutto quello che poteva suscitare l’interesse di Agenti dei SS.II. stranieri.

 

L’Intelligence francese, rimarcava il fatto che il danno economico di queste “fughe di informazioni” si riversava sull’intera Nazione, e ciò spiega l’insistenza con la quale i SS.II. francesi sollecitavano gli industriali a diffidare di tutto e di tutti, scrivendo nel manuale frasi come:

  • “… il segreto e la riservatezza non sono mai cose da disprezzare. Essi riguardano sia la reputazione dell’Università incaricata della preparazione intellettuale e morale della futura classe dirigente, sia i segreti di fabbricazione che assicurano la rinomanza di un certo laboratorio o di una certa fabbrica. Quando si tratta di segreti di Stato, è la sorte stessa della Nazione che può essere compromessa, con la prosperità, la su potenza, la sua Vita …”

 

Da ciò ho appreso che lo spirito dell’Intelligence francese è particolarmente alto, persino brillante dove una sconfitta e diventata una vittoria, dove in primis ed ante omnia viene posta in essere il loro trascendentale sentimento, di “tocquevilliano ricordo”, del cittadino al servizio della Sua Patria.

Questo è quello che io intendo una civica “Cultura d’Intelligence”.

Chapeau bàs all’Intelligence francese.

 

In Francia, fino a quel momento, diversi dirigenti d’azienda pensavano che lo spionaggio fosse “un affare” militare, concernente ai piani ed ai segreti della Difesa. In questi ultimi anni invece, per reazione, si assiste ad un rafforzamento della sicurezza, là dove era sempre valsa la regola della più innocente fiducia.

 

Non è facile distinguere i metodi usati dallo spionaggio (lo spionaggio è Arte allo stato puro, pertanto si adatta e diversifica con asimmetria), tuttavia e tuttora, salvo rare eccezioni, non vi sono imprese europee di valido spessore che non solo adottino misure di sicurezza, ma che hanno un responsabile e persino un vero e proprio Team dove, per comprovata professionalità, tutti vengono ben inquadrati in seno alla Società stessa.

 

 

note:

1 il S.I. interno, dal 2007 DCRI.

2 il S.I. esterno, da diversi anni noto come DGSE, famoso per brillanti operazioni compiute negli ultimi 20 anni, uno fra tanti la cattura in Africa del pericolo pubblico nr.1 al Mondo: Carlos, “lo sciacallo”.

 

 

 

Storia dell’Intelligence - Lo spionaggio russo in Italia: il Caso Rinaldi.

Premessa.

Nel XXI secolo, non si può pensare di avere o fare Intelligence se prima non si conosce la sua Storia.

Voglio esordire con questa mia certezza nella prima presentazione sulla Storia dell’Intelligence.

 

In questi giorni pensavo a come poter partecipare a questa intelligence community una qualsiasi analisi se non rappresento dei casi storici con cui confrontarsi, così che possano avere dei riferimenti tangibili con cui confrontare tout court qualsiasi analisi e, magari, vedere nascere anche nel nostro Paese una cultura d’Intelligence. Una cultura che non è qui intesa come mera security, ma come un bene personale da partecipare alla nazione per spirito e buon senso.

In questo primo capitolo ci riconduciamo ad un curioso caso dell’attività di spionaggio russo nel nostro Paese, certo che troverete quantomeno curioso il fatto, perché qui si rappresentano fatti: le chiacchiere e le autocelebrazioni le lasciamo ai chiacchieroni ed ai millantatori, che (purtroppo) esistono e (per fortuna) si ripetono sempre nel loro ambito e si plasmano tra loro poiché “uniformati”.

 

Il Caso Rinaldi.

L’attività di spionaggio qui rappresentata vede come attori statuali: il servizio d’intelligence militare russo, il GRU, ed il Servizio Informazioni Difesa italiano, il SID: il Reparto/Divisione Controspionaggio del SID erede del SIFAR, dell’Ufficio “I” del Regio Esercito …, predecessore del SISMi e dell’attuale AISE, insomma l’unico vero Controspionaggio che abbiamo in Italia con un secolo di Storia e, soprattutto, di Informazioni.

In più circostanze, e quante ancora non sono state palesate per ovvi motivi, questo Controspionaggio ha manifestato un grande livello professionale: silente, operoso, efficace.

E’ presumibile che l’attività di Controspionaggio, qui raccontata, sia stata eseguita dai precursori (o forse già esistevano) di un gruppo di uomini e donne che costituivano la “punta di diamante” dell’Intelligence italiana: il Nucleo “K”, così come indicato anche dall’accorto Giuseppe De Lutis nel suo sempre aggiornato libro “I Servizi Segreti in Italia”, che vanta numerose riedizioni per gli aggiornamenti del caso. A questa classe elitaria: chapeu bàs.

 

Nella prima Capitale d’Italia, in un bar tipicamente italiano dove i discorsi generali gravitano nello sport, c’era un uomo certamente estroverso, che raccontava storie di avventure di cui era protagonista ed a cui nessuno credeva. Un buontempone, che, comunque, nell’ambiente dei paracadutisti era considerato un bravo istruttore, anche se lui si vantava di essere un campione. Ma il vero campione non era lui, Giorgio Rinaldi, era il suo quasi omonimo, Sauro Rinaldi, che da quell’identità di cognome avrebbe ricavato qualche fastidio.

 

Giorgio Rinaldi, non era un fonte dell’URSS, ma un vero e proprio Agente dell’Intelligence militare russa: il GRU. Per l’esattezza il Rinaldi era a Capo della più importante rete clandestina operante in Italia dalla fine dell’ultimo conflitto mondiale (ovviamente prima delle evidenze fornite dai Rapporti Impedian e della Fonte Centurione, cfr. “Il mio amico Sasha” di P. Guzzanti).

Giorgio Rinaldi è stato arrestato nel marzo del 1967 dal Nucleo Operativo dei Carabinieri coordinati dal Controspionaggio del SID che.

Il punto di forza del RINALDI è stato il suo profilo di persona, appositamente creato, che lo rendeva la spia meno spia immaginabile: esuberante, grande forchetta e forte bevitore con una chiacchiera da mal di testa, con un tenore di vita da insospettire chiunque (il Rinaldi non aveva una definita professione ne rediti conosciuti). Egli viaggiava spesso all’estero con un furgone riconoscibile da chiunque, perché aveva la carrozzeria dipinta in modo fantasioso, con le bandiere di varie nazioni (forse anche questa una provocazione), carico dei ogni tipo di attrezzatura per il paracadutismo sportivo; restava assente per lunghi periodi, compariva e scompariva con la stessa facilità con cui spendeva i soldi (l’unico serio acquisto è stato un bel appartamento a Torino).

Giorgio Rinaldi aveva sposato un’artista (pittrice e decoratrice) di sedici anni più anziana di lui, Antoniola Zarina: quando furono arrestati nel marzo del 1967, Giorgi Rinaldi aveva 36 anni e la consorte 52. Quest’ultima, ex fascista di Salò, con precedenti penali per apologia del fascismo, nota per la sua abitudine di uscire per le vie di Torino il 25 aprile con il lutto al braccio, per ostentare la sua nostalgia, aveva aperto la sua bottega artigiana al Borgo Medioevale al Parco del Valentino dove si dedicava a comporre oggetti con legno, ferro, fiori … Era specialista in un’arte giapponese di comporre i fiori: l’ikebana. Era così brava che ha insegnato anche a diverse donne della borghesia torinese.

Dopo una laboriosa attività d’Intelligence il SID decise di entrare in campo solo quando aveva localizzato, individuato e colto in flagranza l’uomo che fungeva da trait d’union ai coniugi Rinaldi e che curava il trasporto di materiale compromettente. Materiale relativo a basi della NATO nel Mediterraneo, navi e mezzi militari, cartografie e dislocazione di siti sensibili civili e militari, documentazione sensibile … ed il personaggio incaricato della raccolta dei microfilm e dei documenti da consegnare a Giorgio Rinaldi era Armando Girard. Una volta passato il materiale, i coniugi Rinaldi provvedevano ad una prima verifica, all’assemblaggio e ad un successivo trasporto e deposito del sensibile materiale in una buca morta sita in un incavo nel tronco di un vecchio plàtano sito al km 29 della S.S.1 (E80) “Aurelia”1. Già, una vera e propria dead letter box (DLB).

 

Ma è proprio qui che il Controspionaggio del SID ha dato prova di altissima professionalità perché, nonostante avessero già più che sufficienti prove dell’attività dei Rinaldi, hanno proseguito l’attività di Intelligence monitorando la buca morta in attesa che uscisse allo scoperto chi svuotava la stessa. E’ così che scoprirono l’attività di spionaggio del cittadino russo Yuri Pavlenko, Agente del GRU, accreditato come diplomatico presso l’Ambasciata dell’URSS.

Solo dopo che avevano inquadrato la Linea con Armando Girard, il Controspionaggio del SID si è attivato nel già citato marzo del 1967, chiudendo in toto l’azione di spionaggio arrestando i tre connazionali ed assicurandosi che l’Agente del GRU Yuri Pavlenko, unitamente alla propria famiglia, si fosse imbarcato su un volo della compagnia di bandiera aerea Aeroflot in partenza dall’aeroporto di Roma-Fiumicino.

 

L’attività del Controspionaggio del SID durò tre anni, dove scoprirono anche la ricetrasmittente ad onde corte gestita dai coniugi Rinaldi per i contatti diretti con la Centrale di Mosca; acquisirono una svariata quantità di documenti di alta classifica e qualificati dalla NATO; documenti su progetti di grandi industrie italiane.

Ma solo dopo aver inquadrato la Linea”(lo ripeto perché è fondamentale, valutato che potrebbero esserci “miles gloriosus” che non riescono neppure ad inquadrare il Servizio/Agenzia!) il Controspionaggio del SID ha attivato quella che verosimilmente sia ancora un caposaldo del Controspionaggio dell’AISE: l’azione intelligente al momento propizio”.

 

Solo dopo i mirati interrogatori degli uomini del Controspionaggio, si scoprì che, ad esempio, Giorgio Rinaldi aveva trascorso lunghi periodi presso l’Accademia del servizio d’intelligence militare russo GRU, dove aveva svolto diversi corsi di addestramento base e specialistici, tutti relativi a come organizzare e gestire una rete clandestina di spionaggio in Paese patrio. Sempre Giorgio Rinaldi tra le diverse specificazioni su come aveva appreso l’Arte, aveva rappresento che alcuni corsi li aveva svolti proprio nel medesimo edificio dove aveva sede l’Ufficio di uno dei più brillanti Agenti di tutti i tempi: l’Agente del GRU Vilyam Fisher alias Rudolf Abel2. Abel è la famosa Spia che fu preteso dai russi in cambio3 del pilota statunitense Francis Gary Powers, che mentre era a bordo di un supersonico “U2” e faceva fotografie sul territorio sovietico ad altissima quota, il 1 maggio 1960 (giorno di grande parta militare a Mosca), fu abbattuto da un missile terra-aria all’altezza di 18.000 metri mentre sorvolava la regione di Sverdlovk.

Fu un fatto particolarmente eclatante, che mise in seria difficoltà gli Stati Uniti agli occhi del Mondo. Molti di voi ricorderanno quei momenti o lo avranno studiato sui testi di Storia Contemporanea: le relazioni internazionali erano particolarmente tese.

L’evento, nel 1960, mando all’aria il Vertice di Parigi tra Eisenhower, Khruschev, De Gaulle ed il premier inglese MacMillan, che, tra l’altro, avrebbe dovuto risolvere la già innescata crisi per la “smilitarizzazione di Berlino”.

 

Concludo ritornando all’interrogatorio dei connazionali, dov’é curioso evincere tra le domande quella presentata da un Agente del Controspionaggio del SID a Zarina Antoniola, il quale ha chiesto come mai con un passato di vivo attivismo nel partito fascista e nel suo palesato credo politico si fosse posta al servizio di un Paese comunista. La Zarina Antoniola così rispose: “… ho visto in Russia che il comunismo ha fatto ciò che il fascismo aveva realizzato qui e che avrebbe continuato a fare: case, scuole, strade, ponti. Là c’è un governo forte e a me sono sempre piaciuti i governi forti. …”.

 

Gavino Raoul Piras

 

 

1 1n località Torre in Pietra, all’epoca Comune di Roma, ora di Fiumicino.

2 quando scriviamo su Abel, come dapprima su Sorge ed in ultimo sul recente Hermann Simm, “…. intendiamo identificare non spie ma superspie, che per la loro peculiare copertura ed inserimento nei Vertici istituzionali di una Nazione o di un Organismo giuridico Internazionale, accedono sistematicamente alle informazioni sensibili, influenzando persino le scelte in campo di politica estera, militare, economica, ….”(cfr. Tesi “L’Intelligence nelle Relazioni Internazionali: la Federazione Russa, G. Piras, 2011).

3 avvenuto il 10.021962 in Germania presso il ponte di acciaio di Glienicke di Potsdam(somigliante a quello di Budapest dove si può notare il famoso Hotel ..., lasciamo perdere, questa è ancora una storia troppo recente). Il ponte divento in seguito rendez-vous per scambi di spie, oggi è gettonata Vienna e Malta. Chissà perché?

 

 

 

Dottrina sul Controspionaggio

 

(Parte I)

 

 

L’attività di Controspionaggio (in seguito CS) diversamente da quanto “dichiarato” da diversi contro-informatori è stata svolta nell’Italia Unità da sempre. Di fatto ed in Atti”, è stata svolta sin dai tempi degli Uffici “I” del Regio Esercito e della Regia Marina. Per poi proseguire con il SIFAR, il SID(con il noto Reparto “D”) e con la Legge 801/1977 dal SISMi, con la famosa 1^ Divisione, successivamente rinominata DivisioneCS–CT (Controterrorismo, in considerazione dell’Operazione in Iraq ed Afghanistan)1.

A questi non va dimenticato l’apporto svolto dai SIOS di Forza Armata in seguito rinominati (AGS, RGS,…) con la Legge n.25/1997 “… riforma dei Vertici militari …” che ha permesso l’Istituzione dell’efficiente Reparto Informazioni e Sicurezza (RIS/Difesa) alle dirette dipendente del Capo di Stato Maggiore della Difesa ed ora anche del Ministro della Difesa, a cui le Agenzie/Reparti d’Intelligence di F.A. dipendono per l’impiego.

Con la Legge di riforma n.124/2007 più di un secolo di informazioni (si pensi alla Guerra Fredda, ecc.) sono ovviamente rimaste al SISMi, rinominato AISE, che grazie all’art.8 della medesima Legge è strettamente collegato al RIS/Difesa. Quest’ultimo, può svolgere “qualsiasi attività informativa” nell’ambito delle missioni militari all’estero, così come presso i Comandi militari in Italia e presso le Ambasciate dove ha sede l’Ufficio del’Addetto per la Difesa. Merita in questa sede sottolineare che la questione, di grande rilevanza dei rapporti tra l’AISE ed il RIS è stata tenuta a debito conto dal Legislatore della riforma che, valutato l’alto organico presente in Italia e, soprattutto, all’estero del RIS (quasi 70 Uffici all’estero, più i teatri Operativi, …), non ha potuto inserire il RIS/Difesa tra i soggetti del sistema di informazione per la Sicurezza della Repubblica, tra i quali invece era stato chiaramente collocato sin dalle prime fasi della riforma e non inserito nell’ultimo periodo(luglio 2007). I buona sostanza, verosimilmente non vi erano le risorse finanziarie. Ciò non toglie che il RIS/Difesa è certamente un efficiente e polivalente Servizio d’Intelligence.

Sempre il merito al CS va rilevato che ai sensi dell’art. 2 l’AISE non ha perso alcuna competenza all’estero, rafforzandola nell’ambito del territorio nazionale nelle attività in materia di contro proliferazione concernenti materiali strategici, che sin dai tempi della guerra fredda hanno costituito la maggiore percentuale di attività di CS nel nostro Paese.

All’art.3 della Legge 124/2007, si evince come il Legislatore abbia affidato i compiti di CS nel solo ambito nazionale alla neonata AISI erede del SISDe (costituito il 1° gennaio 1978). Nell’intera Legge di riforma, questo è l’unico punto sito in un unico articolo che ha lasciato perplessi molti professionisti ed affermati analisti del settore:

  • a cosa serve dividere le competenze di Controspionaggio in attività endogena ed esogena, quando è l’unica minaccia che di certo nasce dalla volontà di uno Stato estero che la pone in essere in uno o più Paesi all’estero come ad es. l’Italia? Qual’é la ratio che ha portato questo, in considerazione che oggi più che mai si parla anche di revisione della spesa pubblica: spending review? Spendiamo denaro pubblico per strutture e mezzi che erano già collocati, spesso in modo assolutamente gratuito? Per nuovo personale da addestrare, quando già esistono con tanto di know how? Sempre in ragione della spending review, chi sarebbero questi insegnanti di comprovata attività di CS con almeno negli ultimi 10 anni (dico almeno)?

 

L’attività di CS ha lo scopo di impedire la corrispondente attività di spionaggio avversaria; essa si esplica fondamentalmente mediante:

  1. la prevenzione, adottando provvedimenti per rendere difficile ed irto di ostacoli il campo d’azione avversario (informazioni sul personale, misure di sicurezza attive e passive, controllo selezionato di stranieri, ecc. …). L’attività di prevenzione è nel suo insieme complessa, onerosa, minuziosa e di basso profilo;

  2. la disinformazione, quando si strumentalizza l’Azione avversaria fornendo volutamente all’avversario, materiale informativo intossicato. La disinformazione presuppone chiare direttive da parte delle SS.AA. politiche e militari;

  3. l’extrema ratio, ovvero l’intervento drastico a conclusione di Azione e/o Azioni svolte che hanno svelato la pericolosità per la sicurezza nazionale dell’Agente avversario. La repressione, specie se nei confronti di diplomatici, oltre ad essere autorizzata sempre dall’Autorità politica, deve essere centellinata perché porrebbe in pericolo l’eventuale rete umana di fiduciari/fonti, oltre ad una probabile ripercussione da parte del Governo dell’Agente straniero che potrebbe far rimpatriare dalla loro Nazione uno o più nostri connazionali con un’accusa simile o persino più grave, annullando le relazioni politiche bilaterali.

Con ciò non voglio asserire che non c’è soluzione. Esse ci sono e sono diverse. Un esempio è un diplomatico incontro bilaterale tra i rispettivi Direttori dei SS.II., laddove in una fase del colloquio chiedono di essere lasciati soli (al massimo con gli interpreti simultanei) in cui un Direttore passa un anonimo fascicolo, tenuto chiuso e relativo all’Agente scoperto, all’altro Direttore. Quest’ultimo sarà l’unico ad aprirlo, leggerlo, richiuderlo e restituendolo sempre al suo Pari.

Con altissima probabilità, il risultato sarà il rimpatrio ufficiale ed immediato dell’Agente straniero entro le successive 72 ore “per motivi di servizio”. Ci sono anche altri ed eleganti metodi.

 

Questi tre tipi di attività di CS si esplicano contemporaneamente, si completano a vicenda ed a volte si sovrappongono; infatti, l’Azione avversaria con la quale si è preso contatto può essere agevolata allo scopo di favorirne lo sviluppo e poter successivamente intervenire con risultati più consistenti.

 

I capitoli che seguiranno hanno lo scopo di:

  • illustrare i principali aspetti e procedimenti info-operativi del CS;

  • delineare le caratteristiche (modus operandi) degli Agenti avversari, non escludendone l’aspetto psicologico;

  • rappresentare le caratteristiche dei maggiori Servizi d’Intelligence avversari per carpirne i loro potenziali Piani di Ricerca;

  • capire pro e contro degli stessi SS.II., anche nell’ambito delle loro competizioni interne;

  • recenti esempi di casi.

 

Ciò costituirà Dottrina, Studio ed Analisi da consultare e di riferimento per le attività quotidiane, ma non rappresentano norme rigide o vincolanti in quanto non intendo porre limiti alla indispensabile Intelligenza, Talento, iniziativa, capacità di immaginazione ed esperienza sul campo di coloro che si cimentano o vorranno cimentarsi in questo che, personalmente, considero il lavoro più bello del Mondo.

 

Gavino Raoul PIRAS (I’m still learning)

 

 

1 Vi era una distaccata e piccola componente (Sezione) che si occupava marginalmente di Criminalità Organizzata.

 

 

 

Cos’è il Controspionaggio

 

(Introduzione)

 

Dr. Gavino Raoul Piras, analista indipendente d’Intelligence.

 

 

In questa breve introduzione, che vedrà certamente successivi è più dettagliati approfondimenti, cercherò di rappresentare l’attività principe di un qualsiasi Servizio/Agenzia d’Intelligence: il Controspionaggio (CS). Quest’ultimo, che in lingua inglese1, ovvero compreso nel Glossario della NATO, è nota come Counter-Intelligence(C/I), che non deve essere rigorosamente confusa come un’attività di contro-informazione, contro-ingerenza, contro-insorgenza, ecc., le quali sono sottosettori delle attività di Controspionaggio2.

 

Come noto, l’attività difensiva/offensiva da parte dei Servizi di Informazione (SSII) di uno Stato straniero non viene svolta solo all’estero, attraverso la branca di ricerca, ma anche nei rispettivi Paesi da Agenti appartenenti alla branca d’élite del ControSpionaggio (CS).

 

Deve essere appreso “a priori che la ricerca informativa occulta di uno Stato, lo spionaggio, nasceper naturanel suo stesso Stato/Nazione3. Sostanzialmente, una qualsiasi attività di spionaggio da attivarsi ad esempio nel nostro Paese, ha una produzione iniziale da parte di un qualsiasi Servizio/Agenzia d’Intelligence in seno al suo Paese. Questo chiarimento è dovuto per poter proseguire nelle successive ricerche e studi in materia di spionaggio e controspionaggio, laddove l’ultima riforma nel nostro Paese (L.124/2007) ha lasciato perplessità su diversa scala, ascoltati, letti e considerati gli ultimi avvenimenti occorsi negli ultimi mesi.

 

Il CS non è un contrasto al terrorismo e/o alla criminalità organizzata, dove invece esistono tipicità endogene ed esogene ad una nazione: non a caso esiste l’Anti-Terrorismo ed il Contro-Terrorismo, l’Anti-Crimine è il Contro-Crimine (nazionale o transnazionale), che tra l’altro distinguono in modo marcato le attività istituzionali di competenza delle Forze di Polizia e Servizi/Agenzie per le Informazioni e la Sicurezza.

 

Il CS fa caso a se: non conosce territorialità.

 

Inoltre, a differenza del terrorismo e della criminalità dove gli attori sono distinti e separati tra gli appartenenti al Forze di Polizia ed i malviventi, nel Controspionaggio gli Attori sono “colleghi” la cui unica differenza è la Bandiera a cui prestano servizio4.

 

Gli Organi della branca CS, investiti del “controllo degli stranieri e delle loro relazioni anche con connazionali”, operano avvalendosi di tutti gli strumenti tecnici e di qualificato personale a disposizione, pertanto sono nelle migliori condizioni per passare dalla sorveglianza a scopo difensivo ad una Azione offensiva(ad es. una misura attiva, un double cross, ecc.)

 

L’attività di CS è diretta al monitoraggio/contrasto delle attività dei SSII stranieri in danno ad obiettivi sensibili nazionali ed all’estero, attraverso:

  • acquisizione informazioni per la tutela degli interessi nazionali;

  • valutazione/valorizzazione delle stesse;

  • analisi/adozione delle contromisure da adottare.

Per obiettivi sensibili all’estero si intendono:

  • Rappresentanze diplomatiche;

  • Contingenti militari;

  • Enti, Organizzazioni, attività d’impresa nazionali;

  • Comunità nazionali.

 

Le attività ostili del CS straniero in danno delle Rappresentanze diplomatiche all’estero possono essere raggruppate in quattro categorie:

  • penetrazioni dirette, con l’ingresso in Uffici, appartamenti privati, camere d’albergo (con acquisizioni di documenti ed altro);

  • penetrazioni tecniche, microfoniche, informatiche e telefoniche;

  • penetrazioni nell’ambito del personale;

  • penetrazioni nella corrispondenza.

 

Nessuna di tali metodologie esclude le altre ed i SSII operanti tendono a combinare le diverse tipologie per trarne il maggiore vantaggio possibile.

 

Intendo soffermarmi brevemente sulle “penetrazioni nell’ambito personale”.

 

Storicamente, il personale diplomatico, di un istituto di credito, di un’impresa, ecc. che si reca nei Paesi stranieri per soggiorni prolungati è sottoposto ad una attenta azione di controllo al fine di accertare se sia un Agente sotto copertura o meno. Il controllo è realizzato attraverso:

  • osservazione diretta(sorveglianza);

  • osservazione tecnica(telefonica e ambientale);

  • osservazione fiduciaria, attraverso collaborazione di personale locale (chiunque).

Gli accertamenti, una volta escluso che si tratti di un “Agente info-operativo”, perdono la funzione difensiva ed assumono proiezione offensiva. Si mira a raccogliere dati ed informazioni su attività, abitudini, condotta, debolezze o vizi di un soggetto al fine di individuare i lati su cui premere l’aggancio.

 

I sistemi più usati sono:

  • la corruzione, attraverso adescamenti in situazioni erotico-sentimentali, traffici illeciti (valuta, preziosi, oggetti d’arte, ecc.), o mediante promesse di compensi in denaro;

  • il ricatto, normalmente usato quando un tentativo di corruzione sia stato vano, mediante minaccia di ritorsioni, rappresaglie, rivelazioni di notizie lesive alla carriera o nell’ambito familiare di un comportamento illecito o vizioso posto in essere dalla persona;

  • agganciamento progressivo, scaturito come rapporto di amicizia tra il soggetto e l’Agente sotto copertura straniero che diviene man mano più confidenziale, che scivola in rapporto di collaborazione informativa dal quale non si è in grado di sottrarsi.

 

Termino qui questa breve presentazione, tesa a fornire la necessaria Dottrina per questa intelligence community, così da poter avere un filo conduttore chiaro, semplice e pratico per la lettura dei vari casi storici di spionaggio e controspionaggio che saranno qui partecipati.

 

1 ed una volta anche in lingua francese che poi lo ha tramutato in un più a noi comprensibile counter-éspionage.

2 cfr. Tesi di Laurea in Scienze Politiche L’Intelligence nelle Relazioni Internazionali: la Federazione Russa, G. Piras, luglio 2011.

3 Come da nota 2

4 cfr. “Teoria del Capitale Informativo”, come da nota 2.