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Temi globali

Quando si viveva nella paura, l’Italia negli anni bui

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La storia è una “maestra di vita” che ripercorre gli avvenimenti del passato che hanno caratterizzato i cambiamenti geopolitici, culturali ed economici di un territorio. Volgendo lo sguardo al nostro Paese e focalizzando l’attenzione a partire dal primo Ventennio del ‘900, con l’avvento del regime fascista nel 1922, si può notare una deriva autoritaria che portò nel 1926 alla promulgazione delle leggi fascistissime. Una serie di norme che consentivano di considerare “legali” solo i giornali e le associazioni socio-culturali che erano in linea con il pensiero politico del governo dittatoriale in carica o venivano controllati dallo stesso. Allo stesso tempo fu abolito lo sciopero e si stabilì che soltanto i sindacati fascisti potevano esercitare le loro funzioni. Ben più grave fu l’emanazione delle leggi razziali nel 1938, a seguito dell’allineamento politico e filosofico con la Germania hitleriana; un regolamento legislativo discriminatorio nei confronti di ebrei, zingari e disabili e che considerava “pura” solo la razza ariana. Un altro periodo storico “buio” per l’Italia, fu quello a partire dal 1968 fino agli anni Ottanta con i cosiddetti “anni di piombo”, che videro l’ascesa delle Brigate Rosse e del terrorismo di estrema destra, e che ebbero come conseguenze atti di violenze nelle piazze, stragi e attentati contro esponenti politici. Tra i maggiori  gesti di violenza ricordiamo: la strage di Piazza Fontana a Milano del 12 dicembre 1969 (17 morti e 88 feriti); la strage di Gioia Tauro del 22 luglio 1970 (6 morti e 66 feriti); la strage di Peteano a Gorizia del 31 maggio 1972 (3 morti e 2 feriti); la strage della Questura di Milano del 17 maggio 1973 (4 morti e 52 feriti); la strage di Piazza della Loggia a Brescia del 28 maggio 1974 (8 morti e 102 feriti); la strage dell’ Italicus a San Benedetto Val di Sambro (BO) sul treno Roma Brennero del 4 agosto 1974 (12 morti e 105 feriti); sequestro (16 marzo 1978 in Via Fani) e uccisione (9 maggio 1978 e ritrovamento in Via Caetani) dell’ex Presidente del Consiglio e Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro; strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980  (85 morti e 200 feriti). Tutto ciò instaurò un clima di paura nella popolazione italiana nel suo vivere quotidiano. Un clima che purtroppo sembra riaffiorare alla luce anche degli ultimi avvenimenti riguardanti episodi di razzismo e di suprematismo bianco come il caso di Luca Traini o il rischio di attentato terroristico ad opera di alcune cellule jihadiste operative in Italia o per via dei foreign fighters di rientro dai territori del Califfato.

di Domenico Pio Abiuso

Nicolas Maduro e la crisi venezuelana

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Dall’avvento nel 2013 alla presidenza della Repubblica del Venezuela di Nicolas Maduro, già vicepresidente e Ministro degli Esteri, lo stato sudamericano vive una forte crisi umanitaria socio-economica, produttiva, occupazionale e istituzionale. Dalla “presa del potere” di Maduro, l’inflazione oscilla tra il 700 e il 1.100% e la moneta nazionale, il bolivar, è ormai svalutata. Il deprezzamento monetario ha avuto come conseguenza da parte delle persone il non potersi permettere di comprare beni di prima necessità come cibo, costrette a frugare tra la spazzatura con la conseguente perdita di peso soprattutto da parte dei bambini, medicine, nelle farmacie è presente solo il 38% dei medicinali di base ed il carburante. La depressione monetaria in atto nella Nazione ha portato e sta portando ad un crollo produttivo delle industrie dovuto alle mancanza di materie prime, con ripercussioni sull’occupazione, soprattutto giovanile, dovute alla chiusura di queste ultime. Il paese sta avendo contraccolpi anche a livello istituzionale in quanto Maduro di fatto ha violato l'ordine costituzionale, esautorato il parlamento e l’opposizione e rivoluzionato il sistema democratico dello Stato. Per queste ragioni ci sono state veementi manifestazioni di protesta da parte della popolazione e della stessa opposizione, talvolta culminate con la morte di manifestanti. Nel 2019 a seguito della rielezione di Maduro alla carica di Presidente della Repubblica, il leader della minoranza governativa, Juan Guaidò, ha dichiarato illegittimo il mandato di Maduro e si è autoproclamato Presidente della Repubblica Bolivariana. Il rivale di Maduro è stato riconosciuto come presidente ad interim dal presidente statunitense, Donald Trump e dai governi di Francia, Regno Unito, Canada, Brasile, Colombia, Paraguay, Argentina, Perù, Ecuador, Cile, Guatemala e Costa Rica; invece Russia, Cina, Messico, Bolivia, Uruguay, Turchia, Nicaragua ed El Salvador continuano a riconoscere Maduro come presidente legittimo. Si spera al più presto in un intervento risolutivo o in nuove elezioni, questa volta veramente democratiche per risollevare le sorti della Nazione sudamericana e non farla cadere nel baratro.
 
di Domenico Pio Abiuso
 

A cosa serve studiare la Storia?

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La storia non è tra le materie più amate dagli studenti. Ricordarsi tutte quelle date e quegli eventi, per molti ragazzi, è un incubo. Eppure, esiste più di un motivo per cui studiare la storia è essenziale. Forse non sarà utile per trovare lavoro, ma per imparare a stare al mondo sì. Oggi ne abbiamo avuto la prova: tre ragazze hanno fatto un saluto romano con alle spalle il campo di concentramento di Auschwitz. Se fosse un caso isolato, si potrebbe archiviare la cosa, riducendolo ad un caso sporadico. Eppure, oggi sono sempre più frequenti gli episodi di odio, razzismo, discriminazione e bullismo. Solo per citarne alcuni, perché la lista sarebbe molto più lunga, la vita dell’umanità è una serie di corsi e ricorsi storici. Lo è perché l’uomo è sempre lo stesso, e quindi si tendono a ripetere gli stessi errori. Oggi corriamo il rischio di cadere di nuovo negli errori che hanno distrutto questo mondo. Tutto nasce dal piccolo, e da un piccolo gesto nascono i grandi fenomeni. Viviamo in un’epoca di precarietà di valori, nella quale tante cose che ci sembrano scontate ed acquisite. La nostra è una società frenetica che non ci dà il tempo di fermarci a riflettere, eppure, dovremmo farlo. Leggere libri di storia è importante perché ci aiuta a comprendere il passato, il quale serve da monito per il presente, serve a farci capire che ciò che siamo oggi è una conquista delle passate generazioni. A cosa serve studiare la Storia? Serve a vivere come uomini in una società civile, ma oggi serve probabilmente a rispondere a questa domanda: quali conseguenze porterà questa o quella azione? In Polonia la legge non vieta l’apologia al nazismo e al fascismo ma se venissero applicate le norme contro la diffusione di sentimenti di odio, le tre ragazzine rischierebbero fino a tre anni di reclusione. Questo gesto deve essere un monito per tutti noi, cerchiamo di capire in che direzione sta andando il mondo e invitiamo i giovani a studiare, perché la cultura e la conoscenza ci rendono capaci di vivere un mondo migliore, un mondo di diritti e libertà.
 
di Daniele Leonardi

Generale Vecciarelli nuovo capo di Stato Maggiore della Difesa

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Il passaggio del testimone al vertice delle Forze Armate si è svolto alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, del Vicepresidente della Camera, Mara Carfagna e del Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta ed è stato salutato dalla partecipazione di numerose Autorità civili, militari e religiose. “In questi ultimi anni abbiamo visto le Forze armate occupare un ruolo sempre più importante nella vita del Paese” – ha affermato il Ministro della Difesa durante la cerimonia del cambio del Capo di Stato Maggiore della Difesa – “esse si sono costruite un patrimonio di credibilità, esperienza e capacità, sia di fronte all’opinione pubblica nazionale che a quella internazionale, che dobbiamo preservare in tutti i modi e oggi” – ha continuato il Ministro – “sono sempre più impegnate a presidio della sicurezza interna ed esterna del Paese, per il bene dei cittadini”. Dinanzi ad uno schieramento in armi di reparti dell’Esercito, della Marina, dell’Aeronautica, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, il Generale Graziano, all’atto della conclusione di circa 44 mesi di responsabilità alla guida dello strumento militare, ha voluto accomiatarsi dagli uomini e dalle donne delle Forze Armate sottolineando che “l’Italia è un Paese di riferimento per la NATO e membro attivo per le Nazioni Unite e tale ruolo ci pone nelle condizioni di poter partecipare da protagonisti a tutti i meccanismi ed i progetti di interesse che si sviluppano nell’arena internazionale“ - ha poi aggiunto - “la mia esperienza da Capo di Stato Maggiore della Difesa mi lascia, anzitutto, una ferma consapevolezza: quella di aver avuto il privilegio di guidare sul campo i migliori soldati del Mondo. Per questo sono grato alle Istituzioni che mi hanno consentito di vivere questo intenso ed emozionante percorso, costellato di soddisfazioni professionali e morali, ma anche di momenti di preoccupazione, in cui sono stato chiamato ad assumere scelte impegnative, che avrebbero potuto mettere a rischio l’incolumità o la vita stessa dei miei militari. L’ho sempre fatto guardando al bene della Patria – in linea con le missioni assegnate e con le direttive dell’Autorità Politica – e con la consapevole certezza di poter contare sul miglior capitale a disposizione, quello umano, centro di gravità delle Forze Armate. Ad esso va dedicato ogni nostro sforzo ed ogni nostra attenzione, senza demagogia, senza secondi fini, sapendo che anche in questo momento, in qualche luogo della terra, un uomo o una donna con il tricolore cucito sull’uniforme e sulla pelle sta operando in armi, a protezione dei deboli e per la tutela degli interessi nazionali. Negli ultimi trenta anni l’Italia ha maturato prestigio e credibilità proprio dall’efficacia dell’impiego delle sue Forze Armate”. Il Generale Graziano termina il mandato di Capo di Stato Maggiore della Difesa ed assumerà, già da domani a Bruxelles, il prestigioso incarico di Presidente del Comitato militare dell’Unione Europea. Quale massima autorità militare dell’Unione Europea, il Generale Graziano è atteso da molteplici sfide volte al rafforzamento della dimensione di difesa e sicurezza del continente, nell’ambito della PESCO (Cooperazione Strutturata e Permanente nel campo della Difesa) e anche con l’obiettivo di migliorare e rafforzare la cooperazione NATO – UE, strumento fondamentale per fornire una risposta efficace e collettiva alle attuali minacce alla sicurezza, prima tra tutte il terrorismo internazionale. Dopo il formale passaggio delle insegne, il Generale Vecciarelli ha preso la parola e ringraziando il Generale Graziano per quanto fatto in un periodo caratterizzato da eccezionali sfide alla sicurezza e da profondi cambiamenti, ha dichiarato: “intendo continuare ad investire sull’elemento umano facendo leva, innanzitutto, sulla forza delle idee, sulla spinta di innovazione che viene dal basso. Dobbiamo saper cogliere il nuovo senza timori, avere il coraggio di stigmatizzare vecchi preconcetti ideologici ma anche allontanare abitudini obsolete e sclerotici status-quo” e ha concluso “ponendomi idealmente di fronte ad ognuno dei miei uomini e donne e innanzi ad ogni cittadino italiano mi impegno a profondere ogni mia risorsa fisica, morale e intellettuale per assolvere i doveri costituzionali”. Il Generale Vecciarelli, neo Capo di Stato Maggiore della Difesa, come responsabile dell’area tecnico-operativa della Difesa e dell’impiego dello strumento militare nazionale, si troverà alla guida di circa 180.000 uomini e donne delle Forze Armate, quotidianamente impiegati nelle operazioni, in Italia e all’estero, che vedono oggi il nostro Paese schierare i propri militari in 40 missioni, condotte in 24 paesi/aree geografiche. Tale impegno è finalizzato a fronteggiare le sfide alla sicurezza provenienti da due archi di crisi e instabilità: uno a sud, che dal Medio Oriente investe la sponda nordafricana e la fascia sub-sahariana ed uno ad est, che dal Baltico abbraccia il Mar Nero e il Mediterraneo Orientale.
 
fonte Stato Maggiore della Difesa

Moqtada al Sadr trionfa alle elezioni legislative in Iraq

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Lo scorso 12 maggio in Iraq si sono svolte le consultazioni per eleggere il Premier della Nazione, chiamando alle urne 24,5 milioni di elettori. I seggi elettorali sono stati presidiati da massicci dispositivi di sicurezza, poiché i jihadisti, seppur in maniera minore, continuano a rappresentare una consistente minaccia. Sono state 3 le liste a contendersi la possibilità di guidare il Paese per i prossimi 4 anni. Alla fine la lista “Allenza per la Vittoria”  del premier uscente Haider al Abadi, sostenuto dalla comunità internazionale, si è piazzata  al terzo posto conquistando 42 seggi.  Al secondo posto invece l'alleanza di milizie sciite (La Conquista) guidata da Hadi al Amiri, (47 seggi), mentre a vincere le elezioni è stata l'alleanza, guidata dallo sciita Moqtada al Sadr e denominata “Marcia per le riforme”, con 54 seggi.  Da notare il forte astensionismo che ha riguardato il 44,52% degli aventi diritto. Il programma di Moqtada era incentrato proprio sulla guerra contro la corruzione e la povertà, e teso a contrastare l'interferenza straniera (soprattutto di USA e Iran), che ha convinto molti elettori, in quello che è stato definito un voto di protesta.

di Domenico Pio Abiuso