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Afghanistan

Triplicati i rimpatri forzati verso l'Afghanistan

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Il numero degli afghani rimandati nella propria patria sono passati da 3290 nel 2015 a 9460 nel 2016. Questo aumento corrisponde a un marcato calo delle domande d’asilo accolte: dal 68% del settembre 2015 al 33% del dicembre 2016. Il fatto paradossale è che mentre in Afghanistan aumenta il numero delle vittime civili, i governi europei sono perfettamente a conoscenza di questa grave situazione. Infatti in un documento riservato diventato pubblico, essi avevano ammesso “il peggioramento della sicurezza e le minacce cui vanno incontro le persone”, così come “i livelli record di attacchi terroristici e di vittime civili” e nonostante ciò hanno dichiarato che “potrebbe essere necessario far tornare [in Afghanistan] oltre 80.000 persone nel breve periodo”. Particolare attenzione su questo argomento pungente è stata data dall’associazione non governativa internazionale impegnata nella difesa dei diritti umani, Amnesty, che denuncia il “Joint Way Forward”, l’accordo siglato il 2 ottobre dello scorso anno tra i paesi dell’Unione europea e l’Afghanistan il quale  prevedeva che i cittadini afghani, rifugiati in Europa, che non avessero base legale per restare in uno stato membro dell’Unione, sarebbero stati  rimpatriati nel loro paese d’origine attraverso procedure di  “ritorno volontario” o con “rimpatri forzati” anche di massa.  “Determinati ad aumentare il numero dei rimpatri, i governi europei stanno attuando una politica tanto sconsiderata quanto illegale. Cinicamente ciechi di fronte al livello record di violenza e all’evidenza che nessun luogo dell’Afghanistan è sicuro, mettono le persone in pericolo di subire rapimenti, torture, uccisioni e altri orrori” così ha dichiarato Anna Shea, ricercatrice di Amnesty International sui diritti dei migranti e dei rifugiati. La stessa ha concluso che “questi rimpatri violano in modo clamoroso il diritto internazionale e devono essere fermati immediatamente. Gli stessi stati europei che una volta si erano impegnati per migliorare il futuro degli afghani ora stanno demolendo le loro speranze abbandonandoli in un paese che da quando sono fuggiti è diventato ancora più pericoloso”. Lo scorso anno in Afghanistan sono state uccise o ferite 11.418 persone, attacchi ai civili in maggioranza compiuti dai Talebani o dal presunto Stato Islamico.

di Alice Di Domenico

Il Generale Graziano visita il contingente italiano in Afghanistan

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Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano, si è recato ad Herat in Afghanistan per una visita al contingente italiano che, su base Brigata meccanizzata Pinerolo, guida il Train Advise Assit Command West (TAAC W) nell’ambito dell’operazione NATO “Resolute Support” impegnata nell’addestramento, assistenza e consulenza a favore delle Istituzioni e delle Forze di Sicurezza afgane. “Nel recente Summit di Varsavia la Nato ha confermato l’impegno in Afghanistan e l’Italia si è resa disponibile ad esser ancora uno dei Paesi Leader in questo processo di ricostruzione” Così il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano ha commentato a margine della sua visita. “È uno sforzo importante – ha sottolineato il Generale Graziano- che nel tempo l’Italia ha pagato anche con numerosi caduti che onoriamo proprio con il successo della nostra attività, con la volontà di continuare il nostro impegno in supporto della popolazione e delle Forze di sicurezza afgane nella certezza che questo contributo dia loro anche stimolo e sostegno per condurre attività importanti che li vedono quotidianamente soffrire perdite sanguinose per mantenere la sicurezza e la stabilità di quest’area.” “Ho visitato la fortezza di Herat attraversando i mercati e la città ed ho avuto modo di vedere i passi aventi fatti nella ricostruzione” ha poi affermato il Generale, aggiungendo che “indiscutibilmente questo è avvenuto anche grazie all'impegno delle Forze Armate italiane, all'impegno collettivo del nostro Paese e della Comunità internazionale in un'area sicuramente di grande crisi ma anche di grande importanza per il Mondo in cui è fondamentale mantenere la nostra presenza.” Il Capo di Stato Maggiore della Difesa ha ricevuto un aggiornamento della situazione nell’Area di Responsabilità alla presenza del'Ambasciatore Italiano Roberto Cantone. In particolare il Generale Mirra, Comandante del Train Advise Assist Command West (TAAC W), ha illustrato i progressi effettuati dalla Missione in termini di addestramento, consulenza e assistenza a favore delle Forze di Sicurezza e Difesa afgane (Afghan National Defence and Security Forces - ANDSF). "State continuando ad operare bene con quell'impegno e quella determinazione che ben io conosco; sono molto orgoglioso di voi, il nostro Paese vi è riconoscente e voi siate fieri di quello che state facendo" Ha detto il Generale Graziano salutando il personale italiano presente nella Base di Camp Arena. Nel corso di questi due giorni in Afghanistan il Generale Graziano ha anche incontrato il Governatore della Città di Herat Mr. Rahimi Mohammad Asif con cui si è confrontato sulla situazione di sicurezza dell'area.

di redazione

Razzo nei pressi dell'Ambasciata italiana a Kabul

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Un razzo è caduto nei pressi sull'Ambasciata Italiana a Kabul causando due feriti. Due guardie afghane che sono state ricoverate in ospedale, ma le loro condizioni non destano preoccupazione. L'azione è stata rivendicata dai talebani. Il razzo è caduto nelle vicinanze dell'Ambasciata, quasi davanti al compound della cooperazione italiana. Nell'area, dove si trova anche la sede della Nato, sarebbe scoppiato un incendio. "Stiamo tutti bene", rassicura l'ambasciatore italiano a Kabul Luciano Pezzotti. "Ci sono dei danni che per ragioni di sicurezza potremo valutare solo domattina", ha ancora detto Pezzotti, confermando che "lo scoppio ha provocato il ferimento in modo non grave di due guardie afghane che sono state ricoverate in ospedale". "Allo stato delle cose non abbiamo motivi per ritenere che si tratti di un attacco diretto contro di noi", ha detto all'Ansa l'ambasciatore italiano Pezzotti. Il razzo sarebbe stato lanciato genericamente contro la cosiddetta "zona verde" delle ambasciate a Kabul, ma non avrebbe avuto come obiettivo specifico quella italiana. 

Afghanistan, corso per artigiani

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La Brigata Alpina JULIA e la Confartigianato di Udine hanno, oggi, presentato un progetto di cooperazione che prevede lo svolgimento di alcuni corsi di formazione di base per artigiani a favore dei lavoratori afgani. Un'iniziativa che è stata illustrata nel corso di una conferenza stampa, indetta dalla stessa Confartigianato a Udine, che ha visto il Generale di brigata Michele RISI, comandante del TAACW-Train Advise Assist Command West, collegato in video conferenza con il Dott. Tilatti, presidente dell’Associazione friulana. I corsi si svolgeranno presso la base italiana di Camp Area per riqualificare e facilitare il reinserimento nel tessuto socio-economico locale dei lavoratori Afghani. Le attività didattiche e pratiche vedranno impegnati nel mese di agosto, in qualità di docenti, alcuni artigiani facenti parte della Confartigianato di Udine che insieme agli alpini della Brigata Julia condurranno dei corsi di falegnameria ed idraulica per il personale maschile e di estetica e parrucchiera per il personale femminile. Questo progetto sostenuto dal Governatore di Herat, dott. RAHIMI, è inserito in un progetto di più ampio respiro volto a riqualificare e rivitalizzare l’economia della Provincia partendo dalle imprese artigianali. In tale ottica nei mesi scorsi nella città di Herat si sono tenute alcune manifestazioni quali la Fiera dei Prodotti Locali e la Fiera del Lavoro dove centinaia di imprenditori hanno avuto la possibilità di mettersi in contatto con il lavoratori locali per discutere sulla apertura di nuove attività. Dal gennaio 2015, la NATO ha cambiato la Missione in Afghanistan trasformandola da una missione in cui le forze della coalizione concorrevano attivamente alla sicurezza ad una missione RS-Resolute Support, in cui le forze armate Afghane sono le uniche responsabili della sicurezza del loro Paese mentre quelle della coalizione, tra cui il contingente italiano, mantengono il compito di assistenza all’Esercito ed alla Polizia Afghana.

fonte: Stato Maggiore della Difesa

Il contingente danese ha lasciato l’Afghanistan

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A fine maggio gli ultimi 240 militari danesi hanno dato l'addio alla provincia di Helmand, Afghanistan, completando il ritiro del contingente di Copenaghen. Esso aveva raggiunto i 750 componenti effettivi nel 2010. Dal 2002 in Afghanistan si sono alternati 17 contingenti di militari danesi per un totale di 18 mila unità. Il DANCON ha inoltre registrato il più elevato numero di perdite tra i 52 contingenti alleati presenti in Afghanistan in proporzione alle forze schierate: ben 43 caduti dei quali 33 in combattimento. Secondo alcune stime che risalgono all'ultimo mese del 2009, la Danimarca aveva già perso 26 unità, più del 10% del suo piccolo contingente di 200 uomini. Le forze danesi hanno operato dal 2006 al 2010 sotto comando britannico, e successivamente sono state poste negli ultime tre anni sotto il comando statunitense. La Danimarca è stato uno dei pochissimi contingenti a schierare reparti corazzati in tale scenario, utilizzando due plotoni di carri Leopard 2. Il 25 luglio 2008, nella provincia di Helmand, fu proprio un carrista danese la prima vittima di guerra su tale tipo di mezzo corazzato, che la Danimarca utilizza nella versione Leopard 2 A5. Fatale l'esplosione di un ordigno improvvisato. Il veicolo riuscì a proseguire la sua marcia per 200 metri, ed a proteggere la vita degli altri tre membri d'equipaggio. Il contingente danese ha cominciato il ritiro il 22 luglio 2013 dall'Afghanistan. Dal primo agosto soltanto 300 dei 650 soldati schierati sono rimasti nella provincia di Helmand per garantire la partenza di tutti i soldati occidentali, prevista entro la fine del 2014. Ecco quanto riportato dal quotidiano danese Berlingske Tidende il 23 luglio 2013: “Dal 2002, sono morti 43 soldati danesi e 211 sono rimasti feriti. Non sono morti per niente. Non possiamo ignorare la guerra e il terrorismo e offrire soltanto aiuti umanitari quando un paese è stabilizzato. Abbiamo dimostrato che sappiamo e possiamo essere lì con i migliori quando si tratta di combattere un’ingiustizia. I soldati danesi meritano di essere ringraziati per questo”. La Danimarca è stata tra i paesi fondatori della NATO nel 1949, abbandonando la bicentenaria politica di neutralità. Negli anni recenti, il paese ha sostenuto l’Alleanza proiettandosi sullo scacchiere euro-asiatico. Copenaghen è inoltre tra i maggiori sostenitori degli USA nella lotta al terrorismo. Nel 2003 il governo danese fu tra i primi ad aderire all’operazione Iraqi Freedom, mettendo a disposizione 500militari, che hanno operato soprattutto nella regione di Bassora, un sottomarino e una nave Corvette-Class. In Afghanistan è stata tra i primi 15 paesi contributori. Partecipazione vi è stata anche nelle missioni Kosovo Force (KFOR) in Kosovo, United Nations Interim Force in Lebanon (UNIFIL) in Libano e United Nations Mission in the Republic of South Sudan (UNMISS) nel Sud Sudan. Dall’agosto del 2010 partecipa alla missione navale NATO Ocean Shield, nella zona del Corno d’Africa. Per tale intesa con gli Stati Uniti l’ex premier danese Anders Fogh Rasmussen è stato nominato Segretario generale della NATO, nell’agosto 2009.

 

di Antonio Frate

 

 

Afghanistan, in vista del ritiro

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re mesi ancora di permanenza in Afghanistan e poi la missione volgerà al termine. Intanto si è svolta la cerimonia di avvicendamento del comando ITALFOR, presso la base di ‘Camp Arena’ a Herat, alla presenza del comandante del Regional Command West, generale di brigata Ignazio Gamba. Nella circostanza il colonnello Franco Miana, effettivo al Comando Truppe Alpine di Bolzano, ha ceduto il Comando ‘ITALFOR’ e la carica di Comandante Logistico Nazionale al colonnello Riccardo Sciosci, proveniente dal Comando Logistico di Proiezione di Roma.ITALFOR è l’unità composta da circa duecento effettivi tra militari dell’Esercito e avieri dell’Aeronautica che curano tutti gli aspetti di natura logistica del contingente italiano che opera nell’ambito del Regional Command – West, il comando multinazionale a guida italiana dislocato nella regione occidentale dell’Afghanistan.Durante il proprio mandato, l’unità logistica nazionale ha pertanto supportato i circa 3000 militari italiani dislocati nella regione ovest dell’Afghanistan nei settori del vettovagliamento, dei rifornimenti, della manutenzione di tutti i veicoli del contingente italiano, nonché nella gestione e nella manutenzione delle infrastrutture, dei generatori elettrici e degli impianti idrici delle basi di Herat, Shindand, Farah e Bala Boluk.Tra i lavori realizzati in questi sei mesi spiccano sicuramente quelli di ristrutturazione e rafforzamento dell’accesso dislocato presso l’area sud dell’aeroporto militare di Herat denominato ‘Esko Gate’.Inoltre presso la Forward Operating Base (FOB) ‘La Marmora’,  si è tenuta la cerimonia di avvicendamento alla guida della Transition Support Unit – Center (TSU-C). Con una sobria ma significativa cerimonia, il colonnello Stefano Mega, comandante del 7° reggimento alpini di Belluno, ha ‘passato il testimone’ al parigrado Franco Merlino, comandante del 183° reggimento paracadutisti ‘Nembo’.
In questo momento di ‘transizione’ della missione ISAF, molteplici sono stati gli incontri con le autorità politiche locali e con gli elder dei villaggi allo scopo di supportare le  ANSF – forze di sicurezza afgane) per garantire le condizioni di sicurezza dell’intera provincia di Herat, la più estesa dell’intera regione ovest del Paese.

 

 

 

Afghanistan: muore soldato italiano

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Nella mattina dell’8 giugno alle ore 10.30 locali (07,00 italiane) un VTLM Lince appartenente ad un convoglio del Military Advisor Team della Transition Support Unit South (TSUS) che stava rientrando nella base di Farah, dopo aver svolto attività in sostegno alle unità dell'esercito afghano, è stato oggetto di un attacco da parte di elementi ostili a seguito del quale un militare italiano è rimasto ucciso ed altri 3 hanno riportato ferite. Un elemento ostile ha lanciato un ordigno esplosivo all’interno del primo dei tre mezzi del dispositivo della TSU south. Il mezzo presumibilmente rallentato dal traffico nei pressi di un incrocio dopo l’ esplosione rientrava autonomamente presso la base di Farah. Sono in corso accertamenti per chiarire la dinamica dell'accaduto. A seguito dell’attacco il Capitano Giuseppe La Rosa nato nel 1982 a Barcellona Pozzo di Gotto (ME) celibe, effettivo al 3° reggimento Bersaglieri , è deceduto sul colpo, mentre altri tre militari  rimasti feriti sono effettivi rispettivamente, al 82° Reggimento Fanteria “Torino” (Barletta) ed all’8° reggimento Bersaglieri. I militari feriti, subito soccorsi e trasferiti all’ospedale di Farah  non versano in pericolo di vita.

 

 

Afghanistan, deceduto un carabiniere

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Alle ore 08,50 locali (06,20 italiane) del 25 giugno in Adraskan (Afghanistan occidentale – RC WEST)), all’interno del locale campo addestrativo della Polizia afghana, si è verificata una esplosione che ha interessato una garitta di osservazione installata nei pressi della linea di tiro del poligono, coinvolgendo tre militari dell’Arma dei Carabinieri appartenenti al Police Speciality Training Team (PSTT). A seguito dell’esplosione, il Car. Sc. Manuele BRAJ, 30enne di Galatina (LE), effettivo al 13° Rgt. “Friuli-Venezia Giulia” è deceduto sul colpo, mentre altri due militari dell’Arma, effettivi rispettivamente alla 2^ Brigata Mobile di Livorno e al 7° Rgt “Trentino-Alto Adige”, sono rimasti feriti alle gambe e sono stati successivamente elitrasportati presso l’ospedale militare USA (ROLE 2) di Shindand, ove sono ricoverati non in pericolo di vita.

 

 

Attacco a FOB "ICE", muore soldato italiano

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HERAT, 24 Marzo 2012- Un soldato italiano è deceduto ed altri cinque sono rimasti feriti, alcuni gravemente, a seguito di un attacco con colpi di mortaio, avvenuto alle ore 18.00 circa (in Italia 14.30), contro la FOB (Forward Operative Base) “ICE” in Gulistan, nel settore Sud- Est dell’area di responsabilità italiana, assegnata alla Task Force South-East, su base del 1° Reggimento Bersaglieri. Il militare deceduto è il Sergente Michele Silvestri, di 33 anni originario di Napoli, coniugato e appartenente al 21° Reggimento Genio Guastatori di Caserta.

 

 

Passaggio di responsabilità in Afghanistan

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Si è svolta questa mattina, nella base operativa avanzata (Forward Operating Base - FOB) “Lavaredo” a Bakwa, la cerimonia del passaggio di responsabilità dell’area assegnata alla Task Force (TF) South - East, tra il Comandante del Reggimento “San Marco” della Marina Militare, Capitano di Vascello Giuseppe Panebianco (cedente), e il Comandante del 1° Reggimento Bersaglieri, Colonnello Luciano Carlozzo (subentrante).

 

Alla cerimonia hanno presenziato il neo Comandante del Comando Operativo di vertice Interforze (COI), Generale di Corpo d’Armata Marco Bertolini, e il Comandante del Regional Command West (RC-West), Generale di Brigata Luciano Portolano.

 

I Reggimenti si sono schierati con le Bandiere di Guerra, che hanno dato un significato ancora maggiore all’evento, e con tutto il personale libero da impegni operativi, compresi gli altri assetti del genio e delle trasmissioni che completano la TF.

 

La Bandiera del 1° Reggimento Bersaglieri, la più decorata dell’Esercito italiano per il numero di decorazioni (16), torna per la seconda volta in missione ISAF (ottobre 2009/ maggio 2010), mentre la Bandiera del Reggimento “San Marco” è stata schierata per la prima volta in Afghanistan.

 

Il “San Marco” aveva assunto la responsabilità il 10 settembre 2011 e in questi mesi ha raggiunto gli obiettivi assegnati sia nel settore della sicurezza, per favorire lo sviluppo e la governabilità dell’area, sia nel settore della Cooperazione Civile e Militare (CIMIC), per il miglioramento della condizione di vita della popolazione afgana.

 

I Fucilieri di Marina sono stati schierati anche negli avamposti (Combat Out Post- COP) “Ice” e “Snow”, rispettivamente di Buji e del Gulistan, passati ora ai bersaglieri del 1° Reggimento.

 

Rivolgendosi ai marinai del San Marco, il Generale Portolano ha espresso gratitudine ed apprezzamento per l’operato del Reggimento e ricordare quanti, italiani ed afgani, sono caduti nell’operare per la sicurezza e la stabilità dell’Afghanistan.

 

Il Generale Bertolini ha evidenziato come la partecipazione alla missione ISAF del Reggimento “San Marco” della Marina Militare, inquadrato all’interno della Brigata “Sassari”, è la vera espressione della parola Interforze: reparti di Forze Armate diverse che operano coesi per raggiungere l’obiettivo comune.

 

fonte: Stato Maggiore dellla Difesa

 

Afghanistan: il nuovo comandante della squadra navale visita il contingente italiano

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HERAT, Il nuovo Comandante in Capo della Squadra Navale, Ammiraglio di Squadra Giuseppe De Giorgi, ha fatto visita al Contingente italiano in Afghanistan, accompagnato dal Comandante della Forza da Sbarco della Marina Militare, Contrammiraglio Pasquale Guerra.

 

La visita dell’Ammiraglio e’ iniziata il 26 febbraio scorso con un briefing informativo, tenuto dal Comandante del Regional Command West (RC-West), Generale di Brigata Luciano Portolano, sulle principali operazioni in corso e future, sui risultati ottenuti nel settore della sicurezza, nel sostegno al Governo locale e nello sviluppo dell’area di responsabilità del Comando regionale.

 

In questa fase iniziale, non e’ mancato l’incontro con il personale della Marina Militare che a vario titolo opera presso il Comando di RC-West nella sede di Herat.

 

Nei giorni successivi, l’Ammiraglio con il Comandante di RC-West si e’ trasferito nel settore Sud- Est, affidato al Reggimento “San Marco”, presso la FOB (Forward Operating Base) “Lavaredo” in BAKWA, per salutare i fanti di Marina giunti a circa due settimane dal termine del loro impegno in teatro operativo, riconoscendo gli ottimi risultati ottenuti.

 

In questa occasione e’ stato coinvolto in un incontro con il rappresentante del Governo locale del distretto di Bakwa e, successivamente, con la popolazione civile in un villaggio nei pressi della FOB.

 

Infine, De Giorgi ha avuto modo di visitare altri assetti del Contingente tra cui, l’OMLT (Operational Mentoring Liason Team) nella sede di Herat e Farah, in cui e’ impiegato personale del Reggimento “San Marco”, il PRT (Provincial Reconstruction Team), su base 3° Reggimento Bersaglieri, Aviation Battaglion, su base del 5° Reggimento “Rigel” e la Joint Air Task Force (JATF) dell’Aeronautica Militare.

 

La visita e’ terminata il 29 febbraio.

Morti tre militari italiani in Afghanistan

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Nell’incidente di questa mattina sono deceduti tre militari italiani a bordo del VTLM Lince, ribaltatosi mentre svolgeva una attività tesa a recuperare una unità bloccata dalle condizioni meteo particolarmente avverse. Un quarto militare, ricoverato presso l’Ospedale Militare (ROLE2) di Shindand per ipotermia, è cosciente e non è in pericolo di vita. I militari deceduti questa mattina sono il Caporal Maggiore Capo Francesco CURRO’, nato il 27 febbraio 1979 a Messina, il 1° Caporal Maggiore Francesco Paolo MESSINEO, nato il 23 maggio 1983 a Palermo, e il 1° Caporal Maggiore Luca VALENTE, nato l’8 gennaio 1984 a Gagliano del Capo (LE). Inoltre, il militare sottoposto a cure ha avvisato personalmente i propri familiari. I militari coinvolti sono in forza al 66° Reggimento Aeromobile “Trieste” di Forlì. Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Biagio Abrate, a nome delle Forze Armate e suo personale, esprime ai familiari il profondo cordoglio per la morte dei propri cari. Il Generale Abrate ha inoltre manifestato al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Claudio Graziano, il proprio dolore e il sentimento di vicinanza alla Forza Armata per il lutto che l’ha colpita.

 

 

Operazione Copperhead

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L’avamposto (Combat out post- COP) “Snow”, dislocato nel settore meridionale dell’area di responsabilità del Comando Regionale Ovest (Regional Command West- RC- West), su base Brigata “Sassari”, e’ stato attaccato con bombe da mortaio che, tuttavia, non hanno causato danni. L’attacco, avvenuto ieri alle ore 16.35 circa (13.00 italiane), e’ stato respinto dalla Task Force (TF) South-East, su base Reggimento “San Marco” con armi leggere, con l’impiego dei mortai e il supporto aereo di forze ISAF. L’evento si colloca nell’ambito dell’operazione “Copperhead”, condotta dalla TF South, su base 152° Reggimento “Sassari”, dalla citata TF South-East, dalla TF Center con l’impiego della compagnia “Freccia”, alle dipendenze del 66° Reggimento, e da unità di supporto di ISAF, in stretto coordinamento con le forze di sicurezza afghane (ANSF) affiancate dai “mentors” italiani dell’OMLT (Operational Mentoring and Liaison Team) che da giorni si confrontano con gruppi armati di “insurgents” nel settore meridionale di RC-West per il controllo delle principali vie di comunicazione dell’area. In particolare, nel corso dell’operazione pianificata e coordinata dal Comando di RC-West, nella giornata di ieri, gli “insurgents” hanno riportato alcune perdite e la polizia afghana ha arrestato un gruppo trovati in possesso di diverse tipologie di IED (Improvvised Explosive Devices - ordigni improvvisati), due veicoli bomba (VB-IED), circa 800 quintali di nitrato di ammonio (un fertilizzante utilizzato anche per la fabbricazione artigianale di ordigni), circa 80 kg di sostanze stupefacenti, tra eroina ed hashish, e un’ingente somma di denaro in valuta pachistana. A seguito di tale pressione, anche oggi un gruppo di circa venti “insurgents” operanti nell’area di Farah, sempre nel settore Sud di RC-West , ha consegnato le armi per essere avviato al processo di reintegrazione.

Operazione Southern Slash in Afghanistan

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Il contingente italiano ha realizzato un importante sequestro di materiale d’armamento, nel settore Sud dell’area di responsabilità del Comando Regionale Ovest (RC-West) ad Herat, a guida Brigata “Sassari”.

Il sequestro, avvenuto nell’ambito dell’operazione “Southern Slash”, pianificata e coordinata dal Comando RC-West, è il frutto di una azione congiunta tra la Task Force South, su base 152 Reggimento “Sassari”, e la Task Force South-East, su base Reggimento “San Marco” della Marina Militare, schierate nel settore di responsabilità’ del Comando Regionale Ovest.

In particolare, tale sinergia tra le unità sul terreno ha consentito il ritrovamento di caché contenenti una notevole quantità di fucili, mitragliatrici, munizioni, bombe da mortaio, spolette da mortaio, esplosivo, piatti di pressione, accenditori e vario materiale elettrico utilizzato per la composizione di Improvised Explosive Devices (IED).

L’operazione “Southern Slash” si inquadra nelle “attività operative” del Comando della Brigata “Sassari” per contrastare in modo dinamico le attività terroristiche degli insurgents, garantendo la stabilità in tutta l’area di responsabilità.

Intanto il 10 dicembre, presso il Comando Provinciale dell’Afghanistan Uniform Police (AUP) di HERAT, si è svolta la cerimonia di consegna dei riconoscimenti ai comandanti afghani per i successi ottenuti nell’operazione “OMID 12”, che in lingua locale significa “speranza”, contro la presenza di aree di insurgenza nel settore orientale della provincia.

L’evento si e’ svolto alla presenza del Governatore della città, Daoud SHAN SABA, del Comandante del Comando Regionale Ovest (RC-West), Generale di Brigata Luciano PORTOLANO, di numerose Autorità istituzionali civili, tra cui il Procuratore Generale di HERAT, Maria BASHIR, di rappresentanze di tutti i Comandi militari afghani e di organi d’informazione locali ed nazionali.

I Comandanti delle Unità dell’Esercito (ANA) e della Polizia afghana (ANP) a capo dell’operazione “OMID 12”, concepita, organizzata e condotta con il sostegno del personale di Staff e assetti di supporto del RC-West, sono intervenuti per esporre i risultati ottenuti, confermando, in particolare, la cattura di numerosi “insurgents”. ll Governatore e le Autorità civili hanno espresso piena soddisfazione per il successo e per il favorevole consenso ottenuto tra la popolazione che riconosce, sempre di più, nel proprio Esercito e nella Polizia la capacità di garantire la sicurezza sul territorio. A testimonianza di ciò, circa un centinaio di civili hanno fatto richiesta di arruolamento nelle forze di sicurezza afghane.

L’operazione “OMID 12”, svoltasi dal 20 novembre al 2 dicembre, ha coinvolto numerose unità afghane dell’Esercito e della Polizia in attività operative per la lotta agli “insurgents” come anche in attività umanitarie con la donazione di aiuti e con progetti di assistenza sanitaria in un centinaio di villaggi. I militari impiegati sono stati circa 800 tra forze della Coalizione e Afghan National Security Forces (ANSF), che hanno operato congiuntamente sotto il coordinamento ed il controllo della centrale operativa del Comando di RC-West in Herat, incrementando la libertà di movimento e la sicurezza dei lontani distretti orientali della provincia.

Incidenti in Afghanistan

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Sale a 44 il numero dei militari morti in Afghanistan

Il 23 settembre altri 3 militari italiani sono morti in un incidente stradale ad Herat, nell´Afghanistan Occidentale. Si tratta del tenente Riccardo Bucci (34 anni di MIlano), del caporale maggiore scelto Mario Frasca (32 anni di Foggia) e del caporale maggiore Massimo Di Legge (28 anni di Aprilia). L´incidente e´ avvenuto durante uno spostamento.

Gulistan: feriti due italiani

Il 30 agosto due paracadusti italiani sono rimasti lievemente feriti dallo scoppio di un IED che ha coivolto il mezzo Lince sul quale viaggiavano nelle vicinanze della base italiana di Camp Snow. I militari italiani stavano svolgendo un'attività di ricognizione e di affiancamento con i colleghi del Reggimento San Marco che a breve sostituirà il 186 Reggimento di paracadutisti della Folgore nella zona Sud-Est di responsabilità del contingente italiano. I due militari italiani sono attualmente ricoverati presso l'ospedale di Farah.

Incidente a Bala Balouk

 

D'estate aumenta il rischio di attentati in Afghanistan. La mattina del 7 agosto, durante un’attività di pattugliamento congiunta con le forze di sicurezza afgane mirata al controllo del territorio e nel corso della quale era previsto anche un incontro con le autorità locali dei villaggi nella zona di Bala Balouk, sono rimasti feriti quattro militari italiani ed un interprete afgano.
Dopo aver ricevuto alcuni colpi di mortaio, che non hanno causato danni, i militari hanno manovrato dirigendosi verso l’origine del fuoco. Nei pressi di un villaggio a circa 15 chilometri da Bala Balouk, sono stati coinvolti nell’esplosione di un ordigno esplosivo improvvisato al quale è seguito uno scontro a fuoco. Nessuno dei feriti, rimasti coinvolti, è attualmente in pericolo di vita.

 

 

Muore il 41° soldato italiano in Afghanistan

 

Giornata tragica questo 25 luglio. Una nuova vittima in Afghanistan. E' il 41esimo militare italiano deceduto, il terzo nell'ultimo mese. Si tratta del Caporal Maggiore David Tobini, 28 anni, del 183° reggimento paracadutisti “Nembo” di Pistoia, rimasto ucciso oggi nel corso di un’operazione nella parte occidentale dell’Afghanistan. Altri due soldati sono rimasti feriti, uno dei quali in modo grave. Durante l’operazione congiunta condotta da forze italiane e afgane nella zona a nord ovest della valle di Bala Murghab, l’unità nella quale erano presenti anche i militari italiani e’ stata attaccata. Resta in gravi condizioni uno dei due militari rimasti feriti nello scontro a fuoco, originario di Isernia, mentre il secondo non è in pericolo di vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scontro in Afghanistan, ucciso militare italiano

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ROMA - Attacco stamani contro gli italiani in Afghanistan a Bala Murghab. Un militare e' morto, mentre un altro e' rimasto ferito.

Il ministro della Difesa, Iganzio La Russa aveva parlato di "condizioni disperate" per il militare. "Uno dei due feriti - ha detto - è stato colpito alla spalla, mentre l'altro alla testa: il primo non è in pericolo di vita". Per quanto riguarda la dinamica dell'attacco, le notizie non sono ancora chiare: "Il ferimento è avvenuto all'interno dell'avamposto", ha detto La Russa.

Lo scontro a fuoco è avvenuto nell'avamposto italiano denominato 'Highlander', uno dei distaccamenti che costituiscono la cornice di sicurezza intorno al villaggio di Bala Murghab, nell'ovest: la task force che presidia l'avamposto è composta da alpini dell'8/o Reggimento di stanza in Italia a Cividale del Friuli, riferiscono fonti della Difesa. Non sono ancora chiare le circostanze del fatto: "l'avamposto è stato fatto oggetto di colpi di arma da fuoco", si limitano per il momento a spiegare le fonti, in attesa di ulteriori particolari.

DOLORE DI NAPOLITANO, MILITARE MORTO PER LA PACE - Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appresa con profonda commozione la notizia dello scontro a fuoco avvenuto a Bala Murghab esprime i suoi sentimenti di solidale partecipazione al dolore dei famigliari del militare caduto nella missione internazionale per la pace e la stabilità in Afghanistan, e un affettuoso augurio al militare ferito.

fonte: Ansa.it

Esplosione nella Zeerko Valley: due militari italiani feriti

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AFGHANISTAN- Due militari italiani sono rimasti feriti nell’esplosione di un ordigno mentre erano di pattuglia nell'area di Shindand. Uno è rimasto ferito alla spalla e uno alla schiena.

L’attentato, secondo quando riportato dal comando del contingente italiano ad Herat, è avvenuto intorno alle 13 locali (ore 9.30 in Italia) nel villaggio Huak, a 27 chilometri a sud di Shindand, nell’area centrale della regione Ovest affidata alla responsabilità dei militari italiani.

Durante l’attraversamento della Zeerko Valley, un convoglio composto da dieci blindati Lince è stato investito da una esplosione. Gli alpini feriti appartenevano entrambi del Quinto Reggimento di Vipiteno. Dopo l’esplosione sono stati subito soccorsi e trasportati all’ospedale militare da campo di Herat.

 

 

fonte: Redazione

 

 

 

Esplosivi improvvisati: l'analisi

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Documentazione allegata: Improvised Device Defeat Explosive

 

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Afghanistan: quattro italiani uccisi, un ferito

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ROMA - I quattro militari italiani uccisi oggi in Afghanistan sarebbero stati vittime di una imboscata al ritorno di una missione mentre si trovavano nella valle del Gulistan nella provincia di Farah. Ci sarebbe stato sia un attacco con colpi di arma da fuoco, sia l'esplosione di un ordigno. Sarebbero gravi le condizioni del militare italiano ferito nell'attentato di oggi in Afghanistan in cui sono morti quattro suoi commilitoni. Il militare avrebbe riportato numerosi traumi di vario genere; è stato "immediatamente evacuato con elicotteri di Isaf", la missione della Nato, spiegano al comando del contingente e portato nella base di Delaram. Potrebbe pero' essere trasferito nell'ospedale americano di Farah.

Le quattro vittime erano a bordo del Lince, in servizio di scorta a un convoglio di 70 camion civili. Gli automezzi rientravano verso ovest dopo aver trasportato materiali per l'allestimento della base operativa avanzata di Gulistan, denominata Ice. L'attentato e' avvenuto a circa 200 chilometri a est di Farah, al confine con l'Helmand. Si tratta di uno dei tre distretti di cui solo di recente e' stata affidata la responsabilita' ai militari italiani.

Sono tutti alpini i quattro militari italiani uccisi oggi in Afghanistan, così come il ferito. Il reparto dei cinque, secondo quanto si è appreso, si trovava già da mesi in Afghanistan ed è prossimo al rientro in Italia.

UNO DEI QUATTRO ALPINI MORTI E' SICILIANO

FRANCOFONTE (SIRACUSA) - E' siciliano uno dei quattro alpini morti in un agguato in Afghanistan, a circa 200 chilometri a est di Farah, al confine con l'Helmand. Si chiamava Sebastiano Ville ed era originario di Francofonte, paese del Siracusano.

AFGHANISTAN: UN MORTO E FERITO SONO SALENTINI

LECCE - Sono della provincia di Lecce uno dei quattro alpini morti e il ferito dell'imboscata compiuta stamani in Afghanistan. Lo si e' appreso nel capoluogo salentino.

ORDIGNO POTENTISSIMO, IL BLINDATO E' DISTRUTTO - Sarebbe stato un potentissimo 'Ied', un ordigno esplosivo improvvisato, a provocare la morte dei quattro militari italiani in Afghanistan. L'ordigno, rudimentale ma potentissimo, avrebbe investito in pieno un blindato 'Lince', che questa volta - a differenza di molte altre - non ha retto all'urto. Il mezzo, sul quale sembra viaggiassero tutti e quattro i militari uccisi e il ferito, è andato distrutto. All'esplosione sarebbero anche seguiti colpi di arma da fuoco.

COMANDO ITALIANO, ESPLOSIONE E SCONTRO A FUOCO INSORTI MESSI IN FUGA

ROMA - Una esplosione alla quale è seguito uno scontro a fuoco durante il quale i militari italiani hanno "messo in fuga gli aggressori": è la prima ricostruzione dell'attentato di oggi in Afghanistan, secondo il comando del contingente italiano ad Herat.

 

NAPOLITANO, INTERPRETE CORDOGLIO PAESE. PROFONDA COMMOZIONE PER UCCISIONE MILITARI ITALIANI

ROMA - Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ''appresa con profonda commozione la notizia del gravissimo attentato in cui hanno perso la vita quattro militari italiani impegnati nella missione internazionale per la pace e la stabilità in Afghanistan - rendendosi interprete del profondo cordoglio del Paese - esprime i suoi sentimenti di solidale partecipazione al dolore dei famigliari dei caduti''. Lo rende noto il Quirinale in un comunicato.

BERLUSCONI, DOLORE PER TRAGICA NOTIZIA. GRATI A TUTTI NOSTRI SOLDATI; VICINO A FAMIGLIE

ROMA - ''Ho appreso con dolore la notizia del tragico agguato ai nostri ragazzi impegnati a riportare la pacein Afghanistan. Siamo vicini alle loro famiglie come lo sono, nesono sicuro, tutti gli italiani. Attendo con trepidazione notizie sull'altro nostro militare ferito. Siamo grati a tutti i soldati italiani che, nelle diverse missioni in tante parti delmondo, consentono al nostro paese di mantenere i suoi impegni internazionali a favore della pace e contro ogni forma di terrorismo". Lo afferma il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

 

BERSANI,GOVERNO AVVII RIFLESSIONE SU STRATEGIA. CORDOGLIO ALLE VITTIME E SOLIDARIETA' A LORO FAMIGLIE

BUSTO ARSIZIO (VARESE) - Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani esprime ''cordoglio alle vittime esolidarieta' alle loro famiglie'' commentando la morte deiquattro soldati italiani in Afghanistan, e chiede che il governoi taliano avvii insieme agli alleati una ''riflessione'' sulle prospettive e la strategia da tenere sul campo. ''E' una cosa drammatica - ha detto Bersani poco prima dell'inizio dei lavori dell'Assemblea nazionale del Pd - ed e'ora che l'Italia puntualizzi la strategia, cosi' come si era detto, per vedere le prospettive reali''. ''La situazione sul campo e' difficile - ha osservato - le prospettive incerte. Essendo chiaro che non si agisce fuori dal contesto delle nostre alleanze, dobbiamo riflettere insieme su cosa vuol dire realmente questa famosa nuova fase''.

BELISARIO (IDV), DOLORE, AFFETTO E RABBIA

ROMA - ''Viviamo con grande dolore questo ultimo lutto che ha colpito le nostre Forze Armate ed esprimiamo affetto e solidarietà alle famiglie de giovani militari che mdanno onore alla nostra Italia". Lo afferma il presidente del Gruppo Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario, sostenendo però che " in questi particolari momenti, senza alcuna ipocrisia, esprimo tutta la mia rabbia per le giovani vite spezzate dalla mancanza di iniziativa internazionale del nostro Governo che, nonostante le richieste e le pressioni dell'IdV,non si è attivato per prevedere una strategia d'uscita da quegli scenari che sono di guerra. Al ministro degli Esteri e a quello della Difesa voglio rivolgere solo una domanda: chi e cosa difendiamo in Afghanistan se nel Paese sono in corso trattative tra governo e talebani?".

CONI, 1' DI SILENZIO PER TUTTO SPORT ITALIANO

ROMA - Il presidente del Coni, Giovanni Petrucci, ha invitato le Federazioni Sportive Nazionali, le discipline sportive associate e gli enti di promozione sportiva a far osservare un minuto di silenzio in occasione di tutte le manifestazioni sportive che si disputeranno oggi e domani in Italia, in memoria dei militari caduti in Afghanistan.

 

 

fonte: Ansa.it

 

 

Afghanistan: morto uno degli italiani feriti

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HERAT - E' morto uno dei due operatori delle forze speciali italiane rimasti feriti oggi da colpi di arma da fuoco durante un'operazione per la cattura di alcune persone che avevano piazzato poco prima un ordigno lungo una strada. Si tratta del tenente Alessandro Romani del nono Reggimento d'assalto Col Moschin.

 

Alessandro Romani, celibe, era nato a Roma il 18 luglio del 1974. Alle spalle aveva numerose missioni internazionali.

Tutto è cominciato stamani, quando un aereo senza pilota Predator italiano, mentre sorvegliava dall'alto l'area ad est di Farah, ha avvistato lungo la strada che conduce a Delaram alcune persone intente a posizionare un ordigno sotto il manto stradale. Sempre il Predator ha 'seguito' gli attentatori e segnalato il luogo dove questi si erano rifugiati.

Subito è scattata l'operazione finalizzata alla loro cattura alla quale ha preso parte la task force 45, vale a dire gli uomini delle forze speciali italiane. A bordo di un elicottero Ch 47, scortato da due Mangusta, i commandos si sono portati sul posto ma proprio in questa fase - non è chiara se quando l'elicottero è atterrato, oppure era ancora in volo - due militari sono stati raggiunti da colpi di armi da fuoco leggera, presumibilmente Kalashnikov. Immediatamente soccorsi i due, un ufficiale e un militare di truppa, sono stati ricoverati all'ospedale militare da campo di Farah.

Il ferimento di due militari è avvenuto, secondo quanto si è appreso, a terra, mentre era in corso l'attacco alla casa nella quale si erano rifugiati gli insorti. Erano 4, in particolare, i terroristi avvistati dal Predator mentre stavano piazzando un ordigno esplosivo.

 

IL CORDOGLIO DI NAPOLITANO - Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appresa con profonda commozione la notizia dello scontro a fuoco in cui ha perso la vita il Tenente Alessandro Romani, mentre assolveva ai propri compiti operativi nell'ambito della missione ISAF in Afghanistan, ha espresso alla famiglia - rendendosi interprete del profondo cordoglio del Paese - i sentimenti della sua affettuosa vicinanza e della più sincera partecipazione al loro grande dolore. Nella tragica circostanza, il Capo dello Stato ha altresì chiesto al Capo di Stato Maggiore della Difesa, gen. Vincenzo Camporini, di rendersi interprete presso l'Esercito dei suoi sentimenti di cordoglio, di commossa solidarietà e di partecipazione al dolore provocato dal luttuoso evento. Il Presidente Napolitano ha inoltre fatto pervenire il suo incoraggiamento e un affettuoso augurio al primo Caporal maggiore Elio Domenico Rapisarda, ferito nello scontro a fuoco.

 

IL CORDOGLIO DI BERLUSCONI - "Ho appreso con dolore la notizia della morte del Tenente Alessandro Romani, colpito in uno scontro a fuoco in Afghanistan. A lui va il mio profondo ringraziamento e alla sua famiglia il mio più sentito cordoglio". E' quanto si legge in una dichiarazione del presidente del consiglio Silvio Berlusconi.

 

IL CORDOGLIO DI SCHIFANI - "Appresa la notizia della morte del Tenente del 9 Reggimento d'assalto Col Moschin Alessandro Romani, caduto nel corso di una operazione militare in Afghanistan, esprimo a nome mio personale e dell'intera Assemblea di Palazzo Madama, i sentimenti del più profondo e commosso cordoglio, pregandola di farli giungere ai familiari dell'ufficiale che ha sacrificato la vita per difendere la pace, la democrazia e la sicurezza nel mondo". E' quanto scrive il Presidente del Senato Renato Schifani nel messaggio inviato al Capo di Stato Maggiore della Difesa, Gen. C.A. Vincenzo Camporini.

 

FINI ESPRIME CORDOGLIO, PRESENZA INDISPENSABILE - "Nell'apprendere la tragica notizia dell'attentato odierno nel quale ha perso la vita il Tenente Alessandro Romani del nono reggimento d'assalto "Col Moschin", e che ha causato il ferimento di un altro soldato, desidero manifestarLe i sensi della più intensa vicinanza mia personale e della Camera dei deputati alle forze militari italiane impegnate in Afghanistan". Lo afferma il presidente della Camera Gianfranco Fini in un messaggio inviato al Capo di Stato maggiore della difesa Vincenzo Camporini. "Nell'esprimere, inoltre, il sentimento di profonda gratitudine ai nostri soldati nell'area, il cui lavoro ed il cui sacrificio quotidiano costituiscono un presidio indispensabile contro le forze del terrore e della destabilizzazione- conclude Fini - La prego di far pervenire alla famiglia del caduto le più sentite condoglianze ed un sincero augurio di pronto ristabilimento al nostro militare ferito".

 

LA RUSSA, PROFONDAMENTE COLPITO DA MORTE ITALIANO - Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, è "profondamente colpito" dalla notizia della morte del militare italiano in Afghanistan. Il ministro ha inviato al capo di Stato Maggiore dell'Esercito, generale Giuseppe Valotto, un telegramma per esprimere "i sentimenti di sincero cordoglio delle forze armate e la mia sentita personale partecipazione al gravissimo lutto che ha colpito l'Esercito" e gli auguri di pronta guarigione al ferito. La Russa ha inoltre inviato un telegramma ai genitori del militare morto. "Partecipo - scrive - con profonda commozione, unitamente a tutto il personale delle forze armate, alla perdita di Alessandro, generosamente impegnato in una missione di grande valore umanitario. Il suo ricordo rimarrà per sempre nella memoria di chi crede nella pace e nella solidarietà fra i popoli".

 

DA MARONI TELEGRAMMA CORDOGLIO - Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha inviato al ministro della Difesa, Ignazio La Russa, un telegramma nel quale ha espresso il proprio cordoglio alla famiglia del Tenente Alessandro Romani, deceduto oggi durante l'espletamento del dovere in Afghanistan e gli auguri di una pronta guarigione ai familiari del militare rimasto ferito. Lo riferisce una nota del ministero.

 

fonte: ANSA.it

 

 

 

L'identità segreta del talebano

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Un mistero si cela dietro la missione ISAF. L’identità mai rivelata. Chi è il leader talebano catturato dagli italiani nella valle di Zeerko nell’ovest dell’Afghanistan?

Proprio in questi ultimi giorni si è conclusa una difficile e sensibile operazione nella provincia di Farah condotta dalle forze di sicurezza afghane e del Regional Command West di ISAF. L’operazione ha portata alla cattura di un importante leader talebano e l’arresto di 5 suoi presunti collaboratori.

Sono stati sequestrati inoltre cinque unità di TNT, cinque mortai 60 millimetri, due anti-colpi d’artiglieria pesante aeromobili, una cintura esplosiva, quattro granate, una mina anticarro, 11 bombe a mano, due pression-plate dispositivi di attivazione, 31 fusibili e oltre 3.000 cicli di piccole armi munizioni.

Il materiale rinvenuto è stato di seguito prelevato e distrutto sul posto dagli specialisti dei team anti esplosivi I.E.D.D. (Improvised Esplosive Devices Disposal).

Successivamente all ’operazione, il comandante della Task Force Center, Col. Francesco Maria Ceravolo, ha coordinato una riunione con i rappresentanti principali dei villaggi circostanti in modo da informare e coinvolgere le comunità locali, mostrando loro il successo dell’operazione, per costruire un consenso contro gli eventuali elementi ostili.

L’operazione, scattata alle prime luci dell’alba del 20 marzo scorso, è nata a seguito di alcune informazioni dei servizi di sicurezza afghani, da tempo sulle tracce dei responsabili di numerosi attentati perpetrati - con imboscate e l’uso di ordigni esplosivi improvvisati - ai danni della popolazione civile, delle forze di sicurezza locali e di ISAF.

La complessa operazione, che ha visto impiegate circa 500 unità, è stata coordinata dal Comandante della Task Force South, Colonnello Massimo Raccampo, il quale - grazie alla creazione di una robusta cornice di sicurezza affidata ai soldati dell’esercito afghano e di ISAF, tra cui la fanteria della Brigata "Sassari" - ha consentito alle forze di polizia locali di procedere alla cattura del terrorista e dei suoi presunti fiancheggiatori, trovati peraltro in possesso di alcuni sacchi di oppio e di armamenti da guerra di vario calibro.

Il successo dell’operazione congiunta, condotta in armonia con le più recenti direttive emanate dal Comando di ISAF tramite l’ISAF Joint Command e senza ripercussioni nei confronti della popolazione civile ivi residente, evitando qualsiasi vittima, denota il crescente livello di affidabilità raggiunto dalle forze di sicurezza afghane che, grazie al determinante contributo di ISAF, stanno via via acquisendo una sempre più autonoma ed efficace capacità d’intervento nel processo di stabilizzazione del Paese.

Come dichiarato dal Comandante del Regional Command West – Generale di Brigata Alessandro Veltri – "E’ questo l’atteggiamento che le forze del Regional Command West, in aderenza ai contenuti della dottrina enunciata dal Comandante di ISAF - Generale Stanley McChrystal - continuano a mantenere al fine di rafforzare i reciproci rapporti di fiducia oramai instauratisi con la popolazione in gran parte della Regione".

Perché però non rivelare il nome del leader talebano catturato? Visto che si tratta di un personaggio importante l’opinione pubblica è maggiormente interessata a conoscere i retroscena e soprattutto la verità sull’operazione in questione. Dal teatro afghano le notizie arrivano frammentate e la gente aspetta di conoscere.

 

di Roberto Colella

 

tratto da "Quotidiano.net"