Embedded Agency >

Crisi energetica e geopolitica

La Federazione guidata da Vladimir Putin detiene il primato mondiale delle riserve di gas ed è anche il più importante fornitore di oro blu per gran parte del continente europeo. 
La politica europea ha espresso la volontà di ridurre la dipendenza energetica da Mosca, non soltanto per una scelta razionale, ma anche per limitare un'importante fonte di finanziamento per la cosiddetta “operazione militare speciale”. Le sanzioni hanno, però, generato un effetto boomerang che si sta riversando sui cittadini europei.  
Nel 2017 il Presidente Mattarella, in visita a Mosca a tre anni dall’inizio della guerra nel Donbass, ha dichiarato: ’’Unione europea e Russia sono destinate a collaborare, è nella logica delle cose che collaborino”. Parole che sembrano tanto più ragionevoli se collegate a quelle dell’amministratore delegato della Shell, Ben van Beurden, il quale ha parlato di una crisi destinata a protrarsi nel lungo periodo in tutta Europa. Inoltre, per quanto il ruolo di Mosca si sia ridotto, il flusso di gas non è stato interrotto e neppure è stato oggetto di sanzioni verso Mosca, nella consapevolezza che una decisione radicale repentina non sarebbe stata economicamente sostenibile. Tuttavia, a interrompere il gas, successivamente, è stata la Russia: Per il presidente turco Erdogan, che sta facendo da tramite tra il Cremlino e l’Occidente, la Russia sta usando il gas come arma contro l'Europa. Secondo il presidente turco, Putin ha interrotto le forniture di gas verso l'UE come ripercussione alle sanzioni, fino a quando esse non saranno revocate. Le sanzioni avevano l’obiettivo di escludere la Russia dai trattati commerciali, ma il Cremlino ha posto lo sguardo ad un nuovo mercato, quello orientale, con paesi molto più popolosi di quelli europei (in calo demografico e sociale) che non provocherà, almeno per il momento, alcun isolamento al Cremlino. Per la Russia, staccarsi dall’Europa è diventata una strategia. 
L’Italia ha voluto ridurre le transazioni con il Cremlino, posando lo sguardo ad un altro Stato ricchissimo di materie prime quale l’Algeria (decimo produttore per importanza al mondo di gas naturale e sedicesimo per il petrolio). La scelta di abbandonare gradualmente la partnership con la Russia in favore dell’Algeria, paese in cui vi è una violazione dei diritti umani e che conserva i suoi rapporti commerciali con la Russia: non solo l’Algeria non ha mai condannato l’attacco russo in sede di votazione ONU, astenendosi, ma ha anche manifestato interesse verso il blocco Brics (Brasile, India, Cina, Sudafrica). Inoltre, l’Algeria è un ottimo cliente per l’armamento russo, intrattenendo, quindi, molteplici transazioni con il Cremlino. La Russia, quindi, riceve indirettamente finanziamenti dall’Italia che acquista gas dal paese africano. L’Algeria ha anche preso parte alle quadriennali esercitazioni militari russe in Vostok ("Oriente"), nell'Estremo Oriente Russo, assieme al fronte orientale (Cina, Algeria, India, Bielorussia, Mongolia, Laos, Siria, Nicaragua, Tagikistan). Con l’invasione russa del 24 febbraio 2022, il mondo è entrato in una nuova fase storica in cui lo scenario geopolitico si sta indirizzando verso una netta polarizzazione, definendo dei ruoli così netti in cui è impossibile non prendere posizione. La Svizzera, paese simbolo della neutralità, ha condiviso e applicato sin da subito i primi due pacchetti di sanzioni contro la Russia promossi dall’Unione Europea. Finlandia e Svezia, anch’essi storicamente neutrali, hanno cambiato il loro status in attori protagonisti, chiedendo l’annessione alla Nato e cambiando l’equilibrio nello scacchiere mondiale.  
 
di Daniele Leonardi