L'indifferenza è il peso morto della storia

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Creato Sabato, 30 Aprile 2022 10:24
Ultima modifica il Giovedì, 19 Maggio 2022 11:32
Pubblicato Sabato, 30 Aprile 2022 10:24
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L’Anniversario della Liberazione d'Italia avvenuto pochi giorni fa ci offre lo spunto per ricordare le parole di un partigiano, Antonio Gramsci, il quale diceva che vivere è prendere posizione. Nello specifico, nel testo “11 febbraio 1917” egli scrive che il male non lo fanno solo i pochi che lo vogliono ma anche coloro che consentono, con il silenzio omertoso, che esso vada avanti. Egli diceva che “l’indifferenza opera potentemente nella storia”. Parlava di indifferenza ma anche di ipocrisia, quella che spesso circonda l’uso e la vendita delle armi. In questi due mesi di guerra in Ucraina abbiamo sentito dalla diplomazia occidentale parlare solo di armi. Le stesse, alla cui fabbricazione, lo Stato italiano non ha rinunciato, nemmeno durante il lockdown. Gli stabilimenti, infatti, sono rimasti aperti in quanto ritenuti attività di prima necessità. Come se non bastasse, l’Italia si è impegnata a portare le spese militari al 2 per cento del PIL (ora siamo all’1,41 per cento), dapprima entro il 2024 e poi in una più graduale crescita entro il 2028. In realtà, i paesi della NATO cominciarono a parlare della necessità di destinare il 2 per cento del PIL di ciascun paese alle spese militari già nel lontano 2006, al vertice NATO di Riga, in Lettonia. In questo modo, in Italia, le spese annuali dovrebbero passare dagli attuali 25 miliardi di euro a 38 milioni. Tuttavia, non vi è ancora un piano sulla ridistribuzione di queste nuove risorse. La speranza è che un aumento delle spese per la difesa non rappresenti una nuova corsa agli armamenti. Le armi uccidono e distruggono, per la semplice ragione che nascono per questo. Sapere che l’Italia vende gli strumenti necessari affinché ci possa essere una guerra fa male al nostro senso di colpa. Tutto quello che non vogliamo vedere va nascosto. E così, mentre lo Stato vende armi di distruzione, noi siamo persi nelle armi mediatiche di distrazione, perché l’opinione pubblica deve sopire, non essere partecipe. E allora tornano in mente le parole di Antonio Gramsci: “Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa”. Ragione per cui va bene anche il segreto di Stato sulle armi che inviamo all’Ucraina. Il governo italiano ha deciso di schierarsi con l’Ucraina, ma questa non è l’unica guerra in cui abbiamo preso posizione. Decidendo a chi vendere le armi, decidiamo da che parte del conflitto stare. Il principale acquirente degli armamenti italiani è l’Egitto. Non dobbiamo dimenticare però anche Qatar, Turchia e Kuwait, solo per citarne alcuni. Negli anni scorsi, l’Italia ha venduto armi e sistemi militari alla colazione saudita nella guerra contro lo Yemen, salvo poi, tornare indietro sui suoi passi per l’indignazione dell’opinione pubblica e dell’organizzazione per i diritti umani. Se ciò non fosse avvenuto, altri bambini e civili yemeniti sarebbero morti sotto le bombe che portavano il codice A4447, riconducibili alla fabbrica di armi in Sardegna. E quindi, si, “l’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera”. 
La produzione di armi è un business. E l’Italia ama questo tipo di business. 
La legge n. 185 del 1990 stabilisce infatti che le esportazioni di armamenti “devono essere conformi alla politica estera e di difesa dell’Italia” e che “le operazioni devono essere regolamentate dallo Stato secondo i princìpi della Costituzione repubblicana che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. 
La produzione militare italiana, secondo quanto specificato pocanzi, dovrebbe essere indirizzata alla sola difesa e sicurezza del nostro Paese. Eppure, l’Italia è presente nelle aree di maggior tensione del mondo. Quella del business degli armamenti non può più essere un tema marginale. Non in una democrazia. Un’opinione pubblica che ripudia la guerra, deve farlo in ogni suo aspetto, perché l’indifferenza permette e alimenta le ingiustizie. Perché la storia va avanti per il male voluto da pochi e il silenzio omertoso dei tanti. 
 
di Daniele Leonardi