Il Libano alla deriva

Creato Lunedì, 10 Gennaio 2022 16:49
Ultima modifica il Lunedì, 10 Gennaio 2022 16:50
Pubblicato Lunedì, 10 Gennaio 2022 16:49
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"La situazione in cui si trova il Libano è il risultato di diversi anni di speculazione economica e di un processo più ampio che colloca il Paese in una regione che comprende diverse nazioni, tutte in crisi, e in cui i valori umani e spirituali e i diritti della persona umana non sono rispettati”: padre Raymond Abdo accoglie Vatican News nella sua residenza a Beirut, all’interno del Convento di Nostra Signora del Monte Carmelo a Hazmieh. Il luogo, attualmente in fase di ristrutturazione, è un centro di spiritualità dove molte famiglie si incontrano per un tempo di condivisione con i Carmelitani Scalzi. Il 75 per cento delle famiglie vive in povertà Padre Raymond non fa un'analisi politica: "È molto complicato qui", si limita a commentare, "ma da un punto di vista cristiano, ci sono sempre forze sconosciute e anonime che possono creare disperazione tra le persone". Per descrivere sinteticamente la situazione in cui si trovano i libanesi, spiega che la classe media è praticamente scomparsa: "Le famiglie hanno perso tutto il loro reddito, anche i soldi che avevano in banca e che erano il frutto del loro lavoro, i risparmi di una vita. Per chi ha ancora un lavoro, il salario ha perso il 90 per cento del suo valore. Di conseguenza, non si riescono più a soddisfare le esigenze di base delle famiglie”. Così, aggiunge il carmelitano, "il 75 per cento delle famiglie libanesi è sceso al di sotto della soglia di povertà".Se si guarda alle cifre, un salario equivalente a mille dollari prima della crisi era sufficiente per vivere dignitosamente. Oggi, lo stesso stipendio in sterline libanesi vale solo 80 dollari, e allo stesso tempo sono aumentati tutti i prezzi dei prodotti alimentari ordinari. Comprare formaggio, prosciutto o carne è diventato impossibile. "Siamo diventati vegetariani per necessità", ci hanno detto nelle strade della capitale. Per un pieno di carburante di circa 45 litri, ci vogliono 800mila sterline libanesi, ossia "l'equivalente di uno stipendio base", dice padre Raymond. Nelle vie dello shopping, un esercizio commerciale su due ha chiuso i battenti. I negozi di abbigliamento di lusso sono stati sostituiti da negozi di seconda mano, e bar e ristoranti sono disperatamente vuoti. Di notte, le strade sono nere come la pece, non c'è elettricità per l'illuminazione pubblica. I negozi sono illuminati da generatori privati alimentati a diesel, il che non aiuta l'inquinamento e diffonde un orribile odore in tutta la città. Lo Stato non sembra più in grado di fornire servizi di base come la sanità e la scuola. Per ottenere assistenza sanitaria e istruzione per i loro figli, le famiglie devono rivolgersi al settore privato e pagare in dollari, "il che è impensabile per chi ha perso tutto". 
 
fonte vatican news