Notizie

Kenia, ancora scontri e morti

Creato Lunedì, 10 Gennaio 2022 16:46
Ultima modifica il Lunedì, 10 Gennaio 2022 16:46
Pubblicato Lunedì, 10 Gennaio 2022 16:46
Scritto da Administrator
Visite: 83
Sono salite a sette le vittime del brutale attacco avvenuto tra la notte di domenica e la mattina di lunedi scorso in una località non lontana dal mare della costa orientale del Kenya nella Contea di Lamu. E sono già otto gli arresti, in parte dovuti direttamente alle forze di polizia, in parte all’attività di cittadini che hanno immediatamente reagito al brutale attacco nel quale un uomo è stato ucciso con un colpo alla nuca, un altro decapitato, altri ancora dati alle fiamme nella loro abitazione. Ma la pista iniziale, che aveva puntato il dito contro gli islamisti somali di Al Shabab che più volte hanno sconfinato nella Contea, ha preso un’altra direzione. Secondo l’agenzia Afp, che ha parlato con il portavoce della polizia nazionale Bruno Shioso, le indagini puntano altrove: “Per il momento è stato stabilito che l’attacco è legato a controversie territoriali locali”, ha spiegato il portavoce aggiungendo che tali incidenti sono normali nell’area. Una pista che era emersa già lunedi nonostante la tecnica di attacco ricordasse quella dei guerriglieri somali che hanno alcune basi nella foresta di Boni, nella confinante Contea di Garissa. La Bony Forest, al confine con la Somalia, è una riserva nazionale che copre un’area di oltre 1.300 kmq ed è considerata un santuario della stagione secca per gli elefanti che vivono sia in Kenya sia in Somalia. Nel dicembre 2010, l’Ufficio degli affari consolari del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti l’ha inclusa nell’elenco delle aree del Kenya che i viaggiatori americani dovrebbero evitare a causa di violenza e terrorismo. Gli attacchi di Al Shebab non sono frequenti ma in passato hanno fatto in alcuni casi eclatanti numerose vittime: due in particolare, tra il 2014 e il 2016, con un bilancio di oltre cento morti nella Contea. Nel gennaio 2020 Al Shebab prese d’assalto una base militare statunitense-keniota su una delle isole dell’arcipelago di Lamu, uccidendo tre americani – un ufficiale militare e due appaltatori del Pentagono – e distruggendo diversi aerei. Sempre in quell’epoca il gruppo islamista somalo aveva messo in guardia il Kenya sul fatto che il Paese non sarebbe mai stato al sicuro dopo la decisione di Nairobi di partecipare alla missione militare dell’Unione africana in Somalia denominata Unisom. Tra le varie forme di rappresaglia, la più nota e tra le più devastanti fu l’azione di un commando nel centro commerciale Westgate a Nairobi nel settembre 2013. Causò la morte di 67 persone. La prima reazione dunque è stata quella di pensare alle questioni tra Somalia e Kenya ma poi le indagini hanno deviato in altra direzione. Ciò non di meno la popolazione è particolarmente preoccupata anche perché in gran parte della costa convivono popolazioni di fede cristiana e musulmana. Azioni di questo tipo tendono così ad aumentare rancori e diffidenza anche perché “non è chiaro quale sia il motivo per cui lo fanno – ci dice un abitante della costa- perché questa gente uccide i cristiani senza rubare uno scellino ma solo per la loro appartenenza religiosa”. Su cellulari e Watshapp sono circolate ieri le immagini dei corpi carbonizzati o sfigurati. L’ufficio di presidenza con i ministeri coinvolti nelle gestione della sicurezza ha diffuso a buon conto un allerta, effettivo dal 5 gennaio, denominando parti della Contea “Disturbed aera”. In particolare alcune zone della Lamu West Subcounty : Mukunumbi, Witu, Mpeketoni (dove in passato avvennero stragi) e Hindi nella Lamu Central Subcounty. La zona di Lamu, in particolare l’isola dove si trova la cittadina di Lamu (patrimonio dell’Unesco), è una grande risorsa turistica del Paese con i prezzi della terra che nelle isole, ma anche sulla costa, sono triplicati negli ultimi 15 anni.
 
fonte atlanteguerre.it